Opinioni

L’inclusione lavorativa deve diventare un tema “alto”: bene quell’emendamento

Una lavoratrice con sclerosi multipla

«Oggi – scrivono dall’Agenzia ANDEL – l’inclusione lavorativa delle persone con disabilità deve diventare un tema davvero “alto”, un valore culturale largamente condiviso, e dev’essere avvertita da tutte le forze politiche come un’emergenza civile e sociale cui porre rimedio nel più breve tempo possibile. In tal senso è positiva l’approvazione di quell’emendamento al “Decreto Semplificazioni bis”, secondo il quale le aziende, per partecipare a gare di appalto, devono essere in regola con gli obblighi della Legge 68/99 da almeno tre anni»

John Stuart Mill, Giorgio Genta e la “manutenzione della vita”

Giorgio Genta con la figlia Silvia, giovane donna adulta con gravissima disabilità

Nell’800 il filosofo ed economista Stuart Mill fu tra i primi a descrivere i meccanismi attraverso cui nelle epoche passate l’educazione a “vivere per gli altri” fosse utilizzata come strumento per conseguire l’asservimento delle donne. Giorgio Genta da trent’anni “vive per una donna”, sebbene probabilmente nessuno lo abbia educato a “vivere per gli altri”. Forse un giorno donne e uomini sapranno realizzare società in cui semplicemente “vivere con gli altri”, fornendo alle persone con disabilità gravissima i supporti per vivere dignitosamente, senza costringere chi le ama ad annullarsi

A un anno da quella manifestazione dei caregiver familiari

Un gruppo di caregiver familiari partecipanti alla manifestazione di protesta del 22 luglio delo scorso anno, in Piazza Montecitorio a Roma

«Un anno fa a Roma – scrivono dal Gruppo Caregiver Familiari Comma 255 – vi fu la nostra manifestazione in occasione della consegna degli emendamenti al Disegno di Legge n. 1461 (“Disposizioni per il riconoscimento ed il sostegno del caregiver familiare”), che ancora giace in Commissione Lavoro al Senato. Dopo più di un anno di lavoro, possiamo oggi affermare con chiarezza che il caregiver familiare è una persona e come tale titolare di diritti soggettivi in uno stato di diritto quale è l’Italia. E a un anno da quella manifestazione, proponiamo un nostro “Manifesto dei caregiver familiari”»

I diritti delle persone con disabilità: un investimento per l’umanità

I diritti delle persone con disabilità: un investimento per l’umanità

«Concretizzare i diritti delle persone con disabilità di oggi e di quelle di domani, che saranno un numero sempre maggiore – scrive Pier Angelo Tozzi, rivolgendosi in particolare agli Amministratori degli Enti Locali -, è un investimento sul futuro dell’umanità. Ogni scalino che eliminiamo, infatti, soprattutto quelli della non conoscenza e dell’indifferenza, divengono il viatico per una crescita valoriale comunitaria, una chiave di lettura del domani, perché avere luoghi e città accessibili significa presentare un territorio più visitabile e attrattivo, significa avere Comunità inclusive»

La normalità è sopravvalutata

Eugenio Viti, "Donna alla finestra"

Il 5 agosto prossimo verrà presentato in anteprima, durante una conferenza stampa in remoto, il libro “La normalità è sopravvalutata” di Katiuscia Girolametti, che in questo suo contributo ne spiega lei stessa la genesi: «Sono la mamma di un ragazzo con disabilità – scrive -, “trismamma”, cuoca per sopravvivenza e scrittrice di tante storie. Bisogna raccontare, perché “diverso” è solo qualcosa che non si ha il coraggio di conoscere»

Il Disegno di Legge Zan e la disabilità: opinioni a confronto

Riceviamo un testo dal sito «Progetto Autismo», a firma di Monica Boccardi e Paolo Cilia, che si riferisce, con toni critici, a un contributo da noi pubblicato, contenente due opinioni firmate da Salvatore Nocera e Simona Lancioni, riguardanti principalmente la disabilità nel cosiddetto “Disegno di Legge Zan”. Lo pubblichiamo integralmente, dando poi spazio alle successive repliche degli Autori chiamati in causa, ritenendo a questo punto concluso, da parte nostra, il dibattito aperto da un articolo pubblicato l’8 luglio dalla testata «Avvenire», a firma di Enrico Negrotti

I bambini con e senza disabilità giochino insieme, perché sono bambini!

