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Ponte di Calatrava: l’ovovia diventi un monumento a ciò che non si deve fare

La Federazione FISH chiede che l'ovovia al centro del "Ponte della Costituzione" di Venezia non venga smantellata, ma che diventi un "monumento a ciò che non si deve fare". E chiede anche che quel ponte non si chiami più "della Costituzione"

«Quell’ovovia diventi un “monumento a ciò che non si dovrà più fare” e quel ponte cambi nome, senza più offendere la Costituzione Italiana»: così la FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), alla notizia che l’ovovia – quel triste manufatto che non avrebbe mai potuto rendere accessibile il quarto ponte sul Canal Grande di Venezia (infelicemente denominato “Ponte della Costituzione”) – verrà smantellata, dopo quasi vent’anni di polemiche e sprechi, documentati costantemente anche dal nostro giornale

Non solo Calatrava

Non c’è fortunatamente solo il dibattito sul Ponte di Calatrava, a Venezia. È giusto infatti dare spazio anche ad altre azioni in favore dell’accessibilità, positivamente promosse da parte del Comune lagunare: dalla nuova rampa che collegherà le due principali aree verdi della città all’accessibilità della Mostra Internazionale di Architettura, senza dimenticare la nuova edizione dell’iniziativa “A Venezia le barriere si superano di corsa”, con tredici ponti del centro storico resi fruibili a tutti, in corrispondenza della competizione Venicemarathon

Chi siamo noi? Siamo come tutti!

La protagonista del cortometraggio "Una giornata dil Silvia M." di Alessandro Leonardi

«La società, le persone che la compongono e i media – scrive Antonio Giuseppe Malafarina – piazzano le persone con disabilità “prime” o “ultime” a seconda delle convenienze: se siamo bravi scaliamo i vertici dell’apprezzamento – quanto meno formale – per le nostre abilità, ben oltre quanto sia obiettivamente realistico; se manifestiamo bisogni, scaliamo la classifica a ritroso e diventiamo “quelli che chiedono”, “quelli che pretendono” e “che danno fastidio”. Ma chi siamo noi? Siamo come tutti. Fra eccessi in più e in meno siamo persone normali»