E per fortuna che quel concerto era dedicato a loro…

Una premiazione a un gruppo di canottieri del movimento Special Olympics, seguita da un concerto dei bimbi delle Orchestre Suzuki, a loro dedicato: questo doveva essere una domenica di novembre, nello storico Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio a Firenze, e invece è diventato un altro piccolo, grande episodio di discriminazione nei confronti di persone con disabilità, all’insegna del menefreghismo e anche dell’ipocrisia

Salone dei Cinquecento a Palazzo Vecchio di Firenze

Il Salone dei Cinquecento a Palazzo Vecchio di Firenze

E per fortuna che quell’evento il notiziario del Comune di Firenze lo aveva presentato come «un concerto del Centro Musicale Suzuki di Firenze dedicato agli atleti Special Olympics Italia canottaggio»… E invece…
Tutto accade il 24 novembre scorso nello storico Salone dei Cinquecento, ovvero lo spazio certamente più grande e più importante – sotto il profilo storico-artistico – di Palazzo Vecchio a Firenze. Invitati speciali i componenti di un cospicuo gruppo della Sezione Canottaggio di Atleti Special Olympics, il movimento internazionale dello sport per persone con disabilità intellettiva, che dovranno anche essere premiati e ai quali dovrà essere appunto dedicato il concerto dei noti bimbi musicisti delle Scuole Suzuki.

«Eravamo arrivati a Firenze – racconta Alberto Brunetti, presidente dell’ANGSA della Spezia (Associazione Nazionale Genitori Soggetti Autistici), che guidava la delegazione giunta dalla città ligure – pensando che la città, culla di antiche tradizioni e di ineguagliabile arte e cultura, che ha dato i natali a uomini giusti e valorosi, ci avrebbe accolto con benevolenza. Di sicuro non avremmo mai pensato di andare incontro a un epilogo tanto diverso. Infatti, nel Salone dei Cinquecento si è verificato un evento in linea con i tempi di egoismo che tutti noi viviamo e che arriva perfino ad annichilire le nostre coscienze, con l’ennesimo atto di sopraffazione dei forti nei confronti dei più deboli!».

Succede, in sostanza, che nel grande Salone siano presenti molte più persone di coloro che erano in possesso del regolare invito e quindi, per problemi di agibilità, quelli che sono sprovvisti di biglietto vengono più volte invitati ad uscire, senza però che nessuno risponda all’appello, nemmeno di fronte alla possibilità di sospendere l’intera manifestazione.
«Nessuno esce – ricorda ancora Brunetti – nessuno pare capire, nessuno vuole rinunciare a quello che ritiene un privilegio, un diritto acquisito. E così, in sala, velatamente si mormora, si insinua, e ci sembra ben presto di capire che quel vociferare abbia un’origine soltanto: noi di Special Olympics, che ci sentiamo chiamati in causa, fuori luogo, quasi a disagio, incominciando a chiederci “perché siamo qui?” e a dirci che non vorremmo mai vedere i nostri ragazzi “presi di mira”, sentirsi indesiderati. E così, per evitare malintesi o assistere a scene di cattivo gusto, decidiamo all’unanimità che questo non è posto per noi, compostamente ci alziamo e ci avviamo verso l’uscita, quasi a sottolineare che “abbiamo capito” e che quindi “togliamo il disturbo”».

Ma che succede a quel punto? Forse a qualcuno viene in mente che quella giornata di festa era in parte, se non soprattutto, anche per quelle persone di Special Olympics, provenienti da Roma, Livorno, Pisa e San Miniato, oltreché dalla Spezia, e li invita a rimanere? Tutt’altro. «La platea – sottolinea infatti il Presidente dell’ANGSA La Spezia – anziché invitarci a rimanere, ci applaude (in modo liberatorio?), quasi come se non avesse compreso che la nostra dignità non ci avrebbe consentito comunque di restare. E così, mentre noi usciamo, entrano i bimbi dell’Orchestra Suzuki e ha inizio il Concerto. Gli applausi scrosciano e ora quella Sala appartiene ai giusti!».
«A questo punto – dichiara con amarezza Brunetti – non ci interessano le scuse e i soliti distinguo che usciranno magari proprio a seguito di questo nostro sfogo. Probabilmente i più avranno già dimenticato l’episodio e la nostra chiave di lettura di quanto accaduto sarà certamente diversa dalla loro. Ciò che per noi ha tuttavia segnato quella giornata è che, ancora una volta, i sacrosanti diritti dei cittadini e di ogni essere umano, sono stati calpestati e ignorati, che i “furbi” sono stati premiati, che il più forte ha avuto la meglio, che i diritti dei più deboli non sono stati considerati e che la solerte giustizia – rappresentata nella fattispecie dai Vigili Urbani – ha fatto rispettare la legge, ma una volta di più a scapito dei più deboli. Che ci hanno fatto sentire, insomma, ancora una volta “cittadini di serie B”. Noi pure, invece, avremmo voluto applaudire i nostri ragazzi ed emozionarci al ricordo di quanto fatto quest’anno da tutti loro, ma soprattutto anche loro avrebbero voluto, orgogliosi di mostrare alla platea e ai propri familiari quanto erano stati bravi, di essere premiati dopo un anno di duri sacrifici, testimoniando quanto il canottaggio li renda felici e forti, come dei “piccoli Abbagnale”, sempre pronti a tenere alta la bandiera che li accomuna, che ci accomuna…».
«Ma come dicevo – conclude Brunetti – non ci aspettiamo scuse da nessuno. Vorremmo invece che questo fatto increscioso ci portasse ancora una volta a riflettere su quali debbano essere i reali valori del vivere comune, da cui sembra che ci si stia sempre più allontanando. Non è infatti sull’egoismo, sulla superiorità e sui soprusi che si può fondare una società di diritto e anche se l’episodio di Firenze è stato probabilmente unico nel suo genere, credo possa essere interpretato come un sintomo che la buona educazione, le antiche tradizioni, la giustizia, vanno via via scemando… Si potrebbe anche citare Dante, che probabilmente il 24 novembre avrebbe gridato: “Ahi, Firenze, vituperio delle genti”; ma preferiamo rivolgerci direttamente a Matteo Renzi, sindaco di una città che nel Rinascimento vide il rifiorire delle lettere e delle arti, della scienza e in genere della cultura e della vita civile, invitandolo a voler dedicare un po’ del suo tempo anche a fare chiarezza su quanto ci è accaduto in quella giornata. Questo, infatti, gli renderebbe il giusto plauso da parte di coloro che ancora credono che alla base di tutto debba esserci il senso del giusto e che quindi nulla, nemmeno i fatti apparentemente più marginali,  debba essere tralasciato».

E per fortuna – torniamo a ripetere, riprendendo quanto scrivevamo all’inizio – che quell’evento il notiziario del Comune di Firenze lo aveva presentato come «un concerto del Centro Musicale Suzuki di Firenze dedicato agli atleti Special Olympics Italia canottaggio»… E invece si è rivelato un altro piccolo, grande episodio di discriminazione nei confronti di persone con disabilità, questa volta impegnate nello sport. (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: info@angsalaspezia.it.

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