Una tecnica all’avanguardia per recuperare la funzionalità della mano

La riparazione di un nervo ricevente non attivo attraverso la connessione a un nervo donatore sano: consiste in questo la trasposizione nervosa (o neurotizzazione), che grazie a una collaborazione tra la Neurochirurgia dell’Ospedale di Lugo (Ravenna) e l’Istituto Riabilitativo Montecatone di Imola (Bologna), ha già consentito una serie di interventi riguardanti il recupero dell’estensione delle dita, della presa e dell’estensione di gomito. L’ultimo intervento in ordine di tempo ha puntato ad ottenere un’apertura e chiusura delle dita utile ed efficace per la ripresa delle funzioni essenziali

Apertura della mano da parte della persona sottoposta all'intervento di trasposizione nervosa (o neurotizzazione)

L’apertura della mano da parte della persona sottoposta all’intervento di trasposizione nervosa (o neurotizzazione)

Nel dicembre scorso, un uomo di 38 anni è stato sottoposto a un delicato intervento chirurgico di trasferimento di nervo a causa di un trauma da caduta sul lavoro che da circa sette mesi gli aveva causato la perdita della funzione delle gambe, del tronco e delle mani. Obiettivo dell’équipe – intervenuta sul solo arto destro per circa due ore – è stato quello di ottenere un’apertura e chiusura delle dita utile ed efficace per la ripresa delle funzioni essenziali, che corrispondono alle attività quotidiane.

È stato questo solo l’ultimo di una serie di pazienti che hanno beneficiato della lunga collaborazione in materia di chirurgia funzionale, iniziata sei anni fa, tra la Neurochirurgia dell’Ospedale di Lugo (Ravenna) e l’Istituto Riabilitativo Montecatone di Imola (Bologna) – la nota struttura specializzata per la riabilitazione delle persone con lesione midollare e/o con grave cerebrolesione acquisita – allo scopo di è correggere o ripristinare una funzione motoria danneggiata o persa dopo un evento lesivo.
Da allora, infatti, sono stati trattati 14 pazienti provenienti da tutta Italia (4 bilateralmente e 2 nella stessa sessione operatoria) e 17 mani.
Gli interventi hanno via via riguardato la trasposizione del nervo per il recupero dell’estensione delle dita, della presa e dell’estensione di gomito. «I primi segni di recupero – spiega Silvia Olivi, responsabile dell’Unità Operativa Degenze Specialistiche di Montecatone – potranno essere apprezzati tra circa un anno; nel frattempo il paziente eseguirà un programma di esercizi molto semplici, a casa. Alla comparsa dei primi accenni motori, inizierà la riabilitazione vera e propria».

«La trasposizione nervosa o neurotizzazione – precisa Carlo Sacco dell’Unità Operativa Semplice di Chirurgia del Sistema Nervoso Periferico all’Ospedale di Lugo – è una tecnica che in passato era utilizzata nelle sole lesioni nervose periferiche. Essa consiste nella riparazione di un nervo ricevente non attivo attraverso la connessione a un nervo donatore sano. Il comando volontario attraverso il nervo sano, che dopo l’intervento ha acquisito una nuova funzione, arriva a determinare la ripresa del movimento perduto con il trauma. La chirurgia funzionale tramite trasposizione nervosa va eseguita abbastanza precocemente, per impedire al muscolo denervato di incorrere in modifiche strutturali che lo renderebbero meno efficiente».
Per Olivi, pertanto, risultano «fondamentali la valutazione clinico-strumentale e le corrette indicazioni, per rispettare il timing dell’intervento e ottimizzare i risultati». (V.C. e S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: Ufficio Stampa Montecatone (Vito Colamarino), vito.colamarino@montecatone.com.

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