L’Emilia Romagna e le visite alle strutture residenziali

«Non bisogna abbassare la guardia sulla sicurezza, ma questa necessità va coniugata a quella, altrettanto importante, di stare vicini ai propri cari»: lo dichiarano i rappresentanti istituzionali della Regione Emilia Romagna, informando di essere al lavoro per dotare i gestori delle strutture residenziali per persone anziane e con disabilità di tamponi rapidi, allo scopo di favorire una modalità di screening immediato rivolto a familiari e parenti, ciò che potrebbe consentire di far riprendere le visite programmate e contingentate

Uomo con disabilità davanti a una finestra con grata«L’obiettivo è quello di rispettare il bisogno di stare vicini ai propri cari, ma con la massima attenzione»: lo hanno dichiarato in una nota Ely Schlein e Raffaele Donini, rispettivamente vicepresidente e assessora al Welfare, la prima, assessore alle Politiche per la Salute della Regione Emilia Romagna il secondo, aggiungendo che «non bisogna abbassare la guardia sulla sicurezza, ma questa necessità va coniugata a quella, altrettanto importante, di stare appunto vicini ai propri cari».

Il tema, già presente da alcuni giorni sulle nostre pagine, è segnatamente quello delle visite “proibite” ai familiari di persone che vivono in strutture residenziali, sul quale, ad esempio, Gianfranco Vitale aveva parlato di «preciso dovere della politica la tutela da ogni arbitrio delle fasce più deboli della popolazione», mentre Benedetta Demartis, presidente dell’ANGSA (Associazione Nazionale Genitori Soggetti Autistici), aveva sottolineato che «non possono essere negate le visite a un figlio o a una figlia residente in una Residenza Sanitaria Disabili, pena rendere queste strutture una sorta di “parcheggio verso il nulla”».

Per raggiungere dunque l’obiettivo dichiarato inizialmente, la Regione Emilia-Romagna rende noto di essere al lavoro «per dotare i gestori delle strutture residenziali per persone anziane e con disabilità di tamponi rapidi per favorire una modalità di screening immediato rivolto a familiari e parenti». «In questo modo – si dichiara – potrebbero riprendere le visite programmate e contingentate. Entro infatti la prima decade di novembre, quando i tamponi rapidi dovrebbero arrivare, i familiari potrebbero avere la possibilità di effettuare il tampone direttamente nella struttura e, se l’esito sarà negativo, di vedersi autorizzare dai gestori la possibilità di incontrare i propri cari lì ospitati. In tal senso, la Direzione Generale degli Assessorati al Welfare e alle Politiche per la Salute definirà nei prossimi giorni le modalità operative della distribuzione dei tamponi rapidi, dopo un confronto diretto con i gestori delle strutture che li richiederanno». (S.B.)

Ringraziamo Carlo Hanau per la segnalazione.

Stampa questo articolo