Permessi lavorativi: non privilegi, ma diritti

Ha lasciato il segno l’editoriale di Giorgio Genta “Il costo di una vita”, da noi pubblicato qualche giorno fa. E dalla stragrande maggioranza dei messaggi da noi ricevuti, un fatto emerge con chiarezza: i diritti delle persone con disabilità e di chi li assiste non sono certo tutelati al meglio

Persona con espressione intensa e riflessivaA proposito dell’editoriale di Giorgio Genta Il costo di una vita, da voi pubblicato qualche giorno fa, esprimo il mio più completo accordo a quanto esposto.
Sono padre di un bambino disabile e purtroppo lavoro come medico in un ospedale, occupandomi di disabili.
Ebbene, per poter usufruire dei permessi lavorativi della Legge 104 vengo penalizzato nello stipendio di risultato (forma analoga a quella dei premi di produzione), in quanto viene considerato che lavorando di meno produco di meno.
Non si considera quindi che l’utilizzo della Legge 104 non è un privilegio ma un diritto, non si considera che cerco di utilizzarla senza penalizzare altri pazienti – e spesso disabili a loro volta – non conta che la mia produzione sia analoga a quella degli altri colleghi e che quindi, ciò considerato, essa risulti mediamente più alta per giornata lavorata.

Sono in effetti considerazioni sindacali, ma mi sento preso in giro e alla fine sempre in difetto: se sto a casa con mio figlio, guadagno meno anche per lui, se vado al lavoro scarico tutto il peso su mia moglie.
Non mi sembra che i diritti dei disabili e di chi li assiste siano difesi in questo modo, ma non mi posso lamentare rispetto ai genitori dei pazienti disabili che spesso ho in cura, che affrontano il loro destino con gravi problemi economici.
Alle loro richieste, però, io rappresento la “controparte” e non posso dir loro che li capisco, ma che i conti della sanità non consentono a volte di aiutarli come si dovrebbe.

Un genitore tra due sponde

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