Michele Oberburger, apripista di una nuova cultura sulla disabilità cognitiva

Lo scorso anno aveva vinto alla grande la sua sfida nello sport, diventando campione di motociclismo, ora si mette bene anche la sua nuova sfida per il lavoro, se è vero che grazie a un serrato confronto con le Istituzioni da parte della sua famiglia, è protagonista di un progetto pilota unico nel suo genere in Trentino, svolgendo un tirocinio lavorativo da aiutocuoco della durata di un anno e rinnovabile, presso i Vigili del Fuoco di Trento. Un’esperienza, quella del trentino Michele Oberburger, che in molti si augurano possa contribuire a creare una nuova cultura della disabilità cognitiva

Michele Oberburger al lavoro tra piatti e fornelli

Michele Oberburger al lavoro tra piatti e fornelli

Ci sono storie che non dovrebbero fare notizia, perché in un Paese civile dovrebbero essere la normalità. Ad esempio, quella di Michele Oberburger, giovane trentino di Roveré della Luna, classe 2003, che lo scorso anno ha trionfato al Campionato Italiano motociclistico nella categoria Trial Master Beta [se ne legga anche su queste pagine, N.d.R.], ottenendo una meritata vittoria in pista, che è stata anche una doppia sconfitta per chi si era detto contrario al fatto che un ragazzo come lui, diagnosticato con il disturbo dello spettro autistico non verbale, gareggiasse coi “normodotati”.

Purtroppo, una seconda sfida per l’inclusione, questa volta lavorativa, lo aspettava dietro l’angolo. «Michele – spiega il papà Roberto – si è diplomato all’Istituto Alberghiero e ha svolto i tirocini curricolari nella cucina della caserma dei Vigili del Fuoco permanenti di Trento». Un’esperienza, questa, che si è trasformata in una profonda amicizia, tanto che Michele ora gareggia con la loro divisa. Finita la scuola, però, è cominciata la burocrazia.
«Spesso in Commissione Medica – prosegue il papà di Michele – i giovani nella sua situazione vengono dichiarati invalidi totali al lavoro e di conseguenza, pur avendo effettuato con profitto i tirocini scolastici, una volta terminati gli studi, vengono esclusi da quelli professionalizzanti».

La famiglia Oberburger, però, non ci è stata e ha avviato un serrato dialogo con le Istituzioni, che ha portato all’attivazione di un progetto pilota unico nel suo genere in Trentino: a partire da gennaio, infatti, si è aperta per Michele la possibilità di tornare ad aiutare i cuochi della caserma di Trento, questa volta con un tirocinio lavorativo. Ora è impegnato due mattine alla settimana e si occupa di preparare le insalate per circa cinquanta persone, in particolare per il Nucleo Elicotteri. Inoltre, impana le cotolette, sbuccia le uova, le patate e a volte – supervisionato – utilizza l’affettatrice.
«Michele – dice il papà – è una macchinetta. Tutte le operazioni che per un aiuto cuoco cosiddetto “normodotato” potrebbero risultare ripetitive, a lui vanno a genio. Finisce addirittura i compiti in anticipo rispetto al tempo assegnatogli per svolgerli e quasi ogni giorno alziamo l’asticella, andando ad aggiungere all’elenco nuove attività».

Il tirocinio dura un anno, è rinnovabile e – visto l’entusiasmo con cui Michele lo sta affrontando – gli educatori che lo accompagnano stanno pensando di aumentare l’orario di un’altra mezza giornata a settimana. Tutto senza compromettere gli allenamenti per il prossimo Campionato Trial Master Beta che comincerà ad aprile, né quelli per gli altri sport praticati dal giovane, come l’arrampicata e la piscina.
Il padre si appella alle Amministrazioni Pubbliche «affinché diano il buon esempio e contribuiscano a creare una nuova cultura della disabilità cognitiva, inserendo nelle proprie strutture, anche per brevi periodi, i giovani come Michele». Una strada che l’Assessore allo Sviluppo Economico della Provincia di Trento Achille Spinelli si impegna ad affrontare, convinto che «il percorso impostato con Michele farà da apripista, perché innovare il mondo del lavoro significa anche trovare forme e modi per permettere a ogni persona di realizzarsi e contribuire alla vita collettiva, a prescindere dalla sua condizione».

Associazione Prodigio di Trento. Il presente contributo è già apparso in «Corriere del Trentino» e viene qui ripreso, con alcuni riadattamenti al diverso contenitore, per gentile concessione.

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