Senza risorse né poteri, la garanzia dei LEA resta un’illusione

«La lunga crisi economica e sociale – scrive tra l’altro Stefano Cecconi – ha messo in discussione la garanzia dei LEA Sanitari (Livelli Essenziali di Assistenza), soprattutto in alcune Regioni, creando una drammatica frammentazione del Servizio Sanitario Nazionale. Se non si mette in sicurezza il finanziamento di quest’ultimo, l’aggiornamento dei LEA proposto dal Governo con il recente schema di Decreto, che ha avuto l’approvazione “condizionata” da parte della Conferenza delle Regioni, rischia di essere un provvedimento velleitario»

Immagine sfuocata di operatori sanitari in fondo a un corridoio di ospedaleLa proposta di aggiornamento degli attuali LEA sanitari (Livelli Essenziali di Assistenza) – prevista nel Patto per la Salute 2014-2016* e oggi in via di approvazione dopo il via libera “condizionato” della Conferenza delle Regioni alla proposta di Decreto del Governo – riprende in gran parte il lavoro compiuto nel 2008 dal Decreto dell’allora Governo Prodi, che fu poi ritirato dal Governo Berlusconi per mancanza di copertura finanziaria.
La nuova proposta (l’articolato Decreto e 19 Allegati) è stata costruita in modo poco trasparente, facendo filtrate pochissime informazioni e senza un confronto con le forze sociali (sindacato confederale e associazioni dei cittadini utenti). Si tratta di un grave errore: se si vogliono infatti rendere effettivi ed esigibili i LEA ai cittadini, Governo e Regioni devono aprirsi al confronto e alla partecipazione democratica.

La Legge di Stabilità per il 2016 (Legge 208/15, articolo 1, comma 555) sanciva che il finanziamento dei nuovi LEA avvenisse finalizzando (vincolando) 800 milioni di euro del Fondo Sanitario vigente, cioè senza risorse aggiuntive. In pratica i costi aggiuntivi dei LEA andranno a gravare sul finanziamento esistente, già pesantemente ridotto per effetto delle ultime Leggi di Stabilità.
La Tabella della Relazione Tecnica che accompagna lo schema di Decreto stima l’impatto economico in 771,8 milioni di euro, calcolati tenendo conto anche di un aumento dei ticket a carico dei cittadini per 60,4 milioni di euro. Aumentano così le prestazioni da garantire ai cittadini, ma a parità di finanziamento complessivo, rischiando quindi di creare un’inaccettabile “selezione” delle prestazioni stesse: ad esempio, dovendo garantire i nuovi vaccini (nuova prestazione LEA: valore stimato 220 milioni all’anno), si dovrà tagliare altrove. Di qui la posizione della Conferenza delle Regioni, che ha dato il via libera al Decreto, relativamente al 2016, ma che chiede di calcolare l’impatto economico in modo più preciso e soprattutto di avere risorse effettivamente aggiuntive dal 2017. Si tratta di una posizione quantomeno anomala, sapendo infatti che la revisione dei LEA non è valida solo per il 2016.

