Discriminazioni: prima di tutto riconoscerle, per poterle combattere

Non sono confortanti i primi risultati della consultazione pubblica lanciata dall’ANFFAS nell’àmbito del progetto “AAA – Antenne Antidiscriminazione Attive”: ancora oggi, infatti, le persone con disabilità, e specie quelle con disabilità intellettive, sono vittime di discriminazioni in molteplici àmbiti della loro vita, ciò che rende tanto più necessario continuare a mettere in campo azioni decise, a partire da una maggiore consapevolezza di quali siano le stesse discriminazioni fondate sulla disabilità e degli strumenti utili a combatterle

Discriminazione di persona con disabilità«Io credo che ci sia sempre, ogni giorno, una discriminazione. Io credevo che laureandomi e facendo degli studi difficili passasse, però le persone purtroppo ti etichettano con un bollino e sarai sempre quell’etichetta. Sta a te ascoltare il giusto e fare le cose non per dimostrare qualcosa agli altri, ma perché ti piace farle. Se ti apri al mondo avrai conosciuto e poi ci saranno le persone che ti accetteranno e le persone che non ti accetteranno, ma questa è la vita»: questa è solo una delle testimonianze degli autorappresentanti ascoltate durante il convegno Imparare a riconoscere e contrastare ogni forma di discriminazione – Istruzioni per l’uso, promosso dall’ANFFAS (già Associazione Nazionale Famiglie di Persone con Disabilità Intellettiva e/o Relazionale, oggi Associazione Nazionale di Famiglie e Persone con Disabilità Intellettive e Disturbi del Neurosviluppo), in occasione della recente Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità (se ne legga anche la nostra presentazione).
Le varie testimonianze proposte per l’occasione hanno dunque evidenziato come, nonostante l’ampia normativa, ancora oggi le persone con disabilità, e in particolare quelle con disabilità intellettive e disturbi del neurosviluppo, insieme ai loro familiari, siano vittime di episodi discriminatori in molteplici àmbiti della loro vita, dalla scuola al lavoro fino allo sport.

Proprio in tema di sport è intervento al convegno Massimo Rolla, coordinatore del Centro Studi Giuridici HandyLex e Garante dei Diritti delle Persone con Disabilità in Umbria, che ha illustrato un procedimento in atto tendente ad evidenziare una particolare discriminazione subita da un giovane con disabilità che pratica il ciclismo, per effetto delle norme che regolano quel settore.
Sempre del settore legislativo si è occupata l’avvocata Alessia Maria Gatto, soffermandosi sul Procedimento giudiziario avverso le discriminazioni ed esplorando alcuni temi legati alla tutela giurisdizionale, alle controversie in materia di discriminazione e all’intervento delle Associazioni legittimate ad agire nel giudizio per discriminazione.

Quanto detto è stato purtroppo confermato anche dai primi risultati della consultazione pubblica realizzata nell’ambito del progetto ANFFAS AAA – Antenne Antidiscriminazione Attive, in quattro versioni differenti, rivolte rispettivamente a persone con disabilità e loro familiari, a leader associativi, a  operatori, professionisti e tecnici del settore, come abbiamo recentemente segnalato anche su queste pagine (nel box in calce forniamo un dettaglio dei primi risultati prodotti).
Tale consultazione, illustrata durante il convegno da Marco Faini e Silvia Sanfilippo, rispettivamente consulente e collaboratrice dell’ANFFAS Nazionale, si propone sostanzialmente di rispondere a tre questi fondamentali: qual è il livello di consapevolezza circa l’esistenza di discriminazioni fondate sulla disabilità? Come si è reagito di fronte a situazioni discriminanti? È nota l’esistenza della Legge 67/06 (Misure per la tutela giudiziaria delle persone con disabilità vittime di discriminazioni)?
«Il quadro restituito dalla consultazione – commenta Roberto Speziale, presidente dell’ANFFAS – è decisamente poco confortante, ma rende ancora più evidente la forte necessità di continuare a mettere in campo azioni decise e concrete per cambiare questo stato di cose che si protrae da ormai troppo tempo, così come stiamo facendo con il nostro progetto AAA – Antenne Antidiscriminazione Attive e questo perché le discriminazioni rappresentano prima di tutto le difficoltà, le fatiche, le delusioni e le violenze a danno delle persone con disabilità e dei loro familiari e il saperle riconoscere e contrastare con efficacia significa non solo comprendere il come, dove e quando, ma anche avere coscienza del doppio effetto che le discriminazioni recano alla vita delle persone, mettendo a rischio sia la capacità di sviluppare le proprie potenzialità in termini di conquista del proprio benessere, sia la capacità di apportare il proprio contributo allo sviluppo della società tutta».

