Strumenti e percorsi di Vita Indipendente in tempo di crisi

Il ruolo del disability manager, la consulenza alla pari, le discriminazioni multiple, le reti informali e molto altro ancora: questi i temi del seminario intitolato “Vita Indipendente: percorsi e strumenti realistici in un periodo di crisi”, organizzato a Imola dalla SIDiMa (Società Italiana Disability Manager), in collaborazione con l’Istituto Riabilitativo Montecatone, e caratterizzato da una grande partecipazione

Lornzo Fallini interviene al seminario di Imola del 27 giugno 2014

L’intervento di Lorenzo Fallini al seminario di Imola

Una grande partecipazione ha contraddistinto il seminario intitolato Vita Indipendente: percorsi e strumenti realistici in un periodo di crisi, promosso il 27 giugno scorso a Imola (Bologna) dalla SIDiMa (Società Italiana Disability Manager), con la collaborazione attiva dell’Istituto Riabilitativo Montecatone, la nota struttura imolese specializzata nella cura e nella riabilitazione di persone con lesione midollare e/o grave cerebrolesione [se ne legga anche la presentazione in questo stesso giornale, N.d.R.].
In apertura dell’evento – rivolto in particolare ad assistenti sociali e a operatori del settore – è intervenuto il vicesindaco di Imola Roberto Visani, che ha dichiarato: «Mi piace il titolo che è stato dato a questo seminario, collocandolo nel contesto della crisi: la crisi, infatti, dev’essere colta come un’opportunità per migliorarci. Il sistema sanitario non è fatto solo di razionalizzazione della spesa, ma anche di altre cose e noi dobbiamo guardare alle preoccupazioni che attraversano la vita delle persone».

Dopo un’introduzione sul tema della Vita Indipendente, a cura di Claudia Corsolini, coordinatrice del programma Abilitazione e Vita Indipendente di Montecatone, Rodolfo Dalla Mora, presidente della SIDiMa, ha illustrato la funzione del disability manager, quale “facilitatore” anche per la Vita Indipendente. «Quella del disability manager – ha precisato – non è una professione in sé, bensì una “competenza”, che va a integrare una specifica professionalità già esistente. Ciò che conta è che coloro che si occupano di disabilità, a tutti i livelli, lo facciano con professionalità. Anche per questo la mission della SIDiMa include prioritariamente il tema della formazione, allo scopo cioè di fornire ai professionisti del sociale ulteriori strumenti da mettere nella loro “cassetta degli attrezzi”».
Il concreto profilo professionale del disability manager, dunque, può essere diversamente modulato in base alle necessità. «Noi consideriamo il disability manager appunto come un manager, un “organizzatore” – ha spiegato Andrea Pauletti, direttore amministrativo dell’Ospedale Riabilitativo ad Alta Specializzazione (ORAS) di Motta di Livenza (Treviso), una delle prime strutture a introdurre questa figura nel proprio organico – e nel nostro caso gli abbiamo affidato il compito di seguire il percorso di rientro a casa dei pazienti con disabilità, in particolare riguardo al tema dell’adattamento dell’abitazione e dell’abbattimento delle barriere architettoniche».

Nella “cassetta degli attrezzi” dei promotori di Vita Indipendente c’è poi anche la consulenza alla pari, strumento presentato dalla psicologa con paraplegia Loredana Teofilo, vicepresidente dell’AUS (Associazione Unità Spinale) Montecatone: «La consulenza è “alla pari” – ha affermato durante il seminario – quando viene fornita da una persona con una disabilità simile a quella del “cliente”. Questo metodo, infatti, favorisce una maggiore empatia e una reciproca comprensione».
Dal canto suo, Anna Neri, assistente sociale all’Ospedale di Montecatone, ha voluto portare il dibattito sulle pratiche di lavoro più familiari per i numerosi colleghi presenti in sala. «Mi sono soffermata in particolare sul tema delle discriminazioni multiple – ha spiegato – ovvero su quelle situazioni in cui una persona, oltre a dovere affrontare i drammatici cambiamenti dovuti a una grave disabilità, deve anche fronteggiare altre difficoltà, dovute ad esempio all’essere donna, straniera, o vittima di violenza».

