La disabilità, i migranti e un presente di discriminazione comune

Quattro persone con disabilità in giro per l’Appennino, insieme a una troupe di professionisti, a porre domande a migranti e anziani in piazza, ad accolti ed accoglienti. «E alla fine – scrive Simone Fanti – il loro stupore ingenuo e diretto sembra dipingere il ritratto inedito di un’Italia migliore di quella impaurita e arrabbiata che siamo abituati a raccontare ogni giorno, quella che rincorrendo il populismo più becero, si dimentica delle persone». Una bella esperienza, dalla quale è nato il documentario “I migrati”, trasmesso nei giorni scorsi anche da Raidue

Documentario "I migrati"

Uno degli incontri di cui si parla nel documentario “I migrati”

Prendete quattro ospiti di una comunità per disabili – più precisamente la Comunità XXIV Luglio Handicappati e non dell’Aquila, che da anni svolge attività di assistenza, ricreazione e formazione diurna di ospiti con disabilità fisiche e mentali – e immergeteli nel mondo del giornalismo, inviati d’eccezione con microfono e videocamera alla scoperta di altre persone che vivono un disagio: i migranti. Persone dalla pelle di un colore diverso forse, ma con un presente di discriminazione comune.
Il risultato di questo esperimento è un documentario, diretto da Francesco Paolucci e andato in onda nei giorni scorsi in RAI a Tg2 Dossier e anche su Tv2000 (qui una clip), un video fuori dai canoni a cui siamo abituati, forse, ma verace, concreto, semplice.

Disabili e migranti, così lontani per tradizioni, lingua e cultura, ma ugualmente differenti ed estranei per le persone cosiddette “normali”. «L’anno scorso a primavera furono organizzati dalla comunità alcuni incontri sul tema del reportage e del giornalismo – spiegano i responsabili del progetto – e nacque l’idea di realizzare un documentario in cui i “giornalisti” fossero proprio loro, alcuni degli ospiti della comunità».
Vi fu dunque un rapido brainstorming, in cui tutti lanciarono le loro idee, compresa quella di fare una specie di Sereno Variabile, per raccontare le bellezze dei paesi di montagna, e alla fine della discussione venne fuori l’idea: visitare quei paesi che stavano accogliendo i migranti, in maniera da rendere la storia più attuale.
Detto fatto: quattro persone con disabilità si sono messe in viaggio su un pulmino e hanno girato insieme a una troupe di professionisti l’Appennino (Marche, Molise e Abruzzo), fermandosi in quelle cittadine che accoglievano i migranti. In veste di giornalisti hanno posto domande ai migranti, agli anziani in piazza, ad accolti ed accoglienti. E alla fine il loro stupore ingenuo e diretto sembra dipingere il ritratto inedito di un’Italia migliore di quella impaurita e arrabbiata che siamo abituati a raccontare ogni giorno. Già, perché troppo spesso, in una corsa al populismo più becero, ci si dimentica delle persone. E dei più piccoli che, come ricorda l’organizzazione Save the Children, sbarcano a migliaia sulle nostre coste per poi sparire nel nulla, vittime innocenti di traffici di corpi e di organi. I dati ufficiali parlano infatti di quasi 26.000 minori soli, anche giovanissimi, arrivati via mare nel 2016 e quelli registrati nel primo mese del 2017 sono il 24% in più rispetto a gennaio 2016. Come non unirsi al coro di coloro che chiedono una legge che li protegga in maniera più efficace?

E a proposito del documentario – che si chiama I migrati e che è ancora inedito in Italia – esso ha già avuto un primo battesimo nel dicembre dello scorso anno alla 25^ Biennale d’Arte di Osijek in Croazia, Borders of Visibility, ottenendo una menzione speciale della giuria.

Nota già apparse in “InVisibili”, blog del «Corriere della Sera.it» (con il titolo “Sulla Rai, i disabili intervistano i migranti”). Viene qui ripresa, con minimi riadattamenti al diverso contenitore, per gentile concessione.

Qui, qui e qui sono disponibili tre clip che raccontano gli incontri tra le persone con disabilità e le persone migranti, che hanno portato al documentario I migrati.

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