Sospesa l’adozione di quel Protocollo Europeo che viola i diritti umani

E alla fine la buona notizia è arrivata! Il Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa ha sospeso infatti per altri due anni e mezzo, ovvero fino alla fine del 2024, l’adozione di quel Protocollo Aggiuntivo alla Convenzione sui Diritti Umani e la Biomedicina del Consiglio d’Europa (Convenzione di Oviedo), un documento per il cui ritiro si battono ormai da anni tante organizzazioni internazionali e nazionali impegnate sul fronte della disabilità, che ne hanno denunciato a più riprese vere e proprie violazioni della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità e non solo

Primo piano di giovane sorridenteE alla fine la buona notizia è arrivata! Il Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa ha sospeso per altri due anni e mezzo, ovvero fino alla fine del 2024, l’adozione di quel Protocollo Aggiuntivo alla Convenzione sui Diritti Umani e la Biomedicina del Consiglio d’Europa (Convenzione di Oviedo), redatta, quest’ultima nel 1997, un Protocollo che, più volte sulle nostre pagine, abbiamo segnalato come una grave minaccia per i diritti umani delle persone con disabilità.
Un rapido riepilogo di quanto accaduto in questi anni su tale tema è certamente necessario.

Sono ormai almeno quattro anni che quel testo sta suscitando dure reazioni a livello internazionale, da parte delle principali organizzazioni impegnate sul fronte della disabilità, che ne hanno denunciato vere e proprie violazioni della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità e non solo. Basti pensare alle lettere inviate al Segretario Generale del Consiglio d’Europa, da parte dell’EDF, il Forum Europeo sulla Disabilità, insieme all’ENUSP (Rete Europea degli (ex-) Utenti e Sopravvissuti alla Psichiatria), ad Autism Europe, a Inclusion Europe, all’MHE (Mental Health Europe) e all’IDA (International Disability Alliance), nella quale si esprimevano «le più profonde preoccupazioni e contrarietà» all’adozione di quel progetto di Protocollo Aggiuntivo, sottolineando che «qualsiasi autorizzazione al trattamento coatto e all’istituzionalizzazione delle persone con disabilità costituisce una violazione della Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti delle Persone con Disabilità, in particolare degli articoli 14 (Libertà e sicurezza della persona), 15 (Diritto di non essere sottoposto a tortura, a pene o a trattamenti crudeli, inumani o degradanti), 17 (Protezione dell’integrità della persona) e 25 (Salute)». Il tutto nel quadro della campagna denominata #Withdraw Oviedo (“Ritirare Oviedo”), che ha coinvolto un numero sempre maggiore di organizzazioni.
A livello italiano, poi, su invito del FID (Forum Italiano sulla Disabilità), si era mossa per tempo anche la FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), inviando una lettera formale al Presidente del Consiglio, ai Ministri della Salute, degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e a quella per le Disabilità, ove si ricordavano appunto le varie preoccupazioni e l’opposizione alla bozza di Protocollo Aggiuntivo «espresse dal Comitato delle Nazioni Unite sui Diritti delle Persone con Disabilità, dal Relatore Speciale sui Diritti delle Persone con Disabilità, dal Relatore Speciale sul Diritto alla Salute, dal Gruppo di Lavoro delle Nazioni Unite sulla detenzione arbitraria, da molte organizzazioni di persone con disabilità, organizzazioni per la salute mentale e per i diritti umani, dal Commissario per i Diritti Umani e dall’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa».
«Siamo certi – aveva dichiarato in quella occasione Vincenzo Falabella, presidente della FISH – che si continueranno a rispettare gli obblighi derivanti dalla ratifica della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità e a tal proposito facciamo appello affinché il nostro Paese si opponga all’adozione di quel Protocollo».
Un ulteriore importante “mattone” alla campagna mirata al ritiro di quel Protocollo vi era stato infine quando Mauro Palma, responsabile del Garante Nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale, aveva aperto così una comunicazione formale inviata al Presidente del Consiglio, ai Ministri della Salute e delle Disabilità e alla Viceministra degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale: «Il Garante Nazionale esprime le sue forti perplessità su alcune formulazioni contenute nel testo [di quel Protocollo], così come viene formulato, associandosi alle perplessità già espresse da altri attori istituzionali e associativi».

È dunque con grande soddisfazione che oggi EDF, MHE, Inclusion Europe, Autism Europe, DPI (Disabled Peoples’ International) e le altre organizzazioni internazionali coinvolte in questa battaglia di civiltà hanno accolto la decisione del Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa. «Noi, organizzazioni di persone con disabilità – si legge infatti in una nota diffusa congiuntamente – , organizzazioni non governative, organismi internazionali per i diritti umani, comprese le Istituzioni nazionali per i diritti umani e gli organismi per la parità, accogliamo con favore questa decisione del Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa, che ha sospeso l’adozione del Protocollo Aggiuntivo alla Convenzione di Oviedo, fornendo nuove istruzioni al CDBIO, il Comitato Direttivo per i Diritti Umani del Consiglio d’Europa nei settori della biomedicina e della Salute, prevedendo la partecipazione delle organizzazioni di persone con disabilità e di altre parti interessate alle successive discussioni che dovranno svolgersi».

Cosa succederà dunque a questo punto? La decisione adottata in questi giorni, come detto, è una sospensione di due anni, un “congelamento” del provvedimento, ciò che non soddisfa pienamente le organizzazioni nel cui appello si parlava di un ritiro definitivo del documento. «E tuttavia – si legge nella nota – ci confortano le chiare istruzioni fornite per fermare l’attuale processo e lavorare ulteriormente verso il rispetto dell’autonomia e del carattere condiviso dell’assistenza sanitaria nei confronti della disabilità. Così come accogliamo con favore il fatto che il Comitato dei Ministri abbia riconosciuto l’importanza di coinvolgere le organizzazioni della società civile negli incontri del CDBIO relativi alla salute mentale».
«Continueremo dunque a monitorare da vicino il lavoro del CDBIO – concludono le organizzazioni – e di altri organi del Consiglio d’Europa, per garantire che gli standard dei diritti umani siano salvaguardati in tutta Europa, pronti a contribuire in modo costruttivo e fiducioso a far sì che il risultato finale includa il ritiro di qualsiasi proposta che entri in collisione con la Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità. A tal proposito chiediamo al Consiglio d’Europa di lavorare a stretto contatto con le nostre organizzazioni nel prossimo periodo, per garantire il pieno allineamento con la Convenzione ONU in tutti i processi futuri». (Stefano Borgato)

A questo link, nel sito dell’European Disability Forum, è disponibile un ulteriore approfondimento sulla materia (in inglese).

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