Il lavoro vulnerabile e precario

Oltre ad essere tra i primi disoccupati, i lavoratori con disabilità sono anche tra i primi “lavoratori vulnerabili”, ovvero quelli maggiormente esposti a condizioni sfavorevoli. Se ne parla in questi giorni a Londra, insieme a molti altri temi, in una Conferenza Internazionale organizzata dall’ANMIL (Associazione Nazionale fra Lavoratori Mutilati e Invalidi del Lavoro)

Donna in carrozzina al lavoro al computerCome recentemente sottolineato anche dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro e della Commissione sui Lavoratori Vulnerabili del Trade Union Congress britannico, si parla di lavoratori vulnerabili in riferimento a quelle categorie più facilmente esposte a condizioni sfavorevoli per motivi soggettivi (sesso, nazionalità, età, condizione di disabilità) e oggettivi (ad esempio una tipologia contrattuale non standard o atipica attraverso cui viene resa la prestazione lavorativa, ovvero le basse competenze professionali).
In particolare, sono proprio i lavoratori con disabilità, le donne, gli immigrati, i giovani e le persone sopra i 50 anni ad essere i più sottoposti a limitate tutele contrattuali, previdenziali e assicurative, oltre che a una scarsa salvaguardia della salute e della sicurezza, con orari e turni di lavoro logoranti, trattamenti economici discriminatori e mansioni più pericolose e usuranti.
Come se non bastasse, a queste situazioni svantaggiose, spesso si aggiungono: mancato riconoscimento dei permessi parentali e della retribuzione nei giorni di assenza per malattia, lavoro irregolare, discriminazione, violenza, precarietà dell’impiego, scarsa tutela e rappresentanza degli interessi a livello sindacale, limitato potere negoziale e isolamento.

A tutti questi temi è dedicata la Seconda Conferenza Internazionale, in corso a Londra, denominata Vulnerable Workers and Precarious Work in a Changing World (“Lavoratori vulnerabili e lavoro precario in un mondo che cambia”) e organizzata dall’ANMIL (Associazione Nazionale fra Lavoratori Mutilati e Invalidi del Lavoro), in collaborazione con l’ADAPT (Associazione per gli Studi Internazionali e Comparati sul Diritto del Lavoro e sulle Relazioni Industriali), il CSMB (Centro Studi Internazionali e Comparati “Marco Biagi” dell’Università di Modena e Reggio Emilia) e la Middlesex University Business School.
Il programma della due giorni prevede un fitto calendario di interventi che coinvolge – in qualità di relatori – ricercatori, esperti e accademici provenienti da venti diversi Paesi del mondo, con l’obiettivo di incentivare la ricerca e il dibattito scientifico sulle varie questioni emergenti, collegate al lavoro precario e vulnerabile, temi di crescente interesse, anche per il fatto che si stanno delineando vere e proprie tipologie di rischi nuovi per la salute e la sicurezza sul posto di lavoro.
Dal canto suo, l’ANMIL – organizzazione attiva da settant’anni nel sostenere le vittime del lavoro, le persone con disabilità e i loro familiari – porterà l’esperienza italiana anche nell’ambito di una sessione specificamente dedicata al tema della disabilità e dell’inserimento nel mercato del lavoro, coordinata dal presidente nazionale Franco Bettoni, cui interverranno anche Angela Vetrano, Maria Giovannone e Alessandra Innesti, che nell’ANMIL ricoprono rispettivamente i ruoli di responsabile dell’Ufficio Servizi Istituzionali, di direttore scientifico per la Sicurezza e di ricercatrice. (S.B.)

Per ulteriori informazioni: ufficio.stampa@anmil.it.

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