Quando l’inclusione diventa strumento di conoscenza universale

«L’abbattimento delle barriere architettoniche, fisiche o sensoriali che siano – dichiara Roberto Domaine, sovrintendente alle Belle Arti della Regione Valle d’Aosta – per noi si traduce in protezione del bene: i luoghi si proteggono solo se li si rende vivi, pulsanti, inseriti nella vita culturale di un popolo»: e gli esempi di ciò non mancano, dalla possibilità di “toccare con mano la storia” al Parco Archeologico di Saint-Martin-de-Corléans, all’abbattimento delle barriere architettoniche nei “sottotetti” del Castello di Aymavilles, che consentono di mostrare un vero gioiello a tutti

Saint-Martin-de-Corléans, maggio 2018, laboratorio "Toccare la storia"

Un’immagine del laboratorio “Toccare la storia”, tenutosi nel maggio scorso al Parco Archeologico e Museo dell’Area Megalitica si Saint-Martin-de-Corléans, presso Aosta

Le transenne, all’esterno, indicano che i lavori di ampliamento sono ancora in corso, e si concluderanno nel 2020, ma poi ci si immerge sotto terra. Ad ogni metro in verticale si compie un balzo indietro nel tempo di due millenni. Fino al fondo, dove si svela il Parco Archeologico di Saint-Martin-de-Corléans nei pressi di Aosta, una Stonehenge tra le Alpi con trenta tra “menhir”, stele e monumenti funerari di sette metri di altezza.
Le passerelle in legno conducono a passeggio tra i resti sopravvissuti a più di 6.000 anni di storia. Le riproduzioni degli oggetti conservati nelle bacheche consentono di “toccare con mano la storia”: la porosità del vasellame o le forme morbide degli strumenti in legno e cuoio diventano tangibili. Un’esperienza per tutti. «I primi a non trattenersi – spiega la guida non vedente Giulia Oblach – sono i bambini con la loro irrefrenabile voglia di scoprire. Solo dopo osano gli adulti».

E così un’idea che integrava le persone cieche diventa uno strumento di conoscenza universale.
Se si accetta l’invito a chiudere gli occhi, si viene catapultati in un altro mondo dei sensi. «L’abbattimento delle barriere architettoniche, fisiche o sensoriali che siano – spiega Roberto Domaine, sovrintendente alle Belle Arti della Regione Valle d’Aosta – per noi si traduce in protezione del bene: i luoghi si proteggono solo se li si rende vivi, pulsanti, inseriti nella vita culturale di un popolo». Aprendoli a tutti, dunque, e non precludendoli ad alcune fasce di persone o all’intero pubblico. Una strategia che ha anche portato all’apertura dei “sottotetti” del Castello di Aymavilles.
«Senza gli interventi di abbattimento delle barriere architettoniche – spiega Domaine – non saremmo nemmeno riusciti a mostrare questo gioiello anche agli altri visitatori». E poi ci sono gli interventi al Castello di Issogne – ancora in corso – dove l’inserimento di un ascensore in una torre ha consentito di mostrare al pubblico le stratificazione temporali di costruzione dell’edificio. E quelli del Castello Gamba, che consentono di visitare la collezione di arte moderna e contemporanea della Regione Autonoma Valle d‘Aosta, ma anche di raggiungere la sommità dell’edificio per ammirare Châtillon e l’intera vallata disegnata dalla Dora.

Testo già apparso in “InVisibili”, blog del «Corriere della Sera.it» (con il titolo “La piccola Stonehenge tra le Alpi si visita con le mani”). Viene qui ripreso – con minimi riadattamenti al diverso contenitore – per gentile concessione.

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