Costruiamo insieme l’orto solidale

Si chiama così uno degli ultimi progetti della Cooperativa Sociale sarda Casa Emmaus di Iglesias, che utilizza l’ortoterapia quale metodo riabilitativo e terapia occupazionale nelle situazioni di disagio e disabilità. L’iniziativa è rivolta sia a persone con disabilità fisica che a persone con disabilità mentale e comprende anche i piani personalizzati a favore di chi sia in possesso di certificazione di handicap grave, allo scopo di promuoverne l’autonomia e di fornire sostegno alla sua famiglia

Casa Emmaus, Iglesias

La Cooperativa Sociale Casa Emmaus a Iglesias

Casa Emmaus è una Cooperativa Sociale che opera ad Iglesias, Comune della Provincia del Sud Sardegna. Operativa da ben trentatré anni, ha offerto ospitalità a circa seimila ragazzi e ragazze. La sua mission consiste nel prendersi cura delle persone che si trovano in situazione di grave marginalità sociale e in particolare di persone con problemi psichiatrici, dipendenze patologiche, detenuti, gravi povertà, migranti e minori. Uno dei suoi ultimi progetti si chiama Costruiamo insieme l’orto solidale e utilizza l’ortoterapia quale metodo riabilitativo e terapia occupazionale nelle situazioni di disagio e disabilità.
L’iniziativa è rivolta in particolare a soggetti che beneficiano degli interventi previsti dalla Legge 162/98, la norma che ha aperto alla possibilità di realizzare progetti di Vita Indipendente, e dalla Legge Regionale della Sardegna 20/97, che prevede provvidenze economiche a favore di persone con patologie psichiatriche residenti in Sardegna. L’intervento guarda sia a persone con disabilità fisica che a persone con disabilità mentale, e comprende anche i piani personalizzati a favore di chi sia in possesso di certificazione di handicap grave, allo scopo di promuoverne l’autonomia e di fornire sostegno alla sua famiglia.

«Ho pensato a questo intervento – ha spiegato al magazine “Vita” Denise Orrù, coordinatrice del progetto –, perché mi piaceva l’idea di aprire la comunità verso l’esterno e provare una nuova modalità di integrazione e accoglienza. Un altro motivo è stato quello di provare a dare alle persone con disabilità gravi, che spesso sono ai margini e per le quali si pensano solo i soliti servizi in cui sono assistiti, la possibilità di mettersi in gioco, di ricrearsi e riscoprire abilità residue e assopite, che nessuno consente loro di far emergere».
Dal canto suo, Giovanna Grillo, presidente di Casa Emmaus, osserva che gli interventi di tipo tradizionale sono spesso erogati al domicilio della persona con disabilità «che, a causa della sua difficoltà, vive un profondo senso di solitudine. In questo modo è possibile far vivere loro un’esperienza di condivisione, che è di per sé terapeutica, con altre persone, sia quelle che hanno le stesse difficoltà, sia quelle sane, in un contesto dove si svolge l’attività di volontariato. Sono tutti aspetti fondamentali per il recupero della dignità delle singole persone, a prescindere dalla difficoltà che presentano».

Il progetto prevede che le persone con disabilità svolgano piccole attività lavorative nelle strutture protette di Casa Emmaus, con il supporto del personale educativo e di operatori specializzati del settore agricolo. I gruppi vivono insieme momenti conviviali e di socializzazione che favoriscono la conoscenza reciproca e il consolidamento dei rapporti amicali.
«Lo stare assieme – spiega ancora Orrù – per condividere e vivere un’esperienza di contatto con la natura, per conoscerla meglio, rispettarla e aspettare che risponda coi suoi frutti, al momento giusto, senza forzature, offre stimoli enormi». «L’ortoterapia – aggiunge – consiste nell’incentivare, nel preparare e nell’affiancare il soggetto nella cura e nella gestione del verde, nella coltivazione di fiori, ortaggi e altre piante. Prendersi cura di organismi vivi, possibilmente in gruppo, stimola il senso di responsabilità e la socializzazione. A livello fisico, sollecita l’attività motoria, migliora il tono generale dell’organismo e dell’umore, attenua lo stress e l’ansia. Attraverso l’ortoterapia vogliamo dunque consentire ai nostri ospiti di acquisire nuove abilità, autonomia e competenze, stimolare lo sviluppo delle capacità di interazione e partecipazione, facilitare il recupero e la valorizzazione delle parti sane dell’individuo».

Per Casa Emmaus si tratta di un progetto sperimentale che ha potuto essere avviato grazie al cambiamento di ragione sociale che ha consentito alla Cooperativa di aprirsi a nuove tipologie di utenza e di progettazione. La stessa Cooperativa ha rilevato come gli interventi tradizionali fossero carenti di una progettualità che desse alla persona con disabilità le competenze e gli strumenti per una vita futura e indipendente.
Il progetto ha subito un forte ritardo a causa della pandemia, ma a Casa Emmaus sperano di recuperare, perché, conclude Orrù, «ci sono tantissime persone che hanno bisogno di un aiuto concreto che vada oltre l’ordinario» (Simona Lancioni)

Per ulteriori informazioni: info@casaemmausiglesias.it.
Il presente contributo è già apparso nel sito di Informare un’H-Centro Gabriele e Lorenzo Giuntinelli di Peccioli (Pisa) e viene qui ripreso, con minimi riadattamenti al diverso contenitore, per gentile concessione.

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