Rinascita professionale di un fotografo

È passata per “Reaching the Cape”, un viaggio fotografico da Milano a Capo Nord (e ritorno), la rinascita professionale di Matteo Di Giovanni, fotografo coinvolto cinque anni fa in un grave incidente in Bosnia Erzegovina, che gli era costato l’amputazione transfemorale di una gamba. I risultati di quel progetto, realizzato grazie al supporto di alcuni prestigiosi partner, verranno raccontati a Milano, nella serata di oggi, 29 giugno, dallo stesso Di Giovanni

Matteo Di Giovanni, “Reaching the Cape”, Isole Åland, 2015

Un’immagine delle Isole Åland, in Finlandia, realizzata da Matteo Di Giovanni durante “Reaching the Cape”

Era il 2011, quando il fotografo Matteo Di Giovanni, mentre lavorava a un progetto in Bosnia Erzegovina, per concludere il proprio Master in Fotogiornalismo all’Università Westminster di Londra, venne coinvolto in un grave incidente, dopo il quale, risvegliatosi dal coma, venne sottoposto a numerosi interventi chirurgici, tra cui l’amputazione transfemorale di una gamba.
Dopo qualche anno, Di Giovanni ha deciso di misurarsi con una sfida all’insegna della crescita interiore, «per provare a me stesso – spiega – che esistono limiti, ma non confini». Lancia così una campagna di crowdfunding (raccolta fondi nel web), alla quale aderiscono quasi trecento persone, consentendogli di realizzare il suo progetto, denominato Reaching the Cape, consistente in un viaggio fotografico di due mesi, tra ottobre e dicembre dello scorso anno, da Milano a Capo Nord (e ritorno), insieme all’amico e videomaker Lucas Pernin.

Quel viaggio e i suoi esiti verranno raccontati nella serata di oggi, 29 giugno, a Milano, (Micamera, Via Medardo Rosso, 19, ore 19), agli ospiti, agli sponsor e ai sostenitori del progetto, tra i quali vanno segnalati almeno alcuni nomi illustri.
Se infatti la direzione artistica di Reaching the Cape è stata curata da Micamera, libreria fotografica e spazio dedicato alla fotografia e alle forme di arte contemporanea che utilizzano in qualche modo l’obiettivo, della direzione tecnica si è occupata una struttura di grande prestigio nel proprio settore, vale a dire il Centro Protesi INAIL di Vigorso di Budrio (Bologna), che ha realizzato il nuovo dispositivo protesico utilizzato da Di Giovanni durante il suo viaggio.
Tra gli altri partner, poi, da ricordare NOC (New Old Camera), Conservatorio della Fotografia, Officine Fahrenheit, Freedom Innovations, MTO, Film Ferrania, ALPA of Switzerland e Punto Foto Group.

Sarà quindi un incontro, quello di questa sera, che per Matteo Di Giovanni costituirà una preziosa occasione per ringraziare tutti coloro che l’hanno sostenuto, con l’esibizione delle immagini realizzate durante il viaggio e la consegna delle prime stampe del progetto. Queste ultime, poi, potranno essere acquistate a prezzo speciale, contribuendo all’elaborazione di un libro e di una mostra, altre due tappe importanti per la rinascita professionale di questo Autore. Si potrà così scoprire, come ricordano i promotori dell’iniziativa, che «Di Giovanni ha scelto di lavorare in modo completamente analogico, privilegiando un linguaggio tradizionale, una scelta estetica che al contempo riflette l’esigenza di riconquistare il diritto alla lentezza e di riscoprire il gusto dell’attesa». (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: Valeria Volpato (valeria.volpato@seigradi.com); Valentina Carabelli (valentina.carabelli@seigradi.com) e anche associazione@micamera.it.

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