Opinioni

Storia di un padre e di un portamonete

Niki Katiki, "Desperation" (©Saatchi Art)

«È questa la storia – scrive Gianfranco Vitale – di uno che si sta spegnendo lentamente, dopo innumerevoli battaglie combattute per sostenere i diritti del figlio e di Quelli come lui. Uno che alla fine di questa vita tormentata vede, impotente, che l’esito delle sue battaglie è avere un figlio ricoverato in un reparto psichiatrico. Quel padre sono io, che ho 75 anni e sono solo. E l’autistico, dimenticato su una barella, legato e sedato in psichiatria “per non nuocere a se stesso e agli altri”, è mio figlio. Che di anni ne ha 43»

Decreto Legge 71 e inclusione: tutto chiaro dopo l’intervento del Ministro?

Decreto Legge 71 e inclusione: tutto chiaro dopo l’intervento del Ministro?

Il 13 giugno è stato audito alla Camera il ministro dell’Istruzione e del Merito Valditara sul tema della normativa concernente gli alunni con disabilità e quelli “fragili”, in riferimento al recente Decreto Legge 71/24. Salvatore Nocera esamina i vari passaggi dell’intervento del Ministro, concludendo che «malgrado alcune perplessità suscitate dalla lettura del testo del Decreto, non pienamente fugate dall’intervento del ministro Valditara, ritengo che gli aspetti positivi del Decreto stesso, sul piano dell’inclusione, sopravanzino di molto le perplessità ancora permanenti»

Siamo noi, donne con disabilità, che dobbiamo far sentire la nostra voce!

Donne con diverse forme di disabilità

«Dobbiamo essere per prime noi donne con disabilità – scrive Stefania Delendati – a imparare a chiedere e a spiegare il nostro punto di vista, ad essere intransigenti verso chi ci sottostima per la nostra condizione, raccontarci e non lasciare che altri lo facciano per noi. La storia, anche quella delle pari opportunità, procede a cicli e talora sembra di regredire, come quando una grandinata rovina il raccolto non ancora maturo. Siamo noi, ragazze e donne con disabilità, ad avere il diritto-dovere di fermare le derive che talvolta si affacciano e minacciano di rovinare la nostra buona semina»

Quel documento della SIPeS sulla formazione dei docenti di sostegno

Un alunno con disabilità insieme a un'insegnante di sostegno

«A proposito del documento “No alle ‘scorciatoie’. Sì a una formazione di qualità del docente specializzato sul sostegno!”, reso pubblico dalla SIPeS (Società Italiana di Pedagogia Speciale) e centrato su un’analisi del Decreto Legge 71/24, ne condivido quasi tutto il contenuto e totalmente il tono pacato, ma severo, sulla necessità di una formazione dei docenti di sostegno seriamente effettuata. L’unica mia divergenza, motivata da questioni rigorosamente giuridiche, riguarda il giudizio della SIPeS sull’articolo del Decreto relativo alla continuità didattica dei supplenti di sostegno»

Come dovrebbero essere gli indicatori di qualità dell’inclusione scolastica

Come dovrebbero essere gli indicatori di qualità dell’inclusione scolastica

«Nell’avanzare alcune proposte su possibili indicatori di qualità dell’inclusione scolastica – scrive Gianluca Rapisarda – ritengo che non abbia senso parlare di valutazione del sistema d’educazione e formazione e di quella più recente dei dirigenti scolastici, se entrambe le procedure non risultano strettamente connesse con quella dell’inclusione degli alunni/studenti con disabilità. La qualità dell’inclusione scolastica, infatti, non è una “monade” a sé stante, ma è direttamente proporzionale alla qualità dell’intero sistema d’istruzione del nostro Paese»

Predisporre per tempo il servizio di assistenza all’autonomia e alla comunicazione

«Un problema che si presenta puntualmente ogni settembre – scrivono dall’ANFFAS di Modica – e che ormai potremmo definire “strutturale” è il mancato avvio del servizio ASACOM (assistente all’autonomia e alla comunicazione) nei tempi previsti, con gravissimo pregiudizio per gli studenti che ne hanno diritto. Ci auguriamo dunque che i Dirigenti delle scuole si adoperino nei tempi di legge, per far sì che questo settembre il servizio sia attivo già dal primo giorno di scuola»

