Quelle omissioni a scapito degli alunni con disabilità

Non sono nuove, da parte dell’Autore della presente nota – e anche il nostro giornale le ha già riprese più di una volta – le denunce riguardanti una grave situazione di mancato rispetto dei diritti degli alunni con disabilità e delle loro famiglie, nella Provincia di Pavia. Una situazione documentabile, dati alla mano, che non sembra poter migliorare nemmeno in vista del prossimo anno scolastico

Ragazzo con disabilità a scuola«Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge…» (articolo 3 della Costituzione della Repubblica Italiana): è sempre affascinante leggere la Costituzione, in quanto consente a ogni cittadino di riappropriarsi della dignità con la quale è stata concepita la democrazia, dando inoltre il giusto spunto per porsi interrogativi inerenti la coerenza con la quale gli organi stessi dello Stato rispettino i principi di parità ed eguaglianza invocati dalla Costituzione stessa, in nome della sovranità popolare.
Tale riflessione prende spunto da una documentata, gravissima e protratta omissione dei più basilari diritti alla “pari dignità sociale” di centinaia di bambini con disabilità, verificatasi in Lombardia e, nello specifico di questa nota, nella Provincia di Pavia. Alcuni dati forniscono le dimensioni di quanto dichiarato, in una Provincia, come quella citata, la quale nel 2010 aveva la responsabilità di circa 1.600 alunni certificati, che costituivano nientemeno che il 2,6% della popolazione scolastica globale, con un trend di certificazioni di disabilità attestato al rialzo di anno in anno, e in gestione dei quali vi è una suddivisione della Provincia stessa in tre Distretti Sanitari, dove quello denominato Distretto Sanitario Lomellina gestiva circa 700 alunni con necessità di sostegno, in un contesto di 51 Comuni distribuiti su un territorio di 1.100 chilometri quadrati.
Lo scenario descritto, che dal 2010 non ha fatto altro che implementarsi, è seguito da tre neuropsichiatri (!) i quali, oltre ad occuparsi di 700 bambini con disabilità in 22 istituti scolastici, seguono tutti gli altri soggetti interessati dalla disabilità sia in età pre-scolare che post-scolare, prestano servizio in Pronto Soccorso, nei reparti ospedalieri, nei contesti ambulatoriali, si occupano dei bambini nelle sedute riabilitative, operano nelle carceri e infine dicono di compartecipare ai Gruppi di Lavoro Handicap degli Istituti Scolastici e a quelli Provinciali, tutto questo in un’estensione territoriale come quella sopra citata.

Si tratta, a parere di chi scrive, di una palese presa in giro, debitamente documentata e altrettanto supportata dalle strutture scolastiche che, nella Provincia di cui si parla, hanno ritenuto lecito omettere la divulgazione del documento prodotto nel 2011, denominato Dichiarazione di intenti GLIR [Gruppo di Lavoro Interistituzionale Regionale per l’inclusione degli alunni con disabilità, N.d.R.], per il quale era stata chiaramente richiesta la promulgazione ai Dirigenti degli Uffici Scolastici Territoriali, ai Dirigenti Scolastici di scuole statali e paritarie di ogni ordine e grado della Lombardia, in quanto esso riportava tutti i parametri legislativi in materia di integrazione scolastica per gli alunni con disabilità. E invece quella Dichiarazione, di fatto, non ha raggiunto una singola scrivania della Provincia in questione.
È oltremodo interessante citare uno dei passaggi introduttivi riportati in tale documento: «Il presupposto che ogni individuo è risorsa per la comunità intera, consente di superare la logica del costo sociale. Passare dalla logica dei costi alla logica degli investimenti significa, tra le altre cose, offrire la possibilità di raggiungere il più alto grado di autonomia della persona e la sua inclusione sociale, anche per favorire in prospettiva un possibile inserimento lavorativo, nel rispetto della dignità della persona e della sua famiglia».
Concetti, questi, di inequivocabile valore, non fosse che nella realtà – per lo meno come comprovato accada in questo lembo di territorio -, non esiste una sola assegnazione d’insegnante di sostegno con rapporto 1/1, in quanto i Gruppi di Lavoro Handicap Operativi (GLHO) sono gestiti dalle ultime insegnanti di sostegno assegnate ai bambini, le quali rientrano in un meccanismo consolidato che porta la compilazione del Piano Educativo Individuale (PEI) e del Profilo Dinamico Funzionale (PDF) dei bambini in una sorta di “catena di montaggio”, ovvero senza la coerente convocazione e compartecipazione delle parti in causa, e conseguentemente senza un’adeguata presa in carico delle “effettive esigenze” dell’alunno, in quanto l’assegnazione delle ore in deroga è un tabù, con l’ASL che ricopre un ruolo puramente burocratico nell’apporre timbri e firme in separata sede e successivamente la firma dei genitori, ai quali viene spesso persino negato il diritto di ricevere copia dei documenti stilati.

