Opinioni

È sempre meglio costruire contesti di fiducia

«La fiducia - scrive Simona Lancioni - va costruita lavorando assieme e valutando di volta in volta le diverse situazioni»

Un ulteriore arricchimento al confronto da noi auspicato sul recente emendamento approvato al Senato, riguardante l’installazione delle videocamere in luoghi che ospitano bambini, anziani e persone con disabilità, arriva da Simona Lancioni, che scrive tra l’altro: «La violenza ha una matrice culturale ed è questo il terreno sul quale dobbiamo lavorare. Non ci sono scorciatoie, qualsiasi Centro Antiviolenza lo può confermare. Credo dunque che la videosorveglianza non sia un deterrente efficace, né serva a prevenire la violenza. Per farlo, invece, è necessario costruire contesti di fiducia»

Siamo sicuri che a Roma le scuole inizieranno per tutti in settembre?

Siamo sicuri che a Roma le scuole inizieranno per tutti in settembre?

L’assessore di Roma Capitale Laura Baldassarre tranquillizza le famiglie, dicendo che «gli alunni con disabilità a Roma avranno un servizio di assistenza scolastica garantito», e tuttavia i dubbi restano, secondo Stefania Stellino, che oltre a rilevare una serie di criticità nelle stesse dichiarazioni dell’Assessore, scrive: «Se ad oggi ancora non vi è traccia del bando in base al quale dovranno essere assegnati i servizi di assistenza agli alunni con disabilità, non vedo come potrebbe mai essere tutto pronto, in settembre, per un’adeguata accoglienza al suono delle campanelle in tutta Roma!»

Mai più persone sole e isolate

Mai più persone sole e isolate

«La vicenda di quell’anziana madre – scrive Agostino Squeglia – che viveva sola e isolata in casa con il figlio disabile accudito anche da morto per quattro mesi, fa da “pendant” alla storia, apparentemente inversa, del figlio con disabilità che tre anni fa, sempre a Treviso, aveva vegliato la madre morta per due settimane. Chi ha pensato o valutato in tempo, e in entrambi in casi, il dolore di quell’isolamento? Una comunità è tale solo se conosce, approfondisce e costruisce insieme iniziative nel fondamentale settore sociale, ciò che riguarda tutti e non solo le persone con disabilità»

I Centri Diurni devono riabilitare e non diventare spazi/parcheggio

I Centri Diurni devono riabilitare e non diventare spazi/parcheggio

«Vogliamo essere considerati al pari di tutti i cittadini – scrive Elena Improta – e poi chiediamo che i nostri cari con disabilità continuino a frequentare i Centri Diurni? Questi ultimi, infatti, hanno una precisa finalità, che è quella di riabilitare e non dovrebbero certo diventare degli spazi/parcheggio. Se il progetto riabilitativo ha funzionato, sarebbe meglio vi fosse un’evoluzione verso nuovi progetti idonei alla fascia di età e alle abilità raggiunte»

Decisi a combattere la latitanza colpevole sul tema della disabilità

Decisi a combattere la latitanza colpevole sul tema della disabilità

«Nel novembre dello scorso anno, di fronte al Parlamento, abbiamo gridato “Basta alle offese, Basta alla latitanza colpevole sul tema della disabilità” e oggi ripetiamo ancora quel grido, decisi a combattere i fattori di esclusione sociale che persistono nella scuola, nella mobilità, nel lavoro, nell’involuzione culturale, nell’ignoranza diffusa»: è questo uno dei passaggi più caratterizzanti della mozione conclusiva approvata nei giorni scorsi all’unanimità dall’Assemblea dell’ANIEP (Associazione Nazionale per la Promozione e la Difesa dei Diritti delle Persone Disabili)

L’antidoto alla violenza non è più sorveglianza, ma più vita

«Nei posti dove si è meno persone e più oggetti di lavoro – scrive la Federazione LEDHA -, la violenza rischia di essere considerata un’opzione possibile. E tuttavia, l’antidoto alla violenza non è più sorveglianza, ma più ascolto, non è più sicurezza, ma più apertura, non è più assistenza, ma più compagnia, non è più cura, ma più vita. La videosorveglianza, nel migliore dei casi, non servirà a nulla, se non a rendere ancora più disumani luoghi a cui già oggi viene chiesto di dedicare più tempo a rispettare procedure e protocolli che a guardare negli occhi le persone»

