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Ma le Case di Comunità dovrebbero essere anche altro

Uomo in carrozzina mentre lavora a un tavolo, fotografato di spalle

«Le Case di Comunità – sottolineano dal Forum del Terzo Settore – devono anche avere un’adeguata attenzione alla costruzione di supporti abilitativi e all’acquisizione di autonomie da parte delle persone con disabilità»

«Purtroppo ancora una volta è stata persa una grande occasione per attivare quella vera e propria integrazione socio-sanitaria di cui il nostro Paese è ancora privo»: a dirlo è Roberto Speziale, coordinatore della Consulta Welfare del Forum Nazionale del Terzo Settore, a proposito di come il Decreto di riforma dell’assistenza territoriale (Decreto del Ministero della Salute 77/22) ha strutturato le Case di Comunità, previste dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, che secondo lo stesso Forum del Terzo Settore dovrebbero però essere anche altro.
«Abbiamo fortemente voluto – sottolinea infatti Vanessa Pallucchi, portavoce del Forum – che nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza le Case di Comunità venissero considerate un luogo in cui offrire alle persone non solo risposte ai loro bisogni di salute, ma anche supporto nei loro percorsi di vita. Ed è con questo spirito che stiamo seguendo, anche attraverso le nostre Consulte e un gruppo di lavoro specifico, l’attuazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, che contempla tra l’altro le Case di Comunità quali strutture in cui dovrebbero essere opportunamente progettati e attuati diversi percorsi di sostegno per i soggetti vulnerabili della comunità. E invece l’approvazione del Decreto di riforma dell’assistenza territoriale prevede un primo generale impianto delle Case di Comunità, senza però un’adeguata attenzione alla costruzione di supporti abilitativi e all’acquisizione di autonomie da parte delle persone con disabilità e dei minori, tradendo il più ampio intento sopra ricordato».

«La nostra Consulta Welfare – aggiunge Speziale – ha realizzato un documento [disponibile a questo link, N.d.R.] in cui si individuano, da una parte, i motivi concreti relativi alla preoccupazione che le Case di Comunità non diventino solo luogo di cura e di assistenza sanitaria e socio-sanitaria, dall’altra una serie di ipotesi di riallineamento del sistema verso l’obiettivo più ampio di renderle luoghi privilegiati per la progettazione di interventi di carattere sociale e di integrazione sociosanitaria e punti di riferimento per i cittadini».
«Il nostro auspicio – conclude– è che il lavoro di analisi e di proposte indicato nel nostro documento possa condurre nelle prossime settimane a un confronto costruttivo per rendere di tutti le Case di Comunità». (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: stampa@forumterzosettore.it.
A questo link è disponibile l’elenco completo di tutti i soci – tra cui anche la FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap) – e degli aderenti al Forum Nazionale del Terzo Settore.