“Durante e Dopo di Noi”: quella Relazione sia “un grosso sasso nello stagno”

«Il nostro auspicio è che questa Relazione possa essere considerata come “un grosso sasso nello stagno” e che finalmente si prenda tutti coscienza e consapevolezza che le persone con disabilità e i loro familiari non possono più attendere per vedere predisposti e attuati loro progetti di vita, soprattutto per avere accesso alle misure previste dalla Legge 112/16 sul “Durante e Dopo di Noi”»: lo dichiara il presidente dell’ANFFAS Speziale, a proposito della recente Relazione della Corte dei Conti, che ha evidenziato varie criticità sull’applicazione della stessa Legge 112/16

Sasso nello stagno«Purtroppo questa Relazione conferma quanto è stato più volte denunciato dalle nostre famiglie nel tempo, senza mai ottenere la dovuta attenzione, soprattutto da parte di molte Regioni e Ambiti Territoriali, con la conseguenza che oggi siamo tutti chiamati a prendere atto di criticità piuttosto che poter commentare i tanti effetti positivi che una Legge tanto innovativa quanto opportuna ha prodotto e sta producendo nel far prendere consapevolezza sulla necessità di progettare il “Dopo di Noi nel Durante Noi”, nonché di riordinare le soluzioni per l’abitare e promuovere percorsi di progressiva deistituzionalizzazione»: viene commentata così dall’ANFFAS (Associazione Nazionale di Famiglie e Persone con Disabilità Intellettive e Disturbi del Neurosviluppo), la recente Relazione della Corte dei Conti, approvata con la Deliberazione n. 55/2022/G e della quale ci eravamo già occupati sulle nostre  pagine, riguardante l’attuazione delle misure previste dalla Legge 112/16, meglio nota come “Legge sul Dopo di Noi”, che la stessa ANFFAS definisce anche “Legge sul Durante e il Dopo di Noi”. «Una Relazione – ricordano dall’Associazione – concernente il controllo sulla gestione delle risorse allocate, la corrispondenza dei risultati agli obiettivi previsti, con una valutazione comparativa dei costi, dei modi e dei tempi di svolgimento dell’azione amministrativa. Si tratta, tra l’altro, di un documento che dà una chiave di lettura integrativa rispetto alla Relazione che il Governo deve fare al Parlamento entro il 30 giugno di ogni anno e che manca da oltre tre anni, visto che con tale altra Relazione si guarda più che altro al merito degli interventi posti in essere rispetto alle varie misure previste dalla Legge 112/16».

La Relazione della Corte dei Conti, dunque, mette in evidenza una serie di criticità, «confermando tuttavia – viene rilevato dall’ANFFAS – la portata innovativa della Legge 112/16 che, ove correttamente applicata, come avvenuto in molti casi, permette mirati e personalizzati interventi a supporto di un progetto individuale di vita per ciascuna persona con disabilità in vista del suo progressivo distacco dalla famiglia di origine e l’acquisizione di una propria identità da persona adulta. Il principio ispiratore della legge, infatti, è quello di rendere concreto il diritto delle persone con disabilità di essere libere di scegliere dove, come e con chi vivere, senza mai essere adattate ad una specifica sistemazione».
«Fortunatamente – aggiungono dall’Associazione – secondo alcune dichiarazioni rilasciate dalla ministra per le Disabilità Locatelli, dovrebbe essere insediata a breve un’apposita Commissione, proprio per analizzare le criticità sottolineate  dalla Corte dei  Conti e trovare il modo di dare concreta e compiuta attuazione alla Legge 112/16 in modo omogeneo sull’intero territorio nazionale: in tal senso, ovviamente, la collaborazione da parte nostra non mancherà certamente».

«Più in generale – precisano dall’ANFFAS – abbiamo oggi una massa di risorse ancora da spendere pari ad oltre 216,5 milioni di euro (ossia oltre tre volte l’attuale valore annuale del Fondo per il Dopo di Noi) e questo lascia riflettere sulla capacità di progettare interventi, ma anche di rendicontarli, determinando, tra l’altro, che quasi mai si determina un flusso costante di risorse nel tempo, che dovrebbe invece essere funzionale alla possibilità di seguire una programmazione nell’erogazione delle prestazioni. A ciò si aggiunga che ormai sono divenute indisponibili, dopo essere state conservate in “Conto Residui” per molti anni, alcune risorse andate in cosiddetta “perenzione amministrativa”, tanto che al 2021 risultavano andati persi 4,75 milioni di euro. Anche il numero dei beneficiari finali delle misure da attivare con risorse a valere sul Fondo per il Dopo di Noi (pur essendo in alcuni casi di altissimo pregio), deve pure far riflettere su come vengono individuati i potenziali fruitori delle misure stesse: a volte, infatti, abbiamo registrato in alcune Regioni l’adozione di criteri di accesso del tutto stringenti e neppure giustificati dalla norma statale e dai Decreti di Riparto. In altri casi abbiamo visto che un non congruo budget di progetto costruito nel progetto individuale di vita ha fatto desistere molti che avevano inizialmente richiesto di accedere a tali misure».

