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Assistenza igienica agli alunni con disabilità: la “tipicità” siciliana

Ragazzo con disabilità dentro a una scuolaHo letto con molto interesse il puntuale contributo pubblicato su queste stesse pagine, a firma di Salvatore Di Giglia e Marilina Munna (Le leggi che riguardano la disabilità non sono “norme morali) sulla “sbarazzina” condotta della mia Regione Sicilia rispetto alla normativa e in particolare sulla mancata attuazione dei progetti comunali per l’abbattimento delle barriere architettoniche e senso-percettive.
Purtroppo questa illegittima mancata applicazione della normativa nazionale non avviene solo in Sicilia, ma è presente in tantissimi Comuni italiani e in essi anche in servizi pubblici essenziali, come ad esempio le scuole.

In Sicilia, però, c’è un’altra incredibile mancata applicazione della normativa nazionale a proposito dell’inclusione scolastica e mi riferisco a quella riguardante il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro sulle funzioni di assistenza di base e igienica agli alunni e alle alunne con disabilità.
In tutta Italia, infatti, sia la Circolare Ministeriale Protocollo n. 3390 del 2000, sia il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro del 2006 e seguenti (articoli 47, 48 e tabella A) hanno stabilito che tale assistenza sia compito dei collaboratori e delle collaboratrici scolastiche, ai quali il dirigente scolastico deve dare un formale incarico. Essi non possono sottrarvisi, salvo legittimi impedimenti (ad esempio una disabilità), pena provvedimenti disciplinari e l’eventuale denuncia per interruzione di pubblico servizio o per disobbedienza ai propri doveri di ufficio.

Ebbene, in Sicilia accade invece da molti anni che tramite una Legge Regionale si sia stabilito che all’assistenza di base e igienica degli alunni e delle alunne con disabilità debbano provvedere i Comuni. Ovviamente ciò comporta un notevole aumento di spesa pubblica, traducibile in nuovi stipendi, quando invece per i collaboratori scolastici è prevista per questo incarico una maggiorazione stipendiale di circa 1.000 euro lordi annui, che rientra nella base pensionabile.
A quanto pare, quindi, nella mia Isola non si bada a questo aumento di spesa pubblica, badandosi di più alle clientele politiche che si possono realizzare specie in occasioni delle elezioni.

Contro questa violazione di normativa si era provato per altro ad intervenire e infatti il Consiglio di Giustizia Amministrativa (CGA) della Regione Siciliana, che è una Sezione del Consiglio di Stato, aveva espresso l’8 maggio 2020 il Parere n. 115, reso alla Presidenza della Regione, nel quale si diceva espressamente che la normativa regionale in tale materia è illegittima. Ma la mia Regione, anziché dar seguito a un Parere del massimo organo di giustizia amministrativa, abrogando la propria norma incostituzionale, ha continuato a dare esecuzione ad essa, disattendendo quindi totalmente il Parere stesso.

Così vanno le cose, tra finanza allegra, violazione della normativa inclusiva e soddisfazione di chi la viola!