Un movimento antiabilista anche in Italia?

E se si creasse anche in Italia un movimento antiabilista? Si potrebbe sintetizzare così la proposta di Marta Migliosi, attivista con disabilità, che avverte «l’esigenza di provare a collegare le singole persone disabili e/o neurodivergenti che fanno attivismo, per cercare di creare anche in Italia un movimento antiabilista, un’iniziativa “dal basso” che si sviluppi in senso orizzontale, per riflettere su come uscire dalla “bolla della disabilità” e incidere sulla società. Qualcosa che ci aiuti a capire come organizzarci e conoscerci, anche come persone singole che portano avanti “un pezzetto”»

AbilismoE se provassimo a creare anche in Italia un movimento antiabilista? Si potrebbe sintetizzare così la proposta che arriva da Marta Migliosi, attivista con disabilità, che avverte «l’esigenza di provare a collegare le singole persone disabili e/o neurodivergenti che fanno attivismo, allo scopo di cercare di creare anche in Italia un movimento antiabilista. Un’iniziativa che parta “dal basso” e si sviluppi in senso orizzontale, che provi a riflettere su come uscire dalla “bolla della disabilità” e incidere sulla società. Qualcosa che ci aiuti a capire come organizzarci e conoscerci, anche come persone singole che portano avanti “un pezzetto”».
«s.m. Atteggiamento discriminatorio e pregiudizialmente svalutativo verso le persone con disabilità», così definisce l’abilismo la versione online dell’Enciclopedia Treccani, che il 17 febbraio 2019 ha inserito il termine tra i neologismi. Un lemma solitamente ricondotto all’americano Ableism, termine coniato negli Anni Ottanta nell’àmbito dei Disability Studies, la disciplina scientifica che si è sviluppata prevalentemente nei Paesi anglosassoni e nordeuropei già a partire dagli Anni Sessanta e Settanta del Novecento, e che affronta la disabilità da una prospettiva multidisciplinare.
Un concetto che si sta diffondendo in Italia solo negli ultimi anni per iniziativa di alcunз* attivistз che hanno avuto modo di confrontarsi con i movimenti internazionali delle persone con disabilità e hanno compreso le potenzialità trasformative che scaturiscono dalla reinterpretazione dei singoli atti discriminatori subiti dalle persone con disabilità alla luce del sistema oppressivo – l’abilismo, per l’appunto – che li include tutti.

«L’idea è sicuramente nata a seguito della lettera aperta a Non Una Di Meno», racconta Migliosi, facendo riferimento all’iniziativa intrapresa nel novembre 2023 da lei stessa e da Asya Bellia, altra attivista con disabilità, nel momento in cui non sono riuscite a partecipare alla manifestazione organizzata a Roma dal movimento femminista e transfemminista Non Una di Meno, in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, lo scorso 25 novembre, per la mancanza di attenzione agli aspetti dell’accessibilità nella fase organizzativa della Manifestazione stessa**.
La lettera, argomenta Migliosi, «ha visto il susseguirsi di interventi di tantissime persone con disabilità e non, ha offerto la possibilità di riflettere sull’accaduto e di portare avanti una questione specifica, ma è stata anche un “campo di prova”, nel senso che ha abbastanza funzionato, e siamo riuscite a “bucare la bolla”, portando molte componenti di Non Una Di Meno – sia a livello di organizzazione centrale, sia a livello dei nodi territoriali – a occuparsi dei temi dell’accessibilità, e a portare avanti un certo tipo di riflessione politica. Ora, dunque, la domanda diventa: come possiamo riuscire a fare questo con tutta la società? Un altro elemento che spinge noi attivistз a sviluppare un elevato senso critico e ad essere radicali, è la constatazione che solitamente non è possibile tenere un simile atteggiamento all’interno delle Istituzioni».
Per questo Migliosi ritiene sia importante che la spinta al cambiamento venga “dal basso”. «Staremo a vedere i frutti che darà», conclude. (Simona Lancioni)

*In questo testo si fa uso dello schwa (ə) per il singolare e dello schwa lungo (з) per il plurale in luogo delle desinenze femminili e maschili comunemente utilizzate quando ci si riferisce alle persone. Si tratta di un tentativo sperimentale finalizzato a promuovere l’impiego di un linguaggio inclusivo dei generi femminile, maschile e non binario (per approfondire si veda il testo presente nel sito del Centro Informare un’h: Un linguaggio accessibile e inclusivo delle differenze tra i generi).
**L’iniziativa ha avuto diversi sviluppi. Si leggano: Marta Migliosi e Asya Bellia, Per tutte le donne, per Non Una Di Meno, oggi e in futuro, siamo meno, in «Informare un’h», 26 novembre 2023; Asya Bellia e Marta Migliosi, «Il silenzio di Non Una Di Meno ci confonde e ci ferisce», in «Informare un’h», 3 dicembre 2023; Femminismi: un vademecum – in costruzione – per rendere accessibili le manifestazioni, in «Informare un’h», 19 gennaio 2024; Non Una Di Meno, Non Una Di Meno e accessibilità delle manifestazioni, arriva la risposta collettiva, in «Informare un’h», 16 febbraio 2024.

Per ulteriori informazioni e per aderire all’iniziativa di cui si parla nel presente contributo: martamigliosi@gmail.com.
Il presente contributo è già apparso nel sito di Informare un’H-Centro Gabriele e Lorenzo Giuntinelli di Peccioli (Pisa) e viene qui ripreso, con minime modifiche dovute al diverso contenitore, per gentile concessione. Suggeriamo inoltre di consultare, nel medesimo sito, anche la sezione Il contrasto all’abilismo e all’omolesbobitransfobia.

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