La nuova Strategia Europea sulla Disabilità: passare dalle parole ai fatti

«Questa Strategia deve invertire la situazione, recentemente aggravatasi, delle persone con disabilità e l’arretramento causato dalla pandemia in rapporto ai diritti umani e all’attuazione della Convenzione ONU. Abbiamo un’occasione per cambiare le cose e non dobbiamo lasciarcela sfuggire»: lo ha detto Ana Peláez Narváez del Forum Europeo sulla Disabilità, durante un’audizione dedicata alla nuova Strategia Europea sui Diritti delle Persone con Disabilità 2021-2030, promossa dal CESE (Comitato Economico e Sociale Europeo), organo consultivo della Commissione Europea

Loghi della disabilità, con la bandiera dell'Unione Europea al centro

I loghi che rappresentano varie forme di disabilità, con la bandiera dell’Unione Europea al centro

La mancanza di un riferimento specifico alle donne con disabilità e di misure mirate per combattere la loro discriminazione è una delle poche lacune della altrimenti lodevole Strategia Europea per i Diritti delle Persone con Disabilità per il periodo 2021-2030 [disponibile integralmente a questo link, N.d.R.].
Presentata dalla Commissione Europea nel marzo scorso [se ne legga già ampiamente sulle nostre pagine, N.d.R.], la Strategia ha tenuto conto di numerose importanti raccomandazioni e proposte formulate dalle organizzazioni delle persone con disabilità e da quelle della società civile, come è emerso anche nel corso di un’audizione organizzata il 1° giugno scorso dal CESE (Comitato Economico e Sociale Europeo), il 1º giugno scorso.
Le conclusioni dell’audizione, cui hanno partecipato rappresentanti delle Organizzazioni della Società Civile e delle Istituzioni Europee, confluiranno nel Parere che il CESE stesso sta elaborando in merito alla Strategia, su richiesta della Commissione Europea. «Il CESE accoglie con favore la nuova strategia – ha dichiarato Yannis Vardakastanis, relatore del Parere, e ha sottolineato come «adesso sia importante mantenere gli impegni e tradurre le parole in azioni che cambino e migliorino la vita dei cittadini con disabilità».

In linea con la Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, la Strategia è volta a garantire la dignità, la parità di trattamento e la piena partecipazione delle persone con disabilità alla società, eliminando le barriere fisiche, la discriminazione e i pregiudizi che pervadono tutti gli aspetti della loro vita.
Il documento prende le mosse dai progressi compiuti negli ultimi dieci anni grazie a quella che l’ha preceduta, potenzia l’azione tesa ad affrontare gli ostacoli rimanenti, definendo iniziative chiave incentrate su tre temi principali: diritti, vita indipendente e autonomia, pari opportunità e non discriminazione.
Una delle “iniziative faro” in programma è quella di creare il Centro Europeo di Risorse AccessibleEU, che dovrebbe rendere i trasporti, gli edifici e le informazioni più accessibili ai cittadini europei con disabilità, mentre un’altra “iniziativa faro” sarà la Tessera Europea di Disabilità, che renderà più facile, per le persone con disabilità, spostarsi liberamente all’interno dell’Unione.
A differenza della precedente, inoltre, la nuova Strategia disporrà anche di un quadro per monitorare i progressi compiuti a livello di attuazione, dotato di una serie di nuovi indicatori.

Annelisa Cotone, membro del gabinetto della Commissaria Europea per l’Uguaglianza e la Parità di Genere Helena Dalli, ha affermato che la Strategia fa parte della visione volta a costruire «un’Unione Europea dell’uguaglianza», a complemento di altre iniziative della Commissione in questo campo. «Il lancio della Strategia – ha dichiarato – è il punto di partenza e non la fine dei nostri sforzi. Ci concentriamo sugli àmbiti in cui l’azione dell’Unione Europea può apportare un valore aggiunto, ma gli obiettivi non possono essere realizzati solo dalla Commissione, per cui invitiamo anche gli Stati Membri ad agire».
«Lo scopo della Commissione Europea – ha aggiunto – è quello di accelerare l’attuazione della Convenzione ONU e aiutare gli Stati Membri a fare altrettanto. Abbiamo infatti bisogno di risultati, perché una Strategia è valida solo se viene attuata ed essa, da sola, non potrà modificare la vita delle persone con disabilità. Possono farlo, invece, la volontà politica, le risorse e il monitoraggio dell’azione».

