Caregiver = badante? Non proprio!

«“L’italiano c’è perché non usarlo?”: questo il titolo di un articolo pubblicato da “Oggi” – scrivono dall’Associazione Gilo Care – di cui condividiamo l’argomento trattato. Tra le parole “incriminate”, però, compare “caregiver”, di cui viene proposta la sostituzione con l’italianissimo “badante”, dimenticando che in italiano i due termini identificano due figure e due ruoli completamente distinti»

Caregiver familiare insieme alla sua bimba con grave disabilità

Una caregiver familiare insieme alla sua bimba con grave disabilità

L’italiano c’è perché non usarlo?: questo il titolo di un bell’articolo pubblicato da «Oggi» a firma di Valeria Palumbo. Condivisibile l’argomento trattato, solo che al terzo posto della lista di parole “incriminate”, compare “caregiver”, di cui viene proposta la sostituzione con l’italianissimo “badante”.
In italiano, infatti, i due termini identificano due figure e due ruoli completamente distinti. Con “badante” si intende un assistente generalmente professonale alla persona, mentre il caregiver sta ad indicare generalmente il familiare (o un vicinissimo) che si prende cura della persona assistita.
Questo per iniziare, perché poi la galassia dei caregiver è talmente articolata che si sono già utilizzate le categorie di “caregiver familiare”, “caregiver esclusivo”, “caregiver multiplo”, “caregiver genitoriale”, “caregiver filiale” e così via, a seconda delle relazioni sottostanti il rapporto di caregiving.
Il guaio è che la questione lessicale – importante perché ne va della comprensione del proprio ruolo pubblicamente – si accompagna a una confusione anche nel significato delle figure stesse. Non è raro, ad esempio, che in testi ufficiali e in documenti si incontrino equiparazioni tra caregiving e badantato. Chiunque viva all’interno di una situazione concreta di assistenza familiare ha invece perfettamente presente quale differenza di fondo esista tra queste due realtà complementari, ma diversissime.

Detto questo, nemmeno noi abbiamo ancora trovato una traduzione soddisfacente, in quanto quelle più vicine hanno pure esse un significato specifico diverso (assistente, curatore, curante, adiuvante ecc.) e risulta dunque necessario ricorrere a un’intera frase esplicativa, come si è fatto anche in testi di legge: «La persona che volontariamente, in modo gratuito e responsabile, si prende cura di una persona non autosufficiente o comunque in condizioni di necessario ausilio di lunga durata, non in grado di prendersi cura di sé». Che potrebbe essere accettata in sede di definizione, ma è impraticabile come uso corrente e quotidiano.
Dal momento dunque che la parola caregiver è stata ormai sdoganata e viene utilizzata normalmente, tutto sommato ci sembra essere a tutt’oggi la soluzione migliore.

A questo link la pagina Facebook dell’Associazione Gilo Care.

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