Le mascherine nelle strutture socio-sanitarie e le disabilità intellettive

«Chiediamo al Ministro della Salute – scrive Vincenzo Bozza dell’UTIM (Unione per la Tutela delle Persone con Disabilità Intellettiva) – che alla luce del controllo raggiunto sulla diffusione del Covid-19 e della dichiarazione dell’OMS sulla fine dell’emergenza sanitaria globale, di rimuovere le misure di precauzione, ovvero l’uso obbligatorio delle mascherine nelle strutture sanitarie, socio-sanitarie e socio-assistenziali, affinché si possa tornare a una piena normalità tanto attesa e necessaria per tutti, in particolare per le persone con disabilità intellettiva e non immunodepresse»

La disabilità, gli atteggiamenti e le parole: alcuni dubbi e perplessità

«Pur apprezzando l’impianto del Decreto Legislativo 62/24 – scrive Orlando Quaglierini – con cui si intende riformare in profondità tutto quanto concerne la disabilità, sono perplesso e dubbioso sulla reale e sostanziale applicazione dei paradigmi di esso e, soprattutto, sul rispetto delle date indicate per l’applicazione. Sono altresì perplesso di fronte alla pretesa di prendere in considerazione e soddisfare i “desideri” delle persone con disabilità. Io mi accontenterei che le Istituzioni riuscissero a soddisfare i “bisogni” delle persone con disabilità»

Sostegno: no a specializzazioni “fai da te”

«Uno degli aspetti più “controversi” del recente Decreto Legge 71/24 in àmbito di inclusione scolastica – scrive Gianluca Rapisarda – è quello relativo alla specializzazione sul sostegno e credo che una simile disposizione di legge finirebbe per rendere sempre più scadente la preparazione e la specializzazione degli insegnanti per il sostegno. Da persona con disabilità visiva, infatti, affermo con forza che il processo di inclusione degli studenti con disabilità è una questione molto seria e che non servono docenti per il sostegno con specializzazione “mordi e fuggi” e “fai da te”»

Continuità didattica dei supplenti di sostegno: non un’anomalia ma un’anticipazione

«Ritengo – scrive Salvatore Nocera, riferendosi a un recente intervento di Paola Di Michele pubblicato su queste stesse pagine – che pur con le limitazioni dovute alla carenza normativa e ai ritardi circa la formazione pedagogica e didattica di tutti i docenti disciplinari, la soluzione proposta dal recente Decreto Legge 71/24, concernente la possibilità di conferma per un anno della supplenza dei docenti di sostegno precari, sia certamente parziale, ma comunque preferibile a quella di lasciare la discontinuità anche per i docenti di sostegno»

Garantire la fantasia ad un bambino con disabilità non è un impegno ma un dovere

«Garantire la fantasia ad un bambino con disabilità – scrive Carlo Riva dell’Associazione L’abilità – non è un impegno ma un dovere. E parlare di gioco vuol dire stare nella responsabilità non solo pedagogica, ma politica, di rivedere nei piani sociosanitari ed educativi il progetto di vita quale investimento socioeconomico e quindi di servizi e strutture che devono essere dedicati all’educazione della libertà e del piacere dell’attività ludica»

Quella mancanza di visione sui delicati equilibri della relazione educativa

«In questo provvedimento si riscontra una mancanza di visione, l’ennesima, di natura psico-pedagogica, di quelli che sono i delicati equilibri della relazione educativa»: lo scrive tra l’altro Paola Di Michele, analizzando gli articoli del recente Decreto Legge 71/24 che comportano una serie di innovazioni in àmbito di inclusione scolastica

89 persone autistiche in mezzo alla battaglia tra Comune e Regione

«L’odissea di 89 persone con disabilità autistiche ad elevata intensità di assistenza, insieme alle loro famiglie, si sintetizza attraverso due date distanti quasi cinque anni l’una dall’altra. In mezzo vi è una serie di rimandi, omissioni, incapacità nell’intervenire per sanare la loro posizione da parte del Comune di Roma e della Regione Lazio. Per questo stiamo attivando una serie di azioni volte a salvaguardare la salute, la qualità della vita e il futuro dei nostri figli e figlie»: lo scrivono dal Coordinamento Famiglie 983, che prende il nome da una recente Delibera della Regione Lazio

La coerenza ambigua sull’educazione inclusiva

«Certo, non tutto va bene – scrive Giampiero Griffo -, ma il bilancio del processo di inclusione nel nostro Paese è stato ampiamente positivo e l’educazione inclusiva è una politica italiana considerata come una buona prassi internazionale. Quale coerenza ha dunque la Lega nel voler da una parte valorizzare le politiche nazionali e nel candidare dall’altra alle elezioni europee il generale Vannacci, pronunciatosi in favore delle classi segreganti, senza convincenti prese di posizione a favore dell’educazione inclusiva e del suo valore economico, culturale, sociale ed educativo?»