Proprio il prendere coscienza, così come la prevenzione, la consapevolezza e una maggiore informazione per diventare agenti del cambiamento in prima persona sono state le richieste fatte pervenire dalle persone, anche con disabilità, che hanno partecipato alla formazione svolta nel quadro del progetto AAA, come riferito durante il convegno da Roberta Speziale e Gianfranco de Robertis. Segni questi di una volontà e di una forza cresciuta con il tempo, che potrà solo continuare a crescere, come dimostrato dalla testimonianza di Silvia Caruso, mamma di un ragazzo con disabilità intellettiva associata all’ANFFAS di Palazzolo Acreide (Siracusa), che ha parlato di tutte le battaglie condotte sin dalla nascita del figlio, per potergli garantire gli stessi diritti degli altri nella scuola e in ogni altro contesto della vita della comunità.
Sempre volto ad una reale presa di coscienza dei diritti, è stato l’intervento di Rachele Cera, ricercatrice dell’ISGI (Istituto di Studi Giuridici del CNR), che ha illustrato ai partecipanti i nuovi elementi qualificanti la non discriminazione sulla base della disabilità, secondo la Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, sottolineando come quest’ultima abbia appunto codificato nuove tipologie di discriminazione, andando così ad estendere le tutele previste in tal senso.

«Con l’evento organizzato in occasione dello scorso 3 Dicembre -. Conclude Roberto Speziale – abbiamo dato una panoramica a trecentosessanta gradi su tutto ciò che concerne la questione discriminazione, partendo dal come aiutare tutti, in primo luogo le persone con disabilità intellettive, a percepire e contrastare la discriminazione stessa, comprendendo quali siano i propri diritti: non si può infatti parlare di discriminazione se non si ha piena consapevolezza di essi e se non si conosce la Convenzione ONU, perché stiamo parlando di diritti e non di concessioni e i diritti non sono negoziabili. I diritti umani sono tali se sono di tutti e riconosciuti a tutti e in tal senso la Convenzione non dev’essere solo conosciuta, ma agita: solo così, infatti, saremo davvero agenti di cambiamento della comunità a cui apparteniamo. Essere in grado di “usare” la non discriminazione rende concreti i nostri diritti e ci consente di uscire da una condizione di sottomissione e di intimidazione».

Tra i vari ospiti del convegno, la ministra per le Disabilità Alessandra Locatelli, che ha sottolineato a propria volta l’importanza di un’ampia riflessione sul tema della discriminazione, che riguarda tutto l’attuale contesto socio-economico, il primo da cui nascono le disuguaglianze più forti nel tessuto sociale.
Sulla scuola si è poi focalizzata Cleia Caiazza, dirigente dell’Ufficio IV presso la Direzione Generale per lo Studente, l’Inclusione e l’Orientamento Scolastico del Ministero dell’Istruzione e del Merito, che ha evidenziato la necessità di coinvolgere tutta la comunità educante per promuovere sempre più consapevolezza su pari diritti e opportunità.
E ancora, sull’importanza di lavorare in rete e di continuare a impegnarsi per diffondere una cultura inclusiva, promuovendo la partecipazione diretta delle persone con disabilità e delle loro famiglie, si sono soffermati Vincenzo Falabella, presidente della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), Agnese Canevari, dirigente dell’UNAR (Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali), Vanessa Pallucchi, portavoce del Forum Nazionale del Terzo Settore, Giampiero Griffo, coordinatore del Comitato Tecnico-Scientifico dell’Osservatorio Nazionale sulla Condizione delle Persone con Disabilità e Carlo Ricci, presidente dell’ABAIT (ABA Italia).
Tra gli altri relatori, da segnalare Gilda Losito dell’Ufficio del Garante Nazionale dei Diritti delle persone private della libertà, Benedetta Demartis, vicepresidente dell’ANGSA (Associazione Nazionale Genitori di perSone con Autismo), Salvatore Nocera, presidente del Comitato dei Garanti della FISH, Nazaro Pagano, presidente della FAND (Federazione tra le Associazioni Nazionali delle Persone con Disabilità), Gian Ettore Gassani, presidente dell’AMI (Associazione Avvocati Matrimonialisti Italiani per la Tutela delle Persone, dei Minorenni e della Famiglia), la deputata Elena Carnevali, Francesca Pasinelli, direttrice generale della Fondazione Telethon, Marco Espa, presidente della Federazione Italiana ABC (Associazione Bambini Cerebrolesi), Alessandro Manfredi, presidente della LEDHA, la Lega per i Diritti delle Persone con Disabilità che costituisce la componente lombarda della FISH, Elisa Fazzi, presidente della SINPIA (Società Italiana di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza), Carlo Moderato, presidente di IESCUM, Cristiano Gori, coordinatore scientifico del Patto per un nuovo welfare sulla non autosufficienza, Franco Nardocci, neuropsichiatra Infantile e psichiatra, past president della SINPIA, Matilde Leonardi della Fondazione IRCCS Istituto Besta di Milano, Alberto Cerracchio, presidente dell’ARACI (Associazione Rotariana Automobili Classiche Italia) e Massimo Negri del settore Inclusione Sociale e Invalidità Civile dell’INPS. (S.B.)

