Le Regioni chiedono una nuova politica di welfare

Lo hanno fatto presentando uno specifico documento, durante una recente riunione della Conferenza Stato-Regioni, in vista del riparto per il 2014 dei Fondi Nazionali delle Politiche Sociali e per la Non Autosufficienza. Finanziamenti certi e crescenti: questa è una delle principali richieste, per poter programmare con respiro la stabilità del sistema sociale e sociosanitario

Lorena Rambaudi

Lorena Rambaudi coordina la Commissione Politiche Sociali della Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome

«Serve una politica unitaria. I Fondi sono separati, ma chiediamo un’intesa quadro che definisca una nuova politica di welfare»: sono parole di Lorena Rambaudi, coordinatrice della Commissione Politiche Sociali della Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome, pronunciate durante la riunione del 20 febbraio scorso della Conferenza Unificata Stato-Regioni e Province Autonome, ove è stato presentato in tal senso uno specifico documento, in vista del riparto per il 2014 dei Fondi Nazionali delle Politiche Sociali e per la Non Autosufficienza (262 milioni e 618.000 euro il primo, fortemente ridotto rispetto al passato; 340 milioni di euro il secondo, leggermente di più rispetto allo scorso anno).
«Diciamo basta ai finanziamenti frazionati – ha aggiunto Rambaudi – perché le competenze frazionate tra Ministeri sono una debolezza. Vogliamo cogliere l’occasione del riparto dei Fondi, per inserire un’integrazione all’intesa che dice che bisogna iniziare a lavorare con una visione di sistema».

«L’attuale situazione socio economica – si legge in un comunicato prodotto dalla Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome, che riassume i contenuti del citato documento – risente di una crisi che ha fra le diverse conseguenze un impatto forte per le politiche e i servizi sociali. Le Regioni, quindi, dopo un lungo lavoro di ricognizione e razionalizzazione delle attività svolte a livello locale, per altro sostenuto anche dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, hanno individuato cinque Macro Obiettivi di Servizio: 1. Servizi per l’accesso e la presa in carico dalla rete assistenziale; 2. Servizi e misure per favorire la permanenza a domicilio; 3. Servizi a carattere comunitario per la prima infanzia; 4. Servizi a carattere residenziale per le fragilità; 5. Misure di inclusione sociale e di sostegno al reddito». Si tratta di àmbiti che devono poter «rispondere ai bisogni dell’infanzia, alle responsabilità familiari, alle persone con disabilità e a quelle non autosufficienti».
Dal canto loro, anche «le Autonomie Locali, pur con esigenze di maggior dettaglio, hanno condiviso la metodologia seguita per l’individuazione dei Macro Obiettivi e anch’esse ribadiscono l’esigenza di poter disporre di finanziamenti “certi”, in modo da programmare con respiro la stabilità del sistema sociale e sociosanitario per tutte quelle competenze che vanno ad integrarsi con il sistema della salute».

«Le Regioni – conclude il comunicato – chiedono quindi:
a) una stabilità almeno triennale e incrementale a partire dal 2014, dei finanziamenti statali riguardanti – in senso lato – gli interventi sociali, con particolare riferimento al Fondo Nazionale delle Politiche Sociali e al Fondo per le non Autosufficienze, individuando una dimensione finanziaria accettabile, per stabilizzare, almeno a un livello minimo, gli Obiettivi di Servizio, ovvero quella del 2009 (520 milioni di euro per il Fondo Nazionale delle Politiche Sociale e 400 milioni per quello per le Non Autosufficienze). Chiedono altresì di ripristinare il Fondo Nazionale delle Politiche Sociali nella sua dotazione originaria indicata nella Tabella C della Legge di Stabilità 2014 [147/13, N.d.R.], come impegno assunto dal Governo nella Conferenza Unificata del 6 febbraio 2014;
b) una confluenza temporale nei primi mesi dell’anno, per l’erogazione dei citati Fondi, per una programmazione triennale/annuale dei servizi;
c) la valorizzazione concreta di politiche integrate, anche con l’apporto di altri Ministeri, sotto il profilo della Salute (nuovo Patto per la Salute) per tutte le fragilità e per la non autosufficienza; sotto il profilo del Lavoro, per promuovere e affiancare tutte le iniziative, anche derivate dalla Strategia Europea 2014/2020, che facilitano occasioni di lavoro per i disoccupati, i giovani, i portatori di disagio sociale […];
d) il rafforzamento, nel rispetto dei modelli di governance delle Regioni, del confronto e del coinvolgimento delle Autonomie Locali, con l’apertura di una fase di concertazione che metta a valore la programmazione sociale e faccia convergere nella crescita locale, tutti gli attori interessati e disponibili, a partire dalla cooperazione, alle imprese sociali e coinvolgendo nei processi anche i soggetti imprenditoriali». (S.B.)

È disponibile il testo integrale del documento di cui si parla nella presente nota, approvato dalla Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome il 20 febbraio scorso.

Stampa questo articolo