«Il mio auspicio – scrive Tonino Urgesi – è che arrivi un momento in cui i bambini con e senza disabilità giocheranno insieme, semplicemente perché sono bambini, perché hanno voglia di incontrarsi e interagire l’uno con l’altro». E aggiunge: «Non è solo la barriera architettonica a dover essere abbattuta, ma quella culturale, alta ben oltre un muro. Parlando ad esempio di parchi gioco, quel che serve è un parco pubblico per tutti e per tutto, in modo tale da permettere ai bambini e alle bambine di interagire giocando tra loro, senza più il bisogno di includere o escludere l’altro»

Tra l’inizio e il fine vita scorre l’esistenza di ogni persona

«Il vero punto in questione è che tra l’inizio e il fine vita scorre l’esistenza di ogni persona, cui va riconosciuta e rispettata la libertà di scelta e di essere così come si è: le battaglie per i diritti o sono per tutti/e o non sono»: interviene così Silvia Cutrera, vicepresidente della Federazione FISH, dando seguito al dibattito scatenato da Enrico Negrotti, che sulla testata «Avvenire» aveva puntato il dito sulla parte riguardante la disabilità nel “Disegno di Legge Zan”, contestando, in particolare, l’appello a un’approvazione rapida dello stesso, lanciato da FISH, ASGI e Rete Lenford

Le persone con disabilità sanno perfettamente valutare quale sia il loro bene

Sta facendo molto discutere un intervento pubblicato dalla testata «Avvenire», a firma di Enrico Negrotti, che punta il dito sulla parte riguardante la disabilità nel cosiddetto “Disegno di Legge Zan”, di cui tanto si parla in queste settimane, contestando, in particolare, l’appello a un’approvazione di quel Disegno di Legge, lanciato dalla Federazione FISH, dall’Associazione ASGI (Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione) e dalla Rete Lenford (Avvocatura per i diritti LGBTI+). Ben volentieri diamo spazio oggi alle repliche a qull’articolo di Salvatore Nocera e Simona Lancioni

Risorsa limitata

Solo di rado, avevamo scritto qualche tempo fa, diamo spazio, sulle nostre pagine, a contributi in versi. E tuttavia, come avevamo pure scritto, ogni regola ha le sue eccezioni e quando le poesie sono belle, delicate e profonde, come quelle della psicoterapeuta romana Laura Bonanni, persona con albinismo, è davvero un peccato lasciarsele scappare. È stato così per “Chiari e vari” e lo è anche per “Risorsa limitata”, che presentiamo oggi, scritta sempre in romanesco e che parla un po’ di tutte le disabilità, ma anche di molto altro

Il Maestro, il bambino e il cavallo: leggerezza e psicoterapia

Cos’è una psicoterapia e quali obiettivi si pone? Sandro Montanari risponde a queste domande con creatività e intensità emotiva, recuperando dai fondali della memoria un caro ricordo, che colora di significati alla luce della sua esperienza di vita. «È molto suggestiva – scrive tra l’altro – la metafora offerta dallo psichiatra e psicoanalista Harry Stack Sullivan, secondo il quale una psicoterapia può dirsi riuscita se le ferite che il paziente si porta dentro si sono trasformate, nel corso del processo terapeutico, in punti di inserimento per le ali»

C’è anche chi accetta bimbi con grave disabilità, senza riserve né pregiudizi

«È rarissimo – scrive Monia Gabaldo – che un bimbo certificato, specie se in condizione di gravità, venga accettato in un club sportivo, ed è ancora più insolito che venga accettato senza educatore al seguito. Se poi di figli certificati con diversi gradi di autismo ne hai tre, lascio immaginare quale tipo di risposte arrivino. Per fortuna, però, ci sono eccezioni, veri modelli ed esempi per tutti, come la squadra di baseball Azzurra Wizzards di Villafranca di Verona che ha accettato i miei tre figli senza riserve né pregiudizi, migliorandone in poco tempo la condizione fisica e psicologica»

Che sia il caso di ripensarlo dalle fondamenta, l’attuale Stato Sociale?

«Un sistema così concepito – scrive Paola Di Michele, dipingendo un impietoso quadro di come è attualmente strutturato lo Stato Sociale -, non tutela né gli utenti, né gli operatori e nell’ultimo anno la pandemia ha messo letteralmente a nudo tutte le gravi carenze presenti nel settore sanitario, socioassistenziale ed educativo. Che sia il caso di ripensarlo e che magari sia pubblico, come voleva Franco Basaglia negli Anni Settanta?»

Le persone con disabilità che fanno turismo sono turisti!