E ancora: «Sebbene durante la predisposizione della Legge 112/16 si fosse valutato in 100.000- 150.000 le persone che avrebbero potuto richiedere di accedere alle relative misure, la  Relazione al Parlamento di fine 2019, con i dati aggiornati al 31 dicembre 2018, parlava di poco meno di 6.000 persone con disabilità grave, con l’indicazione oggi della Corte dei Conti di un dato solo leggermente aumentato, nonostante siano passati altri anni, giungendo a 8.424 persone che in totale hanno fruito di tali misure con risorse a valere sul Fondo statale. Molto spesso, va quindi sottolineato, il Dopo di Noi lo si sta costruendo privatamente con le realtà del Terzo Settore e con le risorse delle persone con disabilità, come purtroppo rilevato da un nostro censimento di fine 2019, persino citato nella Relazione della Corte dei Conti, dato, questo, che, ovviamente, sfugge alla rilevazione della stessa Corte dei Conti, ma che testimonia della portata generativa, dal basso, che accompagna questa importante legge».

«Altro elemento che la Corte dei Conti ricorda – proseguono dall’ANFFAS -, così come rilevato anche dalla nostra Associazione, è quello che non si possa continuare a vivere nella propria abitazione senza altre persone con disabilità grave, specie per accedere alla Misura b (una di quelle finanziabili con le risorse del Fondo), dove invece semmai occorre anche prevedere una modifica normativa, qualora mai ce ne fosse necessità, per creare anche questa opportunità. E un ulteriore grande aspetto da non sottovalutare è lo scarsissimo ricorso ai meccanismi giuridici di protezione e destinazione delle risorse patrimoniali della persona con disabilità e della famiglia, attraverso le assicurazioni o il ricorso a trust, vincoli di destinazione degli immobili e mobili registrati e fondi fiduciari. Durante i lavori di preparazione della Legge 112/16, infatti, erano state fatte delle proiezioni circa il ricorso massivo a tali meccanismi giuridici e quindi alle agevolazioni fiscali previste negli articoli 5 e 6 della Legge stessa per tali strumenti, tanto da preventivare 51,958 milioni di euro per minori entrate per l’anno 2017 e 34,050 milioni di euro a decorrere dal 2018. Come però registra la Corte dei Conti, fino all’anno 2020 e quindi fino all’anno di imposta 2019,  le minori entrate rilevate sono state pari a 7.431.800 euro con circa 145 milioni di euro che invece sono entrati nelle casse dello Stato (a dispetto delle previsioni di minori entrate) e che adesso devono essere riassegnate al Fondo Statale per il Dopo di Noi, per attivare ulteriori misure dirette a tutela delle persone con disabilità grave, così come prevede l’articolo 9 della Legge. Desta tuttavia preoccupazione – concludono dall’ANFFAS – il passaggio a pagina 66 della Relazione in cui si legge: “È da ritenere che le risorse corrispondenti alla minore esigenza di copertura siano state rese disponibili per le finalità di quest’ultimo Fondo. In tale direzione sembra essersi orientato il Ministero dell’Economia e Finanze che, da ultimo comunicato, ha considerato le minori entrate ormai incorporate nelle previsioni annuali di bilancio, che fanno riferimento al gettito effettivamente realizzato, a prescindere dagli effetti finanziari stimati ex ante nelle relazioni tecniche, ritenuti ormai superati”. Ebbene, ove fosse confermato tale orientamento, si verrebbe a determinare una sottrazione di fatto delle complessive risorse per circa 150 milioni di euro e questo vede il nostro forte disappunto».

«Il nostro auspicio – afferma Roberto Speziale, presidente nazionale dell’ANFFAS – è che questa Relazione possa essere considerata come “un grosso sasso nello stagno” e che finalmente si prenda tutti coscienza e consapevolezza che le persone con disabilità e i loro familiari non possono più attendere per vedere predisposti e attuati loro progetti di vita, soprattutto per avere accesso alle misure previste dalla Legge 112/16. Alla politica e allo Stato centrale, quindi, chiediamo di commissariare senza indugio tutte quelle Regioni e quegli Ambiti inadempienti o di rimuovere i funzionari che non fanno il loro dovere, piuttosto che ritardare o ritirare i finanziamenti che finiscono solo con il penalizzare le persone con disabilità ed i loro familiari». (S.B.)

Per ogni ulteriore informazione e approfondimento: comunicazione@anffas.net.

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