Il Programma di Azione nell’empireo degli oggetti smarriti

A distanza di otto mesi dalla presentazione alla Conferenza Nazionale sulle Politiche della Disabilità di Firenze, il “II Programma di Azione Biennale per la promozione dei diritti e l’integrazione delle persone con disabilità” non è ancora stato pubblicato né formalmente è in vigore. Un segnale decisamente negativo per le politiche sulla disabilità. Ma che cosa è accaduto?

Cartello con la scritta "Oggetti smarriti"Che giorno è oggi? È il 20 giugno 2017, ce lo dice il calendario. Assumiamo questa data come cardine per un computo facile facile all’indietro nel tempo.
Rispetto al 13 luglio 2016 sono trascorsi 342 giorni (circa 11 mesi e mezzo). Che accadde quel giorno? Che l’Osservatorio Nazionale sulla Condizione delle Persone con Disabilità, dopo due anni di intensi lavori presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, approvò la proposta del II Programma di Azione Biennale per la promozione dei diritti e l’integrazione delle persone con disabilità.
Tale proposta venne presentata a Firenze alla quinta Conferenza Nazionale sulle Politiche della Disabilità, il 16 e 17 settembre 2016. Da allora sono trascorsi 277 giorni, cioè 9 mesi abbondanti.
Quell’occasione – presente il ministro Poletti – fu propizia per illustrare gli ambiziosi contenuti del documento, ma anche per suggerire e raccogliere proposte di assestamento. E la stesura definitiva del Programma di azione fu rapidamente licenziata dall’Osservatorio, con tanto di comunicato del Ministero, il 19 ottobre 2016. Sono trascorsi 244 giorni, cioè 8 mesi gagliardi.

A quel punto che doveva accadere? È presto detto: l’iter è regolato dal Decreto Ministeriale n. 167 del 6 luglio 2010, secondo il quale il Programma di Azione viene adottato con Decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, sentita la Conferenza Unificata (Regioni e Province), che si esprime entro trenta giorni, e previa deliberazione del Consiglio dei Ministri.
Insomma, quello che era accaduto per il Programma precedente: una preliminare Deliberazione del Consiglio dei Ministri il 26 giugno 2013; il parere della Conferenza unificata il 24 luglio 2013; la deliberazione del Consiglio dei Ministri il 27 settembre 2013. E la firma di Napolitano, cioè dell’undicesimo Presidente della Repubblica, il 4 ottobre 2013.

Questa volta, invece, qualcosa sembra essere andato storto e il segnale che ne consegue non è dei migliori.
A chi scrive – che aspira sommamente ad essere smentito – non risulta infatti che il Programma sia ancora stato oggetto di parere in Conferenza Unificata, né di deliberazione in Consiglio dei Ministri. Comunque sia, se ne perdono le tracce una volta uscito dal Ministero del Lavoro, cioè dopo l’approvazione del testo definitivo.
Non è esattamente un “oggetto smarrito” qualsiasi. Almeno negli intenti. Contiene indicazioni di azione su aspetti fondamentali, come la salute, l’istruzione, il lavoro, l’abilitazione, la mobilità, l’accertamento della disabilità, la vita indipendente… non, quindi, marginali inezie.
A questo si aggiungano le aspettative e la disponibilità espresse da decine di associazioni, movimenti, operatori, organizzazioni sindacali ed enti pubblici, che hanno lealmente collaborato alla stesura di quel Programma.
Insomma, ancora prima di renderlo operativo, quel Programma parte proprio con il piede sbagliato, con un segnale di scarsa cura e attenzione verso le sfide della disabilità. Nasce con una dimenticanza, con una dilazione, come se la variabile tempo non avesse rilevanza.
E rimane un interrogativo, forse ingenuo: «Dove sarà finito quel Programma?». Speriamo almeno abbia trovato compagnia. Ad esempio quella delle Linee guida in materia di collocamento mirato delle persone con disabilità, previste dal Decreto Legislativo n. 151 del 14 settembre 2015 e di cui si sono perse le tracce da oltre un anno.
Ci piace immaginare che si ritrovino nell’empireo dei documenti abbandonati.

Direttore editoriale di «Superando.it».

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