Che la Strategia abbia già ottenuto un sostegno politico, lo si è compreso dall’intervento all’audizione CESE di Bruno Ribeiro Barata, in rappresentanza della Presidenza portoghese dell’Unione Europea. Egli ha affermato che il suo Governo sta negoziando le conclusioni del Consiglio sulla Strategia, che dovrebbero essere adottate alla metà di questo mese di giugno. «Queste conclusioni del Consiglio – ha affermato – confermano l’impegno e l’ambizione della Presidenza portoghese di realizzare un’Europa più inclusiva e più giusta, un’Europa migliore basata sulla solidarietà, in cui nessuno sia lasciato indietro».

Sebbene la proposta della Commissione sia stata ampiamente lodata per il suo deciso impegno a creare un’Europa inclusiva in materia di disabilità, il giudizio espresso non è stato positivo su tutti i fronti. Come accennato inizialmente, ad esempio, tra le critiche più forti mosse al documento figurano l’assenza di riferimenti specifici e di azioni a favore delle donne e delle ragazze con disabilità, «una grossa lacuna», come ha sottolineato Vardakastanis.
Condividendo il punto di vista del CESE, il Forum Europeo sulla Disabilità (EDF), tramite le parole della propria vicepresidente Ana Peláez Narváez, ha dichiarato che «si deve rimediare al più presto, garantendo che la prospettiva di genere sia integrata in ogni azione considerata nella Strategia, ad esempio in materia di occupazione, partecipazione politica e così via. E nemmeno nell’azione contro la violenza, pure prevista nella Strategia, si fa alcun riferimento specifico alla violenza contro le donne e le ragazze con disabilità, pur indicando i dati che almeno il 34% di loro ha subìto violenze fisiche e sessuali, alle quali le persone con disabilità intellettive sono particolarmente esposte».
Da parte sua, Katrin Langensiepen della rete sulla Convenzione ONU del Parlamento Europeo ha sottolineato che le donne con disabilità sono più spesso vittime di abusi sessuali e che, in molti casi, non ottengono un’adeguata protezione giuridica, dato che gli avvocati mostrano una scarsa sensibilità per la loro difficile situazione. «Questa situazione – ha affermato – è molto pericolosa per noi. Talvolta non siamo visibili. E se non si è visibile, non si può far sentire la propria voce quando succedono cose che non dovrebbero succedere».
Langensiepen ha sottolineato inoltre la necessità di sensibilizzare le donne con disabilità in merito ai loro diritti e di fornire loro gli strumenti per gestire queste situazioni, ricordando che «esse sono vittime di discriminazione in tutti i settori della vita ed esposte a un rischio maggiore di povertà ed esclusione sociale rispetto agli uomini con disabilità. Sono state inoltre tra le persone più duramente colpite dalla crisi legata al Covid».
«La triste realtà – ha spiegato poi Pirkko Mahlamäki dell’EWL, la Lobby Europea delle Donne (EWL) – è che, in quanto a parità per le donne, negli ultimi dieci anni abbiamo di fatto smesso di fare passi avanti. E ora il Covid ha inferto un duro colpo anche ai servizi pubblici sui quali le donne in generale e le donne con disabilità potevano contare.
È stata infine menzionata anche la necessità di rafforzare il sostegno alle madri che si occupano di minori con disabilità, come pure di creare nuovi strumenti finanziari a tal fine.

Tra le altre critiche alla Strategia rilevate dal CESE durante l’audizione, vi è l’assenza di impegni chiari a investire in misure che portino all’inclusione delle persone con disabilità in tutti gli àmbiti della vita, nonché l’indicazione di pochissimi impegni a favore di una legislazione vincolante.
Pur essendo poi favorevole alla proposta di una Tessera Europea di Disabilità, il CESE ritiene che essa dovrebbe essere istituita mediante un regolamento dell’Unione Europea, in modo da diventare immediatamente applicabile in tutti gli Stati membri.
E ancora, si è sottolineate la mancanza di orientamenti per l’attuazione della Convenzione ONU, così come un’insufficiente chiarezza riguardo a una partecipazione significativa delle organizzazioni di persone con disabilità alla Piattaforma sulla Disabilità e al Centro AccessibleEU di cui è stata proposta la creazione, nonché a tutte le questioni riguardanti le persone con disabilità. «La partecipazione – ha dichiarato in tal senso Carlotta Besozzi di Civil Society Europe – dovrebbe essere al centro della Strategia sulla Disabilità». E si è soffermata anche sull’importanza «che tutte le informazioni pertinenti per le persone con disabilità siano facilmente disponibili e accessibili».

