Le preoccupazioni dell’ANFFAS per quell’emendamento sull’ISEE

Anche l’ANFFAS manifesta tutte le proprie preoccupazioni per quell’emendamento presentato dal Governo, con cui si intende adeguare l’ISEE (Indicatore della Situazione Economica Equivalente) ad alcune Sentenze espresse dal Consiglio di Stato. L’Associazione chiede quindi un intervento del Parlamento, «altrimenti il rischio è che anche in questo àmbito i ricchi siano sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri!»

Particolare di donna in carrozzina spinta da un uomo non disabileDopo la FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), cui essa stessa aderisce, anche l’ANFFAS (Associazione Nazionale Famiglie di Persone con Disabilità Intellettiva e/o Relazionale) manifesta grande timore rispetto alle ultime novità riguardanti l’ISEE (l’Indicatore della Situazione Economica Equivalente richiesto per accedere a una serie di prestazioni sociali agevolate) – e le ripercussioni in questo àmbito che coinvolgono le persone con disabilità e le loro famiglie.
Come infatti avevamo riferito nel nostro giornale, a seguito di quelle Sentenze emesse a fine febbraio dal Consiglio di Stato (n. 838/16, n. 841/16 e n. 842/16), che avevano confermato le tesi espresse in altrettanti precedenti pronunciamenti del Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) del Lazio, stabilendo che le provvidenze assistenziali per la disabilità (pensioni, assegni, indennità di accompagnamento ecc.) non dovessero essere conteggiate nell’ISEE (e anche che le franchigie previste per i maggiorenni e per i minorenni dovessero essere uguali), nei giorni scorsi il Governo ha presentato un emendamento, con l’intento di modificare il Decreto del Presidente del Consiglio (DPCM) 159/13, che aveva riformato la materia dell’ISEE, per adeguarsi a quelle Sentenze.

«Seguiamo dal 2012 l’iter della riforma dell’ISEE – si legge in una nota diffusa dall’ANFFAS -, allo scopo di evitare nuove vessazioni, anche economiche, per le persone con disabilità e le loro famiglie, già esposte – rispetto alle altre – a maggior rischio di povertà ed esclusione sociale. In tal senso è grande oggi la nostra preoccupazione. La prima perplessità riguarda il fatto che, mentre era già all’opera il Comitato di Monitoraggio (voluto proprio dal Governo come luogo di elaborazione di scelte partecipate da tutti gli attori coinvolti, a partire dal movimento associativo), che stava appunto discutendo, cercando dati ed effettuando proiezioni su come modificare l’ISEE, anche a seguito delle Sentenze del Consiglio di Stato, il Governo stesso abbia deciso di presentare, “tout court”, un emendamento, all’interno di un testo di legge che affronta tutt’altri temi».
«La seconda perplessità – prosegue la nota – riguarda i contenuti di tale emendamento, che comunque rimane un provvedimento “tampone” in vista della più complessiva rivisitazione dell’intera materia. Esso prevede infatti, giustamente, l’esclusione dal calcolo dell’ISEE delle “classiche” provvidenze economiche (pensione di invalidità civile, indennità di accompagnamento, indennità di frequenza ecc., come prescritto dalle citate Sentenze), ma anche i contributi per la vita indipendente e ogni altra forma di sostegno economico connesso alla disabilità. Pertanto, da una prima e superficiale lettura, il citato emendamento potrebbe apparire positivo, ma da una più attenta e approfondita analisi, si rileva che esso, a fronte dell’eliminazione dal calcolo delle suddette provvidenze, prevede, di contro, l’eliminazione del sistema delle franchigie, reintroducendo il previgente sistema di maggiorazione del parametro di equivalenza, ciò che andrà a determinare l’impossibilità di selezionare, con una certa equità, le diverse condizioni di disabilità e non autosufficienza, con il concreto rischio di innalzare maggiormente l’ISR (Indicatore delle Situazione Reddituale) proprio per chi ha maggiori carichi assistenziali. Il risultato sarà quindi che ad essere penalizzate da questo emendamento saranno proprio le persone con disabilità a più alta intensità di sostegni e basso patrimonio. Infatti, eliminando il preesistente sistema delle franchigie e sostituendolo con la maggiorazione del parametro di equivalenza, paradossalmente si andranno a premiare le situazioni in cui ci sono maggiori risorse reddituali e patrimoniali e senza alcuna selettività tra i diversi gradi di gravità».
«I ricchi sempre più ricchi – è l’amara sintesi dell’ANFFAS – e i poveri sempre più poveri!».

Ma non è tutto. «A ciò – viene infatti sottolineato ancora dall’Associazione presieduta da Roberto Speziale – si aggiunge lo stato di totale confusione e disorientamento cui i cittadini sono ormai costretti da tempo, dal momento che sono circa 500.000 gli ISEE già rilasciati dall’INPS sui quali è molto elevato il rischio di illegittimità e quindi fonte di probabile enorme contenzioso, senza contare altre questioni, che abbiamo più volte ribadito nel tempo e che andrebbero opportunamente affrontate e risolte».

Proprio in considerazione di quanto detto e delle «gravi ripercussioni» che secondo l’ANFFAS «le scelte di Governo e Parlamento potrebbero avere sulla vita di milioni di persone e famiglie – già in difficoltà – nel nostro Paese», viene lanciato un appello conclusivo affinché si proceda a: «escludere dal computo dell’ISR (Indicatore della Situazione Reddituale) qualsiasi provvidenza assistenziale e non solo quelle relative alla disabilità; prevedere l’applicazione dell’ISEE ridotto anche ai minori con disabilità; garantire forme di detrazione delle spese assistenziali anche agli incapienti*; garantire la detrazione delle quote di partecipazione alla spesa per servizi socio-sanitari e socio-assistenziali; sanare in modo dirimente la definizione di prestazioni sociali agevolate cui si applichi l’ISEE ridotto; considerare la presenza di una disabilità plurima; introdurre elementi che valorizzino il lavoro dei caregiver familiari [assistenti di cura familiari, N.d.R.] e il relativo impoverimento dei nuclei di riferimento; escludere dal computo dell’ISP [Indicatore della Situazione Patrimoniale, N.d.R.] i risparmi derivanti da provvidenze economiche non rilevanti ai fini dell’ISEE (ad esempio l’indennità di accompagnamento), spesso solo accantonati per garantire il “Durante” e il “Dopo di Noi”, mentre la famiglia sostiene da sé tutte le spese necessarie alla vita del proprio congiunto con disabilità». (S.B.)

*Nel linguaggio tributario, un incapiente è un contribuente che ha un reddito tanto basso da non doverlo dichiarare al fisco o che, in caso di dichiarazione, non può ottenere i benefìci previsti per le detrazioni d’imposta.

Suggeriamo sia la lettura del documento elaborato dall’ANFFAS, che tratteggia la “storia” e lo stato dell’arte riguardante la riforma dell’ISEE, sia dellapprofondimento curato dal Servizio HandyLex.org, con il titolo Emendamenteo ISEE: i contenuti e gli effetti. Per ulteriori informazioni e approfondimenti: comunicazione@anffas.net (Roberta Speziale).

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