Abbiamo raccontato ai Deputati chi siamo, pensando al futuro

«Chi non si ritrova a contatto con le persone interessate – scrive Mattia Liguori, vicepresidente della FIADDA Umbria (Famiglie Italiane Associate per la Difesa dei Diritti degli Audiolesi) – difficilmente può comprendere o immaginare quale sia la situazione attuale sulla sordità, così come quella di altre realtà. Per questo abbiamo voluto rappresentare ai Deputati le nostre condizioni di vita di giovani persone sorde, con la convinzione che si debba agire sempre per il bene di tutti e trovare quindi soluzioni universali, senza banalizzare o raggirare le reali problematiche presenti»

25 ottobre 2017: FIADDA alla Camera dei Deputati

La delegazione dei giovani della FIADDA che hanno partecipato all’incontro alla Camera dei Deputati

Il 25 ottobre scorso, Antonio Cotura, presidente nazionale della FIADDA (Famiglie Italiane Associate per la Difesa dei Diritti degli Audiolesi), accompagnato da una delegazione di giovani sordi della nostra Sezione [FIADDA Umbria, N.d.R.] e di quella di Roma, si è recato alla Camera dei Deputati.
La visita è scaturita da una significativa iniziativa dei giovani della nostra Sezione umbra, che hanno avvertito la necessità di rappresentare ai Deputati le condizioni di vita delle giovani persone sorde e di esprimere la loro posizione sul Testo Unico S 302, riguardante il riconoscimento della LIS (Lingua Italiana dei Segni), approvato il 3 ottobre scorso dal Senato, evidenziandone le criticità.
È stata una buona occasione per richiamare l’attenzione dei Parlamentari presenti anche sulle problematiche riguardanti l’accessibilità e la sottotitolazione, con particolare riguardo al Contratto di Servizio della RAI.

L’iniziativa culturale che prevedeva la visita di Palazzo Montecitorio e un confronto con alcuni Deputati del Movimento 5 Stelle, ha assunto anche un risvolto politico e sociale di forte spessore, consentendo a noi giovani una conoscenza più diretta delle Istituzioni Parlamentari, attraverso una breve partecipazione ai lavori dell’Aula, come uditori.
Nel corso del confronto, abbiamo ribadito la nostra contrarietà al citato Testo Unico S 302, ritenendolo parziale, impreciso, contraddittorio e pregiudizievole per molte persone sorde.
Il dibattito è stato serrato e vivace, mescolando storie di vita, esperienze di studenti ed emozioni adolescenziali ad altri aspetti, quali ad esempio il tema dell’evoluzione scientifica, tecnologica e le loro benefiche ripercussioni a favore dell’inclusione sociale delle persone sorde.
Alla fine della giornata, siamo ritornati a casa soddisfatti e molto contenti di questa opportunità: per noi, infatti, è stato molto importante esprimere direttamente le nostre necessità, convinti come siamo che bisogna agire sempre per il bene di tutti e trovare quindi soluzioni universali, senza però banalizzare o raggirare le reali problematiche presenti.
Partendo dunque dai più giovanissimi presenti, si è trattato di un’esperienza utilissima, sia per noi che, pensiamo, anche per chi ci ha ascoltati.

Come spesso accade, chi non si ritrova a contatto con le persone interessate, difficilmente può comprendere o immaginare quale sia la situazione attuale sulla sordità, così come quella di altre realtà.
Abbiamo pensato quindi di farci conoscere in prima persona, raccontando parte del nostro vissuto e di come siamo arrivati ad essere oggi persone autonome e indipendenti, nonostante la nostra condizione.
Per raggiungere ciò, sono stati fondamentali l’impegno delle nostre famiglie, una diagnosi precoce, la protesizzazione o interventi di impianto cocleare e un percorso di abilitazione al linguaggio verbale in condizione di parità con i coetanei.
Oggi, però, questi passaggi non sono resi disponibili a tutti nelle stesse modalità in tutto il territorio nazionale.
È di questo che secondo noi si dovrebbero occupare le Istituzioni, e far sì che la sordità diventasse sempre più sostenibile per tutti, onde evitare condizioni di handicap, date le grandi possibilità che ci sono attualmente.
I nostri pensieri non vogliono andare contro chi si trova nel bisogno di usare la LIS come modalità di comunicazione, ma si tratta solamente di rendersi conto che noi non ci sentiamo di appartenere a una minoranza linguistica o a una “comunità dei sordi”. Per noi la comunità in cui viviamo è quella italiana, ci sentiamo semplicemente dei cittadini di questo Paese, alcuni di noi affermano persino di sentirsi parte del mondo, l’unico mondo che ci accomuna tutti, non ne esistono altri.
Proprio per questo vanno trovate soluzioni universali, come ad esempio può essere la sottotitolazione nei programmi televisivi.
Perché se oggi – ma già da diversi anni – ci sono le possibilità di raggiungere l’autonomia, dobbiamo ancora trovare delle figure professionali che devono parlare al posto nostro?
Chi è abituato a ragionare per numeri, si deve allora rendere conto che sono i numeri a parlare. Noi invitiamo tutti coloro che sono interessati ad approfondire la situazione, a venire a conoscenza dei casi di persone con sordità che oggi sentono e parlano, e sono inclusi nella società senza bisogno di intermediari ed interpreti.

Per concludere, voglio proporre un’altra piccola riflessione.
Le nostre difficoltà maggiori sono state quelle legate all’accettazione della nostra condizione e di riuscire a includersi nella società di tutti.
La società di oggi, che piaccia o meno, è anche Facebook, WhatsApp, Instagram, Twitter, Snapchat, ovvero i vari social network e App, che hanno preso una parte del nostro stile di vita, a chi più e a chi meno. I social network facilitano la comunicazione, ma possiedono anch’essi – come nella società, e quindi anche nella scuola – la distinzione di vari raggruppamenti, di varie categorie di persone.
Esiste oggi la moda degli hashtag in cui si selezionano vari argomenti in modo tale che un determinato gruppo di persone si possa interessare a quell’argomento specifico, lo possa condividere e decidere se dare importanza e/o visibilità a quello stesso argomento, e questo secondo me è quello che accade spesso anche all’insieme di persone con disabilità, perché fino a quando non si abbatteranno alcune barriere culturali, questo sarà inevitabile. Solo infatti se noi persone con qualche difficoltà riusciremo a presentarci alla società per le persone che siamo, e a tirar fuori le nostre caratteristiche, riusciremo ad evitare le classificazioni e il rischio di ricondurle solamente alla condizione fisica, allontanandosi, di conseguenza, dal valorizzare la persona in quanto persona.
Io avevo paura di non riuscire a far parte della società, ma ora che ci sono riuscito… beh, devo ammettere che ho un po’ paura di come funziona. Con i miei amici, con i miei coetanei