Marilena, che sente con il cuore e con il tatto

«Scoprire la storia di Marilena Abbatepaolo – scrive Simona Petaccia – donna sorda autrice di poesie, dirigente scolastica e amministratrice pubblica, che sente con il cuore e con il tatto, mi ha regalato la sensazione di una boccata d’aria fresca, ridandomi la speranza in una scuola buona, specie dopo il disgusto provato qualche tempo fa, nel leggere di quei dirigenti scolastici che prendevano in giro la disabilità dei loro docenti»

La beffa di avere 65 anni

«Chi arriva ai 65 anni – scrive Maria Pia Amico, riprendendo un tema recentemente denunciato anche dall’Associazione ANFFAS – non viene più considerato come “disabile”, ma come “anziano”, quasi che la sua condizione di prima cessasse di colpo e non avesse più bisogno di certi servizi, per altro indispensabili. E il dato forse più curioso è che nessuna legge o documento istituzionale stabilisce che una persona con disabilità debba considerarsi anziana dopo i 65 anni e, di conseguenza, che le vengano interdetti i servizi di cui usufruiva fino al giorno prima»

Riflessioni sulla videosorveglianza

Il confronto da noi auspicato dopo la pubblicazione delle riflessioni di Mario Paolini sull’emendamento approvato nei giorni scorsi, riguardante l’installazione delle videocamere nei luoghi che ospitano bambini, anziani e persone con disabilità, vive oggi un ulteriore passaggio, con le opinioni di Giovanni Marino, primo firmatario di una mozione approvata nel 2018 al Congresso Nazionale della Federazione FISH, con la quale si chiedeva «l’obbligatorietà delle telecamere di videosorveglianza come requisito per tutte le strutture che ospitano disabili mentali»

È ora che voglio vivere!

«Si dovrebbe partire prima di tutto dal quotidiano – scrive Tonino Urgesi, riflettendo sul corpo della persona con disabilità -, ad esempio dall’alzarsi dal letto. Perché per il disabile c’è sempre un prima e un dopo con cui fare i conti. Un prima, dove deve decidere chi lo alza e a che ora, un dopo per decidere chi lo lava e a che ora. Dovrebbe esserci invece solo “un adesso”: ora mi voglio alzare e adesso mi voglio lavare! Ora voglio vivere e adesso vivo! Ogni azione che voglio in ogni momento devo poterla vivere, e solo così potrò capire la meraviglia del mio corpo e non più il suo peso»

Non nel mio nome

L’approvazione di un emendamento che stanzia specifiche risorse, rilancia forse il dibattito sull’opportunità o meno dell’installazione delle videocamere nei luoghi che ospitano bambini, anziani e persone con disabilità. I temi dei diritti umani tornano ad essere centrali e meritevoli di raccogliere contenuti e prospettive anche radicalmente differenti. Volentieri ospitiamo questa riflessione di Mario Paolini, augurandoci che, come auspicato dall’Autore, possa favorire un proficuo confronto

Le formiche e la responsabilità sociale nei confronti della disabilità

«Essere disabile – scrive Giuseppe Fornaro – non significa essere meritevole di compassione e sussidi, significa essere persona meritevole di interventi (economici e non) che aiutino a superare le barriere. Le “fasce deboli”, quali gli anziani, i bambini e le persone con disabilità, non possono essere una responsabilità relegata alle sole famiglie, ma sono una responsabilità sociale che fa la crescita di un Paese civile, degno di essere considerato tale». E conclude così: «Non possiamo vivere come una fila di formiche, la diversità fa parte della vita umana»

Non può bastare un’altalena in un parco

«Non deve trarre in inganno – scrive Carlo Riva – la quasi quotidiana notizia che annuncia l’apertura di un parco giochi accessibile. Riconosciuto infatti come un bisogno primario per lo sviluppo neuromotorio del bambino con disabilità, così come avere cibo, un tetto sotto cui abitare e l’avere a disposizione cure sanitarie, il gioco, l’attività ludica, resta un’esperienza sporadica, sia che il bimbo la viva da solo o con gli altri. E non è certo un’altalena in un parco, sulla quale può inserirsi una carrozzina, a risolvere il problema del diritto al gioco»

