I tanti sensi dei caregiver

«Dei cinque sensi che possediamo – scrive Giorgio Genta – è difficile stabilire quello più utile ai caregiver (o meglio alle caregiver) che assistono un familiare con gravissima disabilità. Al di fuori poi di quelli canonici, vi sono anche altri sensi utilissimi ai caregiver: il senso di sopportazione, quello della misura (spesso colma), il senso del pericolo e quello dell’equità, regolarmente tradita dai nostri uomini politici…»

Renato Guttuso, "Autoritratto", 1936

Renato Guttuso, “Autoritratto”, 1936

Dei cinque sensi che possediamo è difficile stabilire quello più utile a un caregiver – che assiste un familiare con gravissima disabilità – anzi a una caregiver (90:10 come rapporto).
Parrà incredibile, ma a mio giudizio l’udito è in testa alla classifica: ascoltare il ritmo della respirazione, valutare le intemperanze sonore degli ausili respiratori, le suonerie di allarme dei ventilatori, tutti questi compiti essenziali sono infatti a carico dell’udito.
La vista, ampiamente sopravvalutata, è sì importante, ma non come si crede. Lo recita la legge stessa: la persona con disabilità gravissima va tenuta sotto un controllo continuo costante.
Il tatto è utilissimo nei rapporti umani: peccato sia un tatto sociale e non sensoriale!
Per il gusto è assai difficile trovare indicazione utili. Una, storica, è quella che i medici medievali assaggiavano l’urina per determinare l’eccesso di zuccheri. Altro che Glucotest!
E da ultimo ma non ultimo, l’olfatto. Anche gli odori hanno la loro importanza nel determinare le problematiche delle persone con disabilità. Peccato che io sia totalmente privo di olfatto, ma ricco di magagne…

Al di fuori dei cinque canonici, esistono poi altri sensi utilissimi ai caregiver.
C’è il senso di sopportazione, quello della misura (spesso colma), il senso del pericolo e quello dell’equità, regolarmente tradita dai nostri uomini politici…
Comunque, cari caregiver maschi e femmine, buon sentire a tutti e a tutte!

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