Come i pifferi di montagna, che andarono per suonare e…

…vennero suonati! Finisce così il noto detto, che ben si applica alla vicenda di quell’albergo di Rimini che continua a rifiutare l’ingresso ai cani guida delle persone con disabilità visiva, in totale noncuranza della Legge. Di fronte infatti al sit-in di un gruppo di persone dell’Associazione Blindsight Project, con i loro cani guida, l’amministratore unico della struttura decide di chiamare i Carabinieri, che però multano lui (883 euro), per mancato rispetto della Legge, oltre a segnalarlo alla Procura della Repubblica. Un precedente decisamente importante

Sit-in di Blindsight Project a Rimini, 11 settembre 2016

Alcune tra le persone componenti il gruppo dell’Associazione Blindsight Project, recatesi a Rimini, con i loro cani guida, per il sit-in davanti all’Hotel St. Gregory Park

883 euro di multa dei Carabinieri e una segnalazione alla Procura della Repubblica: non c’è male, come risultato ottenuto dal signor Mauro D’Amico, amministratore unico dell’Hotel St. Gregory Park di Rimini, dopo avere chiamato le forze dell’ordine, di fronte alle circa venticinque persone con disabilità visiva e i loro cani-guida, recatisi l’11 settembre davanti all’albergo romagnolo per un sit-in organizzato dall’Associazione Blindsight Project.

Della (triste) vicenda, che ora assume una piega quasi paradossale, ci eravamo già dovuti occupare alla fine di agosto, riportando le incredibili parole affidate dal signor D’Amico all’ANSA Emilia Romagna, con le quali aveva motivato il rifiuto della propria struttura di accettare la prenotazione di una persona non vedente, perché accompagnata dal proprio cane guida.
«A tutti i potenziali ospiti che ci richiedono di poter portare con loro degli animali – aveva scritto -, rispondiamo negativamente senza aggiungere altro. Nel caso del cieco richiedente, oltre a rispondere negativamente, abbiamo provveduto a segnalare una struttura limitrofa che offre gli stessi servizi, dopo averla contattata e aver concordato lo stesso prezzo nonostante avesse costi diversi nel periodo desiderato. L’hotel garantisce ai propri ospiti da anni un ambiente pulito e confortevole senza la presenza di animali. Al momento della prenotazione i clienti sono certi che al loro arrivo troveranno una struttura completamente priva di residui quali possono essere i peli di gatti o cani, causa di allergie per molti. E non ci si può suggerire una maggiore attenzione nelle pulizie per ovviare al problema delle allergie. Quando mettiamo in vendita le nostre stanze noi sottoscriviamo a tutti gli effetti un contratto: nel periodo richiesto dal cliente ipovedente con circa 150 ospiti. Con tutta la buona volontà non avremmo potuto renderci inadempienti nei confronti di 150 persone per tutelare gli interessi di un singolo. Ci rammarichiamo delle problematiche che l’ipovedente vive nel quotidiano e non possiamo neanche minimamente immaginarcele. Ma questo nostro rammarico non può prevalere sui nostri obblighi commerciali e morali nei confronti di una plurarità indefinita di ospiti che confidano nella nostra onestà, e che frequentano da anni la nostra struttura con la certezza che magari i loro figli se non loro stessi, con forme di grave allergia agli animali possono trascorrere delle vacanze serene e conformi al contratto stipulato (struttura pet free [“libera da animali”, N.d.R.])».
In pratica, come aveva sottolineato Simona Zanella, responsabile della Campagna sui Cani Guida di Blindsight Project, come dire che «la legge esiste ma non ho l’obbligo di rispettarla»! Legge che- come scriviamo ormai da anni – esiste quarantadue anni (Legge 37/74 seguita dalle Leggi 376/88 e 60/06), anche se purtroppo, come aveva avuto modo di ricordare la stessa Zanella su queste pagine, « tra una legge e la cultura di una società al rispetto di chi è in difficoltà, la distanza è ancora enorme».
Sulla questione, infine, avevamo segnalato anche la dura presa di posizione dell’UICI (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti), il cui presidente nazionale Mario Barbuto aveva dichiarato: «Ogni rifiuto della nostra libertà di essere accompagnati dal cane guida in tutti i luoghi aperti al pubblico costituisce una violazione dei nostri diritti umani basilari. A questi diritti non potremo mai rinunciare ed è nostro dovere difenderli in ogni sede e con ogni mezzo».

Ribadendo dunque le proprie posizioni – nonostante se ne fosse dissociata nei giorni precedenti la stessa proprietà dell’albergo – e dicendo alle persone di Blindsight Project che «le persone senza cane possono entrare le altre no», il signor D’Amico ha deciso di ricorrere ai Carabinieri, arrivati puntualmente poco dopo, giusto in tempo per spiegargli che la Legge, quando si tratta di cani guida per non vedenti, è molto chiara: devono essere accolti in tutte le strutture pubbliche e null’altro. «La legge va cambiata – ha risposto – noi garantiamo un soggiorno pet-free a chi ha paura degli animali o allergie». Conclusione? La notizia di queste ore è quella che abbiamo dato in apertura: multa di 833,33 euro e segnalazione alla Procura della Repubblica.
«Sono felice – commenta dalle colonne del “Fatto Quotidiano” Laura Raffaeli, presidente di Blindsight Project – perché il risultato che volevamo è stato ottenuto facendo elevare le prime sanzioni nella storia d’Italia che applicano una Legge che pochi conoscono, molti non rispettano e nessuno fa rispettare».

Finisce qui? Tutt’altro. A quanto pare, infatti, il signor D’Amico ha già annunciato ricorso contro la sanzione, sostenendo «che la legge è incostituzionale»… Auguri a lui! Per quanto ci riguarda, oltre a condividere la soddisfazione di Raffaeli per un precedente quanto mai importante, non possiamo che pensare al noto detto dei «pifferi di montagna che andarono per suonare e vennero suonati» e a proposito di strutture pet free (“libere da animale”), come sbandierato più volte dal gestore del St. Gregory Park di Rimini, non hanno per caso qualcosa da dire anche le Associazioni che difendono i diritti degli animali? (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti:
Ufficio Stampa Blindsight Project (Massimiliano Bellini), stampa@blindsight.eu.

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