Chiediamo modifiche a quel Disegno di Legge sulla vita indipendente

«Ci sono gravi “retromarce” rispetto al testo concordato in precedenza in un Tavolo Tecnico con le nostre Associazioni. Per questo chiediamo alcune modifiche, per arrivare a una legge che sancisca davvero il diritto esigibile delle persone con disabilità grave a vivere una vita indipendente»: lo scrivono in una lettera appello rivolta a tutti i rappresentanti istituzionali della Regione Puglia, le organizzazioni ENIL Puglia, FISH Puglia, ANFFAS Puglia e la Rete A.Ma.Re Puglia, a proposito del Disegno di Legge Regionale sulla vita indipendente approvato nei giorni scorsi

Uomo in carrozzina mentre lavora a un tavolo, fotografato di spalle

«Servono modifiche a quel Disegno di Legge – scrivono le Associazioni pugliesi – per giungere ad una norma che sancisca davvero il diritto esigibile delle persone con disabilità grave a vivere una vita indipendente»

«Abbiamo esaminato con attenzione le differenze sostanziali tra l’articolato del Disegno di Legge n. 132 del 16 luglio 2019, riguardante Interventi regionali per favorire l’autonomia, la vita indipendente e la qualità della vita delle persone con disabilità, anche senza supporto familiare, in Puglia, approvato dalla III Commissione della Regione Puglia il 13 febbraio scorso e il testo che era stato concordato tra le Associazioni del Tavolo Tecnico, il Presidente della Regione Michele Emiliano e l’assessore regionale al Welfare Salvatore Ruggeri. Purtroppo, appaiono palesi gravi “retromarce” rispetto al testo concordato [i due testi citati sono disponibili rispettivamente a questo e a questo link, N.d.R.]».
A scriverlo in una lettera appello rivolta a tutti i rappresentanti istituzionali della Regione Puglia sono l’ENIL Puglia (European Network on Independent Living), la FISH Puglia (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), la Rete A.Ma.Re Puglia (Associazioni Malattie Rare) e l’ANFFAS Puglia (Associazione Nazionale Famiglie di Persone con Disabilità Intellettiva e/o Relazionale).

I punti critici rilevati da tali organizzazioni riguardano innanzitutto l’articolo 4 del Disegno di Legge approvato, quello concernente l’Assistente personale, ove non è chiaro se i corsi ivi indicati per gli assistenti siano obbligatori o facoltativi. «Se fossero obbligatori – scrivono le Associazioni -, si potrebbe facilmente immaginare l’indignazione di un beneficiario, da vent’anni assistito dalla stessa persona (con grande soddisfazione di entrambi), che deve convincere il proprio assistente a frequentare un corso di formazione, se vuole continuare a svolgere l’attività presso di lui. Tutto questo ci sembra assurdo e inaccettabile e in ogni caso un passo indietro rispetto ad aspetti similari che avevamo deciso di eliminare dal testo concordato».
Pertanto, «al fine di evitare possibili interpretazioni della legge che potrebbero “ostacolare” la sancita libera scelta dell’assistente», la proposta è che l’articolo 4, comma 2 del testo venga modificato nel senso della «non obbligatorietà dei percorsi formativi rivolti a coloro che svolgono o vogliono intraprendere l’attività di assistente personale».

Altro punto importante rilevato da ENIL, FISH, ANFFAS e A.Ma.Re concerne l’articolo 10 del Disegno di Legge (Determinazione dell’ammontare del contributo), che recita: «L’entità del contributo è commisurata esclusivamente alle necessità assistenziali ed alle condizioni di non autosufficienza, e socio-economiche, della persona disabile».
In questo caso la contestazione riguarda il termine «socio-economiche», che secondo le Associazioni «fa intendere di voler adottare (in sede di attuazione della legge) un criterio, non meglio specificato, di determinazione del contributo anche in base alla valutazione della condizione economica del richiedente. Tale norma potrebbe introdurre una arbitraria quanto inaccettabile valutazione di carattere economico basata su criteri aleatori, comunque impossibili da determinare se non si vorrà, come innanzi detto, costituire successivamente una ulteriore “graduatoria” che dovrebbe assegnare l’ammontare del contributo in base ad un calcolo su parametri tutti da determinare. Praticamente un salto nel buio che potrebbe vanificare il faticoso, complesso lavoro svolto dalle Associazioni del Tavolo Tecnico, e dai Dirigenti Regionali, per giungere ad una legge che sancisca davvero il diritto esigibile delle persone con disabilità grave a vivere una vita indipendente».
La richiesta, quindi, è di eliminare dal testo il termine «socio-economiche», anche perché, viene sottolineato, «i passaggi confusi e indefiniti delle normative finiscono, quasi sempre, per danneggiare i soggetti più deboli».

«Purtroppo – conclude la lettera appello -, dobbiamo prendere atto che sono rientrati dalla finestra elementi che avevamo cacciato dalla porta, concordemente con il Presidente Emiliano e l’Assessore al Welfare Ruggeri. Pertanto, chiediamo al Presidente della Regione Puglia, all’Assessore al Welfare, al Presidente del Consiglio Regionale, al Presidente della III Commissione e a tutti i Consiglieri regionali, di maggioranza e opposizione, la modifica, in sede di discussione presso il Consiglio Regionale, del testo in esame come innanzi specificato». (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: Vito Berti (vitoberti@gmail.com).

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