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Il linguaggio è una possibilità di cambiamento del mondo e delle cose

Realizzazione grafica sulla parità di genere nel linguaggio«Si può discriminare anche attraverso un uso scorretto e non adeguato delle parole, utilizzando il cosiddetto “maschile inclusivo”, che però non nominando le donne le rende invisibili. In questo modo, infatti, annullando il femminile, si compromette il processo di formazione di un’identità di genere, inibendo la costruzione di sé che si sviluppa attraverso il riconoscimento da parte degli altri. E invece, parafrasando Julia Kristeva, il linguaggio è una possibilità di cambiamento del mondo e delle cose»: lo ha dichiarato in una nota Silvia Cutrera, vicepresidente della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap) e responsabile del Gruppo Donne nella medesima organizzazione, commentando alla fine di luglio la mancata approvazione da parte del Senato della modifica al regolamento di Palazzo Madama, proposta dalla senatrice Alessandra Maiorino e volta ad adottare un linguaggio più inclusivo nelle comunicazioni istituzionali di tale organo. In particolare, la modifica prevedeva che venisse assicurato il rispetto della distinzione di genere nel linguaggio, attraverso l’adozione di formule e terminologie che prevedessero la presenza di ambedue i generi, evitando cioè l’utilizzo di un unico genere nell’identificazione di funzioni e ruoli, nel rispetto del principio della parità tra uomini e donne.

Per l’occasione, Vincenzo Falabella, presidente della FISH, ha voluto porre ancora una volta l’accento sulle discriminazioni multiple che subiscono tuttora le donne e le ragazze con disabilità. «Sebbene la Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità sia stata ratifica dall’Italia già da oltre tredici anni [Legge 18/09, N.d.R.], introducendo un nuovo paradigma basato sul rispetto dei diritti umani, sono ancora molte – ha dichiarato Falabella – le situazioni in cui le persone con disabilità subiscono discriminazioni e le donne perfino di più».

«Se dovessimo dunque misurare il grado di civiltà del nostro Paese utilizzando come parametro il livello di inclusione delle persone con disabilità – ha aggiunto il Presidente della FISH -, il risultato sarebbe negativo. E anche per questo, a poco più di un mese dall’appuntamento elettorale nazionale del 25 settembre, chiediamo a tutte le forze politiche maggiore impegno nel sostegno all’occupazione e all’inclusione scolastica, alla vita indipendente, e nello specifico azioni più incisivo di tutela delle le donne e delle ragazze con disabilità, maggiormente esposte a rischi di violenza e di discriminazione multipla». (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: presidenza@fishonlus.it.
Per approfondire ulteriormente i temi riguardanti le donne con disabilità e la violenza da esse subita, si può fare riferimento al lungo elenco di testi da noi pubblicati, presente a questo link, nella colonnina a destra dell’articolo intitolato Voci di donne ancora sovrastate, se non zittite, oltreché alle sezioni Donne con disabilitàLa violenza nei confronti delle donne con disabilità, nel sito di Informare un’h-Centro Gabriele e Lorenzo Giuntinelli, Peccioli (Pisa).