Informazione: un passo avanti e uno (o due?) indietro

Adottando titoli in cui si denunciano «sordi e ciechi che parlano al telefono», l’intento moralizzatore (denunciare dei “reali falsi invalidi”) «ha come contraltare – scrive Andrea Pancaldi – il rinforzare un pregiudizio o comunque una visione distorta e non aggiornata delle potenzialità e capacità di una persona con disabilità»

Una lente di ingrandimento sopra a dei fogli di giornaleL’ennesimo, significativo esempio di un titolo “carente”, utilizzato dagli organi d’informazione, riguarda recentemente il portale «Tiscali.it», che l’11 novembre scorso ha presentato una notizia in tal modo: Falsi invalidi, risultava sordo e cieco ma parlava al telefono e leggeva, da cui, per la proprietà transitiva, deriva che un sordo non comunica al telefono e un cieco non legge…
Infatti, anche dando per buona la necessità di semplificare e sintetizzare, l’intento moralizzatore del titolo (denunciare dei “reali falsi invalidi”) ha come contraltare il rinforzare un pregiudizio o comunque una visione distorta e non aggiornata delle potenzialità e capacità di una persona con disabilità.

Pertanto, non potendo essere l’informazione fatta da “un passo avanti e uno indietro”, una sorta di “somma zero”, lascio alla professionalità e alla capacità dei giornalisti di incominciare finalmente a trovare titoli efficaci e non fuorvianti e, nel caso non sia possibile, di scegliere “cosa sacrificare” alla luce di una conoscenza più complessiva dei temi, ricordando sempre che con il dispositivo DTS i sordi usano il telefono e che con la Barra Braille, l’Optacon o altre apparecchiature i ciechi leggono.

Redazione Sportelli Sociali del Comune di Bologna.

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