Per ogni ulteriore informazione e approfondimento: comunicazione@anffas.net.

I primi risultati della consultazione pubblica ANFFAS sulla discriminazione
Persone con disabilità
Il 64% ha risposto in maniera affermativa alla domanda relativa all’avere avuto difficoltà nell’ottenere il rispetto dei propri diritti di cittadino/a; di essi, il 29% ha dichiarato di avere avuto difficoltà perché non è stato ottenuto ciò che veniva chiesto con un’annessa rinuncia; il 33% ha dichiarato di non aver ottenuto ciò che veniva chiesto, ma di avere insistito e il 38% ha dichiarato di avere ottenuto solo in parte ciò che era stato chiesto.
Chiedendo cosa avessero fatto per ottenere il rispetto dei propri diritti, il 36% ha dichiarato di avere chiesto aiuto a qualcuno, il 34% di avere comunicato al proprio interlocutore che non si poteva negare la richiesta poiché in presenza di una legge in merito.
Per coloro che non hanno ottenuto il rispetto dei propri diritti, nel 51% dei casi è stato indicato che la persona a cui è stata posta la richiesta non fosse a conoscenza della parità di diritti del richiedente.

Familiari
Alla domanda relativa all’avere riscontrato o all’avere assistito ad episodi/comportamenti/atteggiamenti discriminatori a danno delle persone con disabilità care, il 63% ha risposto di sì, attestando tuttavia anche un 18% di «non so/ non sono in grado di dire se si tratta di discriminazioni».
Per il 60% dei familiari la scuola e l’università sono indicati come i luoghi dove sono avvenuti gli episodi discriminatori nei confronti del familiare.
Appurato l’avere assistito ad episodi/comportamenti/atteggiamenti discriminatori a danno dei propri cari con disabilità, è stato chiesto ai partecipanti se avessero reagito e il 71% dei familiari ha risposto positivamente, il 30% ha risposto di non avere reagito e di questo 30%, il 43% ha sostenuto di avere preferito non sollevare obiezioni per non peggiorare le cose. Invece, per coloro che hanno detto di avere reagito, alla richiesta di cosa avessero fatto, il 59% ha dichiarato di avere chiesto spiegazioni e di avere insistito affinché si eliminasse la discriminazione o che, per lo meno, si potesse trovare una soluzione accettabile.

La Legge 67/06
Relativamente alle domande sulla Legge 67/06 (Misure per la tutela giudiziaria delle persone con disabilità vittime di discriminazioni) il 65% dei familiari, con una domanda diretta sul fatto che fossero o meno a conoscenza di tale norma, hanno risposto di no e il 35% di sì.
Per coloro che hanno risposto positivamente, è stata posta un’ulteriore domanda sulla Legge, chiedendo quale conoscenza ne avessero e se sapessero quali opportunità di tutela siano previste: la maggioranza delle risposte, purtroppo, ha evidenziato poca o scarsa conoscenza della normativa.

La “discriminazione per associazione”
Spiegato infine ai partecipanti alla consultazione il significato di “discriminazione per associazione” (ad esempio ricevere un trattamento ingiustificatamente diverso dal resto dei colleghi), è stato chiesto loro se ne fossero state vittime, ricevendo risposte negative al 52%, ma coloro che hanno risposto di sì (29%) hanno dichiarato di esserlo stato in particolare sul luogo di lavoro e il 62% hanno detto di non avere reagito.
In caso di risposta «Mi sono rivolto/a ad una Associazione/sportello antidiscriminazione» (il 3% delle risposte) il 65% si è rivolto/a ad uno Sportello SAI (Sportello Accoglienza e Informazione ANFFAS).
(a cura dell’Ufficio Comunicazione dell’ANFFAS Nazionale)

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