Per dove passa la difesa del Servizio Sanitario Nazionale

«Condividiamo con i medici la preoccupazione per le sorti del Servizio Sanitario Pubblico e per il diritto alla salute dei cittadini, ma riteniamo siano necessarie forme di protesta alternative allo sciopero, che non creino disagi ai cittadini, ma li mettano al corrente delle motivazioni delle agitazioni, contribuendo a ridurre le distanze tra medici e persone, e creando un miglior clima di fiducia e collaborazione, per costruire il Servizio Sanitario Nazionale del futuro»: a dichiararlo è il Coordinatore Nazionale del Tribunale per i Diritti del Malato di Cittadinanzattiva

Realizzazione grafica con infermieri e medici che sorreggono le lettere "SSN"

Realizzazione grafica dedicata a chi tenta di sostenere il Servizio Sanitario Nazionale (SSN)

«Anche noi condividiamo con i medici la preoccupazione per le sorti del Servizio Sanitario Pubblico e per il diritto alla salute dei cittadini, ma lo sciopero di ieri [16 dicembre, N.d.R.] non ha favorito i cittadini stessi, che hanno visto rinviati quarantamila interventi chirurgici e probabilmente non ne hanno compreso il perché. Riteniamo sia necessario mettere in campo forme alternative di protesta, che non creino disagi per i cittadini, ma li mettano al corrente delle motivazioni delle agitazioni, e che contribuiscano a ridurre le distanze tra medici e persone, oltre che a creare un miglior clima di fiducia, collaborazione e costruzione del Servizio Sanitario Nazionale del futuro».
Lo dichiara in una nota Tonino Aceti, coordinatore nazionale del Tribunale per i Diritti del Malato di Cittadinanzattiva, aggiungendo che «anche a noi sono più che evidenti le difficoltà di accesso alle prestazioni pubbliche incontrate dai cittadini a causa di lunghe liste di attesa e ticket, che in molti casi superano il costo della prestazione erogata in regime privato, così come altrettanto preoccupante riteniamo sia la Legge di Stabilità in discussione, perché sottrae nel 2016 2 miliardi di euro rispetto al finanziamento del Servizio Sanitario Pubblico approvato appena quattro mesi fa con il Decreto Enti Locali [Decreto Legge 78/15, divenuto poi la Legge 125/15, N.d.R.] e perché per gli anni 2017-2019, nell’ambito dei 15 miliardi di contributo alla finanza pubblica che le Regioni devono garantire, prevede la possibilità di ulteriori tagli al finanziamento del Servizio Sanitario Nazionale, come del resto già accaduto con la Legge di Stabilità dello scorso anno».

Più di qualche dubbio, infine, viene posto da Aceti anche sull’emendamento approvato nella serata del 15 dicembre, sulle assunzioni di medici e infermieri. «Esso si basa infatti – sottolinea il rappresentante del Tribunale per i Diritti del Malato – su risorse che dovranno arrivare da presunti risparmi realizzati dalle Regioni, e non invece su risorse aggiuntive allocate ad hoc. Come quindi ci dimostra l’esperienza, il rischio reale che si corre è che in caso di mancata realizzazione di questi risparmi, le risorse per far fronte alle assunzioni le Regioni le andranno a reperire riducendo i servizi sanitari, aumentando i tempi di attesa o aumentando i ticket. Un’eventualità, questa, che dovrà essere scongiurata dal Governo, il quale su questo dovrà garantire, vigilare attentamente e intervenire in forma sussidiaria attraverso il Ministero della Salute, qualora ce ne fosse bisogno». (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: stampa@cittadinanzattiva.it.

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