Sono nella piena consapevolezza che quanto sopra descritto non sia limitato al territorio pavese – tra l’altro definito, da alcuni Presidenti associativi, come «miglior esempio d’inclusione scolastica esistente in Europa» -, ma allora perché tali gravissimi accadimenti non vengono segnalati nei dovuti termini, considerandoli come una pluriomissione perpetrata per decenni, di leggi dello Stato Italiano, ovvero di un reato? Personalmente, sulla base di questo principio, ho depositato tutti i dati raccolti come privato cittadino, sia in ambito scolastico che sanitario, presso le Procure della Repubblica territorialmente interessate.

Ma cosa succederebbe se tutte le istituzioni scolastiche della Provincia di Pavia esigessero da parte delle strutture sanitarie il rispetto delle normative vigenti in materia d’inclusione scolastica degli alunni con disabilità, partendo dal coerente svolgimento dei Gruppi Lavoro Handicap Operativi e se all’interno degli stessi venisse conseguentemente certificata l’effettiva necessità di centinaia di alunni con disabilità del sostegno didattico con rapporto di 1/1? Sarebbe un vero e proprio disastro di proporzioni epocali, in quanto tutto il personale sanitario risulterebbe drasticamente sottostimato – neuropsichiatri, logopedisti, psicomotricisti – cosicché l’intero sistema sanitario provinciale (e forse non solo) sarebbe travolto da una valanga di incombenze economiche, strutturali e mediatiche, rispetto alle quali qualcuno dovrebbe dare coerenti delucidazioni. E l’Ufficio Scolastico Provinciale di Pavia, pur avvalendosi di una certificazione degli alunni con disabilità, viziata dalle inadempienze delle strutture sanitarie più sopra documentate, protrae da anni un’assegnazione drasticamente sottostimata delle ore in deroga degli insegnanti di sostegno, che se invece fossero avvalorate dalle effettive esigenze, coerentemente certificate dal personale sanitario, diverrebbero tali da rendere necessaria l’assunzione di decine di docenti. Risulta quindi evidente che l’impatto economico in gioco è di pesanti dimensioni e questa purtroppo è la cruda realtà dei fatti, che nessuno pare abbia avuto l’interesse o il coraggio di portare alla luce.
Tengo infine a specificare che nella suddetta documentazione – raccolta da chi scrive – sono riportati nomi e cognomi di Dirigenti, sia di ambito sanitario che scolastico, affinché chi si è reso complice di omissioni perpetrate a scapito di altri cittadini o meglio di bambini con disabilità, sia consapevolmente informato del suo “non diritto all’ignoranza” delle Direttive in materia.

Resta da chiedersi, in conclusione, perché di fronte a tali situazioni, nemmeno la LEDHA, la Lega per i Diritti delle persone con Disabilità, componente lombarda della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), ovvero la maggiore Federazione Nazionale in àmbito di tutela per la disabilità, pur essendo stata informata della situazione in atto, non si sia ancora pronunciata in merito. Una risposta su tale punto sarebbe quanto mai gradita.

L’ampia documentazione, cui fa riferimento l’Autore della presente nota, può essere messa a disposizione, scrivendo a: brogid21@gmail.com.

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