La seconda parte della mattinata è stata dedicata alla presentazione di veri e propri strumenti e percorsi per la Vita Indipendente, non sempre così convenzionali.
Innanzitutto Claudio Lunghini ha presentato le attività dell’Associazione Gli Amici di Eleonora di Caserta, che attraverso alcuni punti informativi – i cosiddetti “punti coma” – e un apposito fondo, sostiene – economicamente e non – le famiglie di persone in stato vegetativo.
Successivamente William Boselli, persona con tetraplegia ed ex paziente di Montecatone, ha raccontato come attorno alla sua vicenda sia sorta un’associazione – il Willy the King Group – che, tra le altre cose, ha dato vita a Happy Hand, festival dello sport e dell’inclusione sociale.
Le sessione si è conclusa con l’intervento di Alessandra Santandrea, persona con paraplegia che anche grazie all’Associazione ChiaraMilla, ha scoperto quanto sia stato utile avere vicino un cane da “pet therapy”.

L’ultima parte del seminario, moderata da Andrea Rossi, direttore sanitario dell’AUSL di Imola, è stata aperta da Amelia Corigliano, componente della SIDiMa e assistente sociale della Fondazione IRCCS Ca’ Granda di Milano, che si è soffermata sul tema delle dimissioni protette degli anziani ricoverati presso il Policlinico meneghino. «Ho portato questa esperienza – ha sottolineato – perché credo che anche riguardo agli anziani, in molti casi, si possa parlare di “vita indipendente”. Anche loro la rivendicano, ad esempio chiedendo di scegliere le persone che li assistono».
È stata quindi la volta di Francesco Crisafulli, educatore e coordinatore dell’Unità Disabili Adulti presso l’AUSL di Bologna, che ha esposto i risultati di una sua ricerca sugli indicatori di esito socioriabilitativo riferiti alle persone con lesione midollare. «Quello che più colpisce – ha dichiarato – non è tanto ciò che emerge dai dati che abbiamo, ma la quantità di dati mancanti. Molti servizi, infatti, non avevano informazioni relative alla qualità della vita di queste persone, soprattutto riguardo a indicatori come le attività del tempo libero e le relazioni social, che però sono ovviamente fattori centrali nel determinare il benessere di una persona».
Un’altra persona con disabilità, Lorenzo Fallini, ha poi raccontato la sua esperienza, rispetto alla quale, una volta ancora, il ruolo delle cosiddette “reti informali” è apparso determinante: un gruppo di amici e sostenitori si è infatti organizzato per sostenere il suo progetto di Vita Indipendente, costituendo a Fidenza (Parma) l’Associazione Terzo Tempo.
Infine, Laura Barelli dell’ASP (Azienda per i Servizi alla Persona) di Imola è intervenuta a ricordare come la Vita Indipendente non riguardi solo le persone con disabilità motorie. In tal senso ha presentato Il Sogno, un progetto di abitare assistito per persone con disabilità intellettiva.

Da ultimo, ma ultimo, a chiudere l’evento vi è stata dapprima la presentazione dei lavori inviati al concorso denominato Ausili creativi 2014, promosso dalla Fondazione Montecatone, seguita dall’intervento di Augusto Cavina, presidente dell’Istituto Montecatone, che ha seguito con interesse l’intera giornata. «Purtroppo – ha sottolineato – il diritto alla Vita Indipendente non è sempre “esigibile”, e probabilmente non lo sarà mai fino in fondo: serve un lavoro di “avvicinamento” alla situazione ideale. Il punto allora è quale approccio adottare per avvicinarci il più possibile a questo traguardo». (Ufficio Stampa SIDiMa)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: stampa.sidima@gmail.com.

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