Un esempio concreto di lotta alle barriere culturali nell’arte

L’ottimo bilancio dell’esposizione a Napoli del “Cristo Rivelato”, opera dello scultore non vedente bolognese Felice Tagliaferri, è una bella testimonianza di come si possano combattere efficacemente le barriere culturali sull’accessibilità dell’arte per le persone non vedenti e ipovedenti. «Speriamo – dichiara il presidente dell’UNIVOC di Napoli, una delle associazioni promotrici dell’iniziativa – che tutto ciò serva a far capire che le mani, di chi sa come toccare, non possono creare danni a sculture esposte nei musei italiani»

Lo scultore non vedente bolognese Felice Tagliaferri all'opera nel suo laboratorio«Oltre 1.000 persone, più di 2.000 mani e di 10.000 dita che hanno dimostrato come l’arte sia uguale per tutti!». Questo, come efficacemente lo racconta Salvatore Petrucci, presidente dell’UNIVOC di Napoli (Unione Nazionale Italiana Volontari pro Ciechi), è l’esaltante bilancio dell’esposizione di Napoli del Cristo Rivelato, opera dello scultore non vedente Felice Tagliaferri, che è stata esposta al Museo Archeologico Nazionale dal 26 febbraio al 13 marzo (si legga nel nostro sito la presentazione dell’evento cliccando qui).

In sostanza, dopo che nel 2008 a Tagliaferri – cieco dall’età di 14 anni, che usa abilmente i più diversi materiali, dalla creta al marmo, dal legno alla pietra, per produrre opere che prima nascono nella sua mente e poi prendono forma attraverso l’uso sapiente delle mani – era stato impedito di “vedere” con le mani il celebre Cristo Velato di Giuseppe Sanmartino, nella Cappella Sansevero di Napoli, egli stesso aveva deciso di “rivelarlo” ai non vedenti, realizzando appunto una scultura in marmo – così come l’opera di Sanmartino – di 180 centimetri di lunghezza e 18 quintali. E così la scultura è stata “rivelata” anche a quegli oltre mille visitatori che, bendati, hanno affollato la mostra, guidati da persone non vedenti, con il supporto dei volontari dell’UNIVOC di Napoli.
Nel 2008, va ricordato, Tagliaferri era a Napoli per la rassegna Toccare l’arte “Vedere con le mani”, esperienza frutto anch’essa – come la mostra di queste settimane – della collaborazione tra l’UNIVOC e l’UICI (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti) di Napoli e del supporto del Museo Tattile Statale Omero di Ancona, della Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Napoli e Pompei e del Centro Nazionale Libro Parlato.

«Questa – sottolinea ancora Petrucci – è stata una vera e propria battaglia contro le barriere culturali sull’accessibilità dell’arte per i non vedenti e gli ipovedenti. Speriamo che tutto ciò serva a far capire che le mani, di chi sa come toccare, non possono creare danni a sculture esposte nei musei italiani. Ci sono molte barriere culturali da superare se vogliamo la vera integrazione dei disabili e l’UNIVOC ha tra le sue finalità proprio la lotta per il superamento delle barriere culturali e sociali dei suoi utenti». (S.B.)

Per ulteriori informazioni: univocna@univoc.org.
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