«Finalmente possiamo respirare l’aria di vacanza – scrive Roberto Vitali -, ed ecco che arriva l’ennesima denuncia di discriminazione nei confronti di una persona con disabilità, anzi di una bambina con disabilità, dimostrando come sull’accoglienza turistica delle persone con disabilità ci sia ancora bisogno di formazione, competenze e conoscenze da parte degli imprenditori del mondo del turismo e dei loro collaboratori. Temi, questi, sui quali la nostra rete Village for all (V4A®) si impegna da 13 anni, basandosi sul concetto che “le persone con disabilità che fanno turismo sono turisti!”»

La strada è quella di una sempre più marcata autonomia di ciechi e ipovedenti

«Certamente siamo ancora all’inizio – scrive Giulio Nardone -, molta strada c’è ancora da percorrere, ma un lungo cammino inizia sempre con un primo passo. E a dispetto di chi lo nega, anche all’interno dell’associazionismo, siamo sempre più convinti che la strada giusta da percorrere sia quella che ha in fondo una sempre più marcata autonomia dei non vedenti e degli ipovedenti in tutti i settori delle attività umane, scolastiche, lavorative, culturali e sportive»

Scuola e inclusione: differenziare i percorsi educativi e usare bene il digitale

«Differenziare i percorsi educativi – scrive l’insegnante Marianna D’Alessio – è una risposta possibile alla sfida lanciata dall’inclusione: ovvero non fare semplicemente posto alle differenze per integrarle, ma affermarle e valorizzarle. E le tecnologie digitali possono costituire un nuovo modo – in un’avvincente prospettiva – di fare scuola, dove tutti gli alunni partecipino attivamente al percorso di apprendimento, sperimentando il successo creativo, la cooperazione e la condivisione, come dimostra anche una recente buona prassi, in cui il digitale è stato usato bene»

Grazie per quel chiarimento sul linguaggio corrente e il linguaggio giuridico

«Non posso che ringraziare un autorevole professionista come Antonio Cotura – scrive Mario Parisella – per il suo chiarimento sul linguaggio corrente e sul linguaggio giuridico riguardanti la disabilità uditiva, pubblicato da “Superando.it”. Io sono infatti sordomuto e nel linguaggio corrente, a differenza che in quello giuridico, questo termine posso usarlo. Anche di fronte, quindi, a coloro che mi avevano attaccato, per questa mia libertà di espressione, spero che le parole di Cotura abbiano fatto definitiva chiarezza su un argomento come questo, che ha acceso dibattiti infiniti»

Quell’avatar in diretta TV, con la mia “anima” dentro

«Da anni – scrive Antonio Giuseppe Malafarina – attendevo questo momento: portare un avatar robotico in televisione. L’ho fatto entrando dalla porta maestra, Raiuno, varcando la soglia di “Oggi è un altro giorno”, salotto pomeridiano condotto da Serena Bortone, che ospita personaggi tra i più noti del costume italiano. Un momento storico per la televisione italiana: la prima volta di un avatar robotico in diretta guidato da una persona con disabilità grave. Chi pilota un avatar ne diventa in un certo senso l’“anima” e mentre io ero a Milano, la mia “anima” era negli studi RAI di Roma»

Altro che superare l’approccio assistenzialistico: così lo si incrementa!

«È possibile – si chiede Maria Luisa Meacci, presidente della FISH Umbria – che a 21 anni dalla Legge di riforma degli interventi e dei servizi sociali, si impegni una parte importante di risorse pubbliche in una gara d’appalto per i servizi sociosanitari, richiedendo solo prestazioni assistenziali, senza che nessuno degli “utenti/pazienti” abbia un progetto individuale e di vita?». Eppure, a quanto sembra, è ciò che accadrà con una gara d’appalto dell’USL Umbria 2 per i servizi di assistenza residenziale, semiresidenziale e domiciliare. Ma la Federazione Umbria non intende stare a guardare

I caregiver familiari chiedono una Legge che li tuteli come lavoratori

«In Europa è previsto lo stipendio e tutta una serie di agevolazioni per i caregiver familiari il cui lavoro di assistenza è riconosciuto e ritenuto prezioso. Qui in Italia invece siamo ignorati. Chiediamo dunque di essere riconosciuti e tutelati attraverso una Legge dello Stato, come lavoratori»: lo ha scritto l’Associazione Genitori Tosti in Tutti i Posti in una lettera inviata a numerosi Parlamentari di Camera e Senato, aperta a chiunque altro vorrà aderirvi, spedendola a propria volta ai medesimi destinatari