Ampio spazio è stato dato a un altro aspetto che suscita particolare preoccupazione, segnalato dai partecipanti all’audizione, ovvero il basso tasso di occupazione delle persone con disabilità. Con l’invecchiamento demografico, la loro inclusione nel mondo del lavoro non solo favorirebbe la loro positiva integrazione nella società, ma gioverebbe anche alla società stessa, ora e in futuro. «Anche se ha ulteriormente aggravato la già precaria situazione occupazionale di molte persone con disabilità – ha affermato Massimiliano Mascherini di Eurofound, l’attuale crisi dovrebbe essere vista come un’opportunità per promuovere le loro prospettive occupazionali future elaborando politiche di ripresa inclusive».
Proprio secondo i dati di Eurofound, il 13% delle persone con disabilità ha perso il lavoro a causa della crisi legata al Covid, rispetto all’8% della popolazione in generale, e una quota più elevata di persone con disabilità lavora con contratti a tempo determinato. Di conseguenza, il 57% di queste persone ha dichiarato di avere difficoltà ad arrivare alla fine del mese, rispetto al 39 % delle persone senza disabilità. Il 71%, inoltre, è risultato a rischio di depressione.
Le prospettive occupazionali delle persone con disabilità potrebbero dunque essere migliorate fornendo sostegno ai datori di lavoro per far sì che rendano i luoghi di lavoro più inclusivi e sarebbe anche molto importante sottolineare i vantaggi derivanti dall’assunzione di persone con disabilità e dalla riduzione degli stereotipi, che sono tra le principali ragioni della riluttanza dei datori di lavoro ad assumere tali persone. Per quanto poi concerne le misure a sostegno dell’occupazione delle persone con disabilità, sia i datori di lavoro che i diretti interessati risultano spesso non esserne a conoscenza, il che giustifica la necessità di un migliore coordinamento delle politiche sul mercato del lavoro.
Un’ulteriore opportunità da cogliere sarebbe connessa alla trasformazione digitale. Le tecnologie digitali, infatti, potrebbero eliminare molti ostacoli per questi lavoratori e avere un impatto positivo sul loro tasso di occupazione. In tal senso «è fondamentale sviluppare le loro competenze digitali e altre competenze professionali», come ha dichiarato Miriam Pinto Lomeña di BusinessEurope.
Nel suo Parere sulla Strategia, il Comitato Europeo delle Regioni ha sottolineato l’importanza di agevolare il lavoro autonomo e l’autoimprenditorialità delle persone con disabilità, come ha riferito Daniela Ballico, esponente del Comitato stesso. «Da un punto di vista sociale – ha affermato -, non dobbiamo tenere per mano le persone con disabilità, bensì aiutarle a essere indipendenti. In questo contesto, l’istruzione e la formazione sono fondamentali, sia per gli adulti e i minori con disabilità che per gli insegnanti, che devono essere dotati delle giuste competenze per lavorare con loro».
E infine, è stata sollevata anche la questione delle prestazioni di invalidità: gli intervenuti hanno sottolineato che le persone con disabilità non dovrebbero temere di perdere le indennità se entrano nel mercato del lavoro, ma che tali indennità dovrebbero essere flessibili e integrare il lavoro a tempo parziale.

Nella sua conclusione Peláez Narváez è stata categorica sul fatto che la Strategia deve invertire la situazione, recentemente aggravatasi, delle persone con disabilità e l’arretramento causato dalla pandemia in rapporto ai diritti umani e all’attuazione della Convenzione ONU: «Abbiamo un’occasione per cambiare le cose – sono state le sue parole – e non dobbiamo lasciarcela sfuggire».

Ufficio di Comunicazione del CESE (Comitato Economico e Sociale Europeo). Contributo riadattato al contesto in alcune parti, a cura della redazione di «Superando.it».

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: Daniela Marangoni (daniela.marangoni@eesc.europa.eu).

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