I correttivi al Decreto sull’inclusione: il dialogo continua

Quanto sia sentita la necessità di migliorare realmente il percorso inclusivo degli alunni con disabilità, lo dimostra l’attenta meticolosità con cui in questi giorni alcuni noti esperti del settore e rappresentanti di Associazioni stanno analizzando passo per passo i contenuti dello schema di Decreto approvato la scorsa settimana dal Consiglio dei Ministri, che modificherà in più parti il Decreto Legislativo 66/17 (“Norme per la promozione dell’inclusione scolastica degli studenti con disabilità”). In questo caso è Salvatore Nocera a dialogare con Flavio Fogarolo e Giancarlo Onger

Le modifiche al Decreto sull’inclusione scolastica: il dibattito è aperto

Sta facendo discutere lo schema di Decreto approvato dal Consiglio dei Ministri, che modifica il Decreto Legislativo 66/17 sull’inclusione scolastica degli alunni con disabilità. Nel tentativo di approfondire un dibattito il più ampio, aperto e proficuo possibile, proponiamo oggi le riflessioni provenienti dall’Osservatorio Scolastico dell’AIPD (Associazione Italiana Persone Down) e quelle di due formatori dalla lunga esperienza in àmbito di inclusione scolastica, quali Flavio Fogarolo e Giancarlo Onger. Vari risultano gli aspetti del provvedimento evidenziati, sia in positivo che in negativo

Terapia occupazionale: un’opportunità per l’autonomia

«L’obiettivo principale della terapia occupazionale – scrive Gabriella Casu, in occasione della Giornata Nazionale del Terapista Occupazionale di oggi, 24 maggio, che vive il proprio evento centrale a Matera – è quello di rendere le persone capaci di partecipare alle attività della vita quotidiana. L’augurio, quindi, che come AITO facciamo ai terapisti occupazionali è avere la possibilità di utilizzare le proprie conoscenze e competenze al meglio negli àmbiti di applicazione prediletti, con le strutture adeguate e senza lo spettro della sottostima professionale»

Prima di giudicare la vita di un altro, cammina per tre lune nei suoi mocassini!

«Mi danno sempre più fastidio – scrive Stefania Delendati – certi “paragoni” che tanti fanno tra i loro stress quotidiani e i miei disagi che inevitabilmente aumentano. La comprensione è una merce rarissima, quanto la capacità di mettersi nei panni dell’altro. Gli antichi pellerossa dicevano: “Prima di giudicare la vita di una persona, cammina per tre lune nei suoi mocassini!”. Se qualcuno, dunque, vuole sedere sulla mia carrozza per tre lune o anche più, con tutti gli annessi e connessi, è il benvenuto. Credo che in molti, dopo tre lune, rimpiangeranno i guai che avevano prima»

Una App turistica sulla Sicilia, gratuita e accessibile a tutti

Ha ottenuto già numerosi riconoscimenti, “TripStep”, App gratuita per dispositivi mobili voluta dall’Associazione Culturale Artwork, dedicata al turismo in Sicilia e accessibile a tutti, anche a utenti con disabilità sensoriale. «È una cartolina multimediale – scrive presentandola Vincenza Tomaselli – che arriva al cuore di tutti i viaggiatori, consentendo, con un solo clic, un salto nel mondo della gioia e dello stupore. Il mondo, infatti, è un luogo meraviglioso che deve, senza esitazioni, senza ignoranza e pregiudizio, essere alla portata di tutti, ma proprio di tutti»

Il diritto alla libertà di insegnamento

«Rispetto al caso di Palermo – scrive Salvatore Nocera – in cui una docente è stata sospesa per due settimane, per avere consentito che i propri alunni di scuola superiore parlassero delle leggi razziali del 1938, comparandole con quelle attuali sulla sicurezza, molti si sono chiesti se con la sospensione non si sia violato l’articolo 21 della Costituzione sulla libertà di manifestazione del pensiero. Credo però che il problema sia più delicato: oggetto, infatti, della repressione è la libertà di insegnamento. E in tal senso, è stato legittimo l’intervento repressivo in questa circostanza?»

Quella voglia di cambiare il mondo che ci univa profondamente

«Quel sogno vissuto negli Emirati Arabi è ancora vivissimo nella nostra mente e nei nostri cuori. C’era qualcosa che ci univa in maniera profonda, quel simbolo e quella voglia di cambiare il mondo, per i nostri figli e per noi, che solo qualcosa di veramente grande e forte ti può trasmettere»: il racconto di Anna Rita Casolini, madre di Gabriele, uno dei tanti giovani che in marzo hanno partecipato ai Giochi Mondiali Estivi di Abu Dhabi di Special Olympics, il movimento internazionale dello sport praticato da persone con disabilità intellettiva e/o relazionale