Come sentirsi… disabili

«Mi sono riscoperto fragile – scrive Simone Fanti -, una sensazione che tutti abbiamo vissuto davanti a difficoltà piccole e grandi, di fronte ai propri limiti. Si lotta continuamente per migliorarsi, per superare le proprie limitazioni e poi un banale problema, come il guasto di un ascensore, ti fa riscoprire… la tua personalissima disabilità»

Ascensore fuori servizioOggi mi sento un po’ più fragile. È bastato davvero poco per mettermi in difficoltà: un semplice ascensore, forse un po’ vecchiotto, guasto. La vicenda è di una semplicità incredibile. Ieri sera, tornando a casa, ho trovato l’ascensore bloccato, ho chiamato l’assistenza – che ormai mi conosce e con grande gentilezza interviene subito – e voilà, guasto rappezzato giusto per il tempo di salire in casa. Il problema, però, si è ripresentato puntuale questa mattina, e sono rimasto “prigioniero in casa”. Appuntamenti saltati, ma questo è il male minore, e il ritorno di un grande senso di vulnerabilità.

Oggi sì mi ricade addosso tutto il peso della mia disabilità. Quel senso di impotenza di fronte a banali incidenti della quotidianità. Indifeso davanti a un semplice sensore che non invia il segnale di chiusura delle porte e che blocca la mia libertà. Sento che anni di lotte per sentirmi un po’ “normale” – mi ero vietato di pronunciare questa parola, ma oggi sono troppo giù per non esprimere la mia rabbia – valgono niente, la disabilità rimane, nonostante l’innovazione tecnologica.
Ecco, forse, un’occasione in cui mi sarebbe stato utile l’esoscheletro, le gambe robotiche che mi permetteranno forse in futuro di fare le scale, ma oggi sono bloccato. La tecnologia è il cerotto che si mette sulla ferita, mentre la cura – cioè la soluzione del problema – è ancora lontana.
Il ventaglio delle sensazioni di questa lunga notte di pensieri va dalla rabbia – per una condizione che mi limita molto – allo scoramento. Mi riscopro fragile. Credo possa essere una sensazione che tutti abbiamo vissuto davanti alle difficoltà piccole o grandi. Di fronte ai propri limiti. Si lotta per mesi per migliorarsi, per superare le proprie limitazioni e poi un banale problema ti fa riscoprire… la tua personalissima disabilità.
Dove poi non arriva la tecnologia, ci pensa il buon cuore delle persone. Ieri sera e questa mattina la persona addetta alla manutenzione è letteralmente corsa a riparare il guasto. Forse sono fortunato, altri sono rimasti a casa anche per giorni.

Mi torna alla mente un’altra vicenda di poco tempo fa… sempre con un sollevatore. Qualche giorno fa, infatti, ero a Roma e volevo visitare i Fori Imperiali. Avevo letto che era stato installato un montacarichi per scendere e realizzato un percorso facilitato per visitare i resti romani.
Mi presento all’ingresso e – sorpresa, ma non troppo, visto che siamo in Italia – la struttura per disabili c’è ma non può essere utilizzata. Inaugurata circa otto mesi fa, è rimasta bloccata per l’assenza del collaudo definitivo. Bella, bellissima, poco impattante nel contesto archeologico, ma ferma. E ancora l’intervento di una persona ha salvato la mia visita. Uno degli addetti, che aveva appena finito il turno di lavoro, si è offerto di aiutarmi a scendere la ripida discesa che porta agli scavi e di mostrarmi i percorsi più agevoli per vedere una parte dei Fori…

Il presente testo, qui riproposto con alcuni riadattamenti al diverso contenitore, è stato pubblicato da “InVisibili”, blog del «Corriere della Sera.it», con il titolo “Quel guasto all’ascensore… che mi fa sentire disabile”.Viene qui ripreso per gentile concessione dell’Autore e del blog.

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