Cure nell’Unione Europea: un Decreto da modificare

E non è certo l’unica criticità – secondo il Tribunale per i Diritti del Malato-Cittadinanzattiva – contenuta nel Decreto Legislativo che in questi giorni ha recepito una Direttiva Europea del 2011, sull’applicazione dei diritti dei pazienti all’assistenza sanitaria transfrontaliera. Il sistema delineato, infatti, sembra addirittura peggiorare quello già in vigore in Italia, e rischia di creare ulteriori differenze tra i cittadini delle diverse Regioni

Bandierine e stelle di Paesi dell'Unione Europea su uno sfondo bluSecondo il Tribunale per i Diritti del Malato-Cittadinanzattiva, il Decreto Legislativo sui diritti dei pazienti per l’assistenza sanitaria transfrontaliera – in applicazione della Direttiva Europea 2011/24/UE – è stato sì correttamente applicato nei tempi “giusti”, entro cioè il 4 dicembre, e tuttavia le persone dovranno ancora attendere un po’ di mesi per poter esercitare concretamente quei diritti.
«Per perfezionarsi, infatti – si legge in un comunicato dib tale Organizzazione Civica – quel Decreto deve ancora ricevere, con tempistica non chiara, il parere della Conferenza Stato-Regioni e delle Commissioni Parlamentari competenti di Camera e Senato, senza considerare che l’elenco delle prestazioni che necessitano di autorizzazione preventiva dovrà essere individuato con uno specifico e ulteriore Decreto da adottarsi entro sessanta giorni dall’entrata in vigore dello stesso Decreto Legislativo o nelle more tramite specifiche Delibere Regionali, con conseguenti e possibili difformità sul territorio nazionale».

«Il Decreto approvato dal Governo – sottolinea Tonino Aceti, coordinatore nazionale del Tribunale per i Diritti del Malato-Cittadinanzattiva – è pertanto un contenitore ancora da riempire e soprattutto da correggere in molte sue parti. Il sistema delineato, infatti, sembra essere peggiorativo rispetto a quello già in vigore in Italia, poco attento ai diritti delle persone con disabilità e fonte di ulteriori differenze tra i cittadini delle Regioni italiane. Certamente, se fossimo stati coinvolti nell’attività di stesura del Decreto, così come formalmente annunciato dallo stesso Ministero il 24 ottobre scorso [in occasione del convegno di Roma intitolato “Cure senza frontiere: da oggi si può?”, N.d.R.], il risultato sarebbe stato certamente migliore. Ci auguriamo a questo punto che le Commissioni Parlamentari prevedano specifiche Audizioni e che in questo modo possano recepire le nostre criticità e proposte».

Vediamo dunque quali sono, in successione, le principali criticità individuate dal Tribunale per i Diritti del Malato-Cittadinanzattiva, così come elencate nella nota diffusa da tale Organizzazione:
«Viene previsto che i cittadini anticipino i costi dell’assistenza, e che l’eventuale differenza tra la tariffa italiana e quella del Paese europeo sia a carico sempre dei cittadini. Ciò in un momento di crisi come quello che stiamo attraversando potrà essere fatto solo da poche persone, quelle con maggiori possibilità economiche. Le Regioni italiane più virtuose – che garantiscono ai propri cittadini livelli di assistenza regionali ulteriori – potranno decidere di rimborsare anche queste prestazioni: è evidente che invece quei cittadini residenti in Regioni che non garantiscono livelli aggiuntivi di assistenza continueranno a vivere anche in Europa quelle discriminazioni che già oggi vivono sul territorio nazionale. I costi sostenuti per l’assistenza ricevuta in Europa verranno rimborsati secondo le relative tariffe regionali, con il rischio che per una stessa prestazione ricevuta si possano rimborsare somme differenti da Regione a Regione, con un’ulteriore discriminazione tra cittadini. Non esiste un obbligo per tutte le Regioni di rimborsare le spese di viaggio, alloggio e le spese supplementari nel caso di persone con disabilità: ciascuna Regione potrà decidere se farlo o meno, con conseguenti discriminazioni tra cittadini; molto grave, in tal senso, è non avere sancito l’obbligo del rimborso per le spese supplementari delle persone con disabilità che necessitano dell’accompagnatore per lo spostamento. C’è ancora troppa burocrazia: è prevista, infatti, una prima domanda all’ASL solo per capire se la prestazione sia soggetta o meno ad autorizzazione preventiva, cui devono seguire altri passaggi burocratici. Non vi è stata alcuna valorizzazione delle competenze ormai maturate dalle Organizzazioni Civiche e dalle Associazioni di pazienti, alle quali tra l’altro non è stato assegnato alcun ruolo. Non vi è infine alcuna previsione di una campagna nazionale di informazione sui diritti sanciti dalla Direttiva Europea 2011/24/UE». (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: cnamc@cittadinanzattiva.it.

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