La lunga crisi economica e sociale – aggravata da insensate politiche di austerity che hanno tagliato il finanziamento alla Sanità e ai servizi del welfare socioassistenziale – ha messo in discussione la garanzia dei LEA, soprattutto in alcune Regioni. I monitoraggi in tal senso sono preoccupanti e descrivono una drammatica frammentazione del Servizio Sanitario Nazionale. Se non si mette in sicurezza il finanziamento di quest’ultimo, l’aggiornamento dei LEA proposto rischia di essere un provvedimento velleitario.
Eppure aggiornare i LEA è un fatto necessario e condivisibile: può dare infatti alla programmazione regionale e locale un punto di riferimento più forte, per favorire i processi di riorganizzazione dei servizi sanitari e sociosanitari, rispondendo in modo appropriato alla domanda di salute e di cure dei cittadini e alle trasformazioni intervenute in questi anni; si vedano a tal proposito gli articoli dal 21° al 35° della bozza di Decreto, dedicati all’Assistenza sociosanitaria integrata.
E tuttavia l’aggiornamento da solo non basta, dev’essere completato con gli strumenti adeguati a favorire l’uniformità nella diffusione dei LEA in tutto il Paese e la loro reale esigibilità.
Si tratta in sostanza di adottare i provvedimenti già previsti nel Patto per la Salute 2014-2016 sul monitoraggio dei LEA (articolo 10) e mai attuati. Servono – con le dovute flessibilità per adattarli ai diversi contesti locali – indicatori di risultato, di offerta e standard organizzativi di riferimento (dei servizi, del personale, target di utenza percentuale sulla popolazione ecc.) e in particolare sono indispensabili i fabbisogni di personale. Gli indicatori e gli standard esistenti sono del tutto parziali: esistono per l’Ospedale, ma non per i Servizi Distrettuali. Una carenza incomprensibile, questa, che ostacola i processi di riorganizzazione. Inoltre, come sappiamo, l’effettiva garanzia dei LEA è strettamente legata alle liste di attesa. E ancora, senza la definizione dei corrispondenti LEA per l’Assistenza Sociale, l’esigibilità e l’uniformità del diritto all’assistenza sociosanitaria restano impossibili.

Infine, occorre definire una relazione chiara tra prestazioni e diritti, come prevede la Costituzione, compreso l’esercizio dei poteri dello Stato, anche sostitutivi, per rimediare a quella frantumazione del Servizio Sanitario Nazionale, che ha prodotto venti differenti sistemi regionali.
La stessa recente revisione del Titolo V della Costituzione, pur assegnando maggiori competenze allo Stato, non sembra offrire risposte adeguate. Insomma, senza risorse e senza poteri l’effettiva garanzia dei LEA, vecchi e nuovi che siano, resta una pia illusione.

*Il Patto per la Salute – del quale nel luglio del 2014 è stato definito quello per il 2014-2016 – è un accordo finanziario e programmatico tra il Governo e le Regioni, di valenza triennale, in merito alla spesa e alla programmazione del Servizio Sanitario Nazionale, finalizzato a migliorare la qualità dei servizi, a promuovere l’appropriatezza delle prestazioni e a garantire l’unitarietà del sistema.

Responsabile Politiche della Salute, Non Autosufficienza, Terzo Settore e Dipendenze della CGIL.

Che cosa sono i LEA
I Livelli Essenziali di assistenza (LEA) sono le prestazioni e i servizi che il Servizio Sanitario Nazionale è tenuto a fornire a tutti i cittadini, gratuitamente o dietro pagamento di una quota di partecipazione (ticket), con le risorse pubbliche raccolte attraverso la fiscalità generale.

Essi sono organizzati in tre grandi aree:
° l’assistenza sanitaria collettiva in ambiente di vita e di lavoro, che comprende tutte le attività di prevenzione rivolte alle collettività ed ai singoli (tutela dagli effetti dell’inquinamento, dai rischi infortunistici negli ambienti di lavoro, sanità veterinaria, tutela degli alimenti, profilassi delle malattie infettive, vaccinazioni e programmi di diagnosi precoce, medicina legale);

° l’assistenza distrettuale
, vale a dire le attività e i servizi sanitari e sociosanitari diffusi capillarmente sul territorio, dalla medicina di base all’assistenza farmaceutica, dalla specialistica e diagnostica ambulatoriale alla fornitura di protesi alle persone con disabilità, dai servizi domiciliari ad anziani e malati gravi ai servizi territoriali consultoriali (consultori familiari, SERT, servizi per la salute mentale, servizi di riabilitazione per i disabili ecc.), alle strutture semiresidenziali e residenziali (residenze per gli anziani e i disabili, centri diurni, case famiglia e comunità terapeutiche);
° l’assistenza ospedaliera, in pronto soccorso, in ricovero ordinario, in day hospital e day surgery, in strutture per la lungodegenza e la riabilitazione, e così via.

Le prestazioni e i servizi inclusi nei LEA rappresentano il livello “essenziale” garantito a tutti i cittadini, ma le Regioni possono utilizzare risorse proprie, per garantire servizi e prestazioni ulteriori rispetto a quelli incluse nei LEA stessi.
(fonte: Ministero della Salute)

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