Inaccettabile lo svilimento della qualità dell’inclusione scolastica

«Con questa nuova normativa emergenziale – scrive Salvatore Nocera, a proposito del Decreto Legge 71/24 che si occupa anche di sostegno didattico -, quale tipo di qualità si realizzerà per formare un’enorme massa di docenti che poi dovrebbero “sostenere” gli alunni con disabilità nel delicatissimo processo di inclusione scolastica? È bene che, finito il chiacchiericcio elettorale, il Parlamento vorrà correggere queste storture con dei radicali emendamenti in sede di conversione in legge e che questi verranno presentati dalle Associazioni dei familiari di alunni con disabilità si è certi»

Amministrazione di sostegno: diamo ascolto alle voci e alle storie delle persone

«Perché la comunità è così sollecita a reagire a idee farneticanti (ma comunque solo ipotetiche) come il ritorno alle scuole speciali per gli alunni e le alunne con disabilità – scrive Simona Lancioni -, ma non lo è in ugual misura in presenza di violazioni concrete dei diritti umani ai danni di persone reali? Viene da chiederselo davanti alle “timide reazioni” che suscitano le numerose storie di abusi nell’applicazione dell’amministrazione di sostegno che la cronaca continua a proporre»

Quel Decreto sulla continuità didattica è necessario, ma va migliorato

«Dissentendo dalle critiche provenienti dalle Organizzazioni Sindacali – scrive Gianluca Rapisarda – giudico positivamente quello schema di Decreto Legge recentemente licenziato dal Governo, che intende garantire una maggiore continuità didattica agli alunni e alle alunne con disabilità. E tuttavia esso può e dev’essere migliorato: solo così, infatti, assicurando inoltre una serie di condizioni “strutturali” , sarà possibile garantire un’effettiva continuità didattica e realizzare a pieno l’inclusione scolastica degli alunni/studenti con disabilità del nostro Paese»

Le sfide per una libera partecipazione delle persone con disabilità alle elezioni

«Auspicando che in futuro siano smantellate le barriere – scrivono dall’Associazione Attiva-Mente della Repubblica di San Marino -, promuovendo un ambiente elettorale più inclusivo e equo, incoraggiamo tutte le persone con disabilità a partecipare attivamente al voto, non solo perché è un dovere civico importantissimo, ma perché è necessario il coinvolgimento di tutti per cambiare e costruire una società che valorizza e protegge i diritti di tutti i suoi membri»

Scuola: urgono chiarimenti dal Ministero su carenze e contraddizioni normative

«Uno dei problemi è stato risolto da una Nota Ministeriale di questi giorni – scrive Salvatore Nocera – ma le contraddizioni normative riguardanti le modalità per richiedere le risorse destinati agli alunni e alle alunne con disabilità permangono. È quindi quanto mai urgente una serie di chiarimenti ministeriali che portino a una soluzione, ove necessario modificando la normativa, in modo da renderla più lineare e di facile comprensione e applicazione, anche per evitare un prevedibile ampio contenzioso»

Storia di un docente con disabilità e di una normativa da cambiare

«Mi hanno assegnato ad una scuola in un’altra Provincia – scrive Alessio Nesi, docente con disabilità – che dista circa un’ora e venti di auto da casa. Ho la miastenia gravis, una malattia autoimmune che mi impedisce di muovermi eccessivamente o di sopportare carichi di lavoro fisico eccessivi e per questo ho chiesto il riavvicinamento a dove abito, ma non mi è stato concesso. Ma è possibile non considerare che il lavoratore con disabilità non ha né la qualità, né l’aspettativa di vita di un lavoratore senza disabilità e che quindi non può essere soggetto agli stessi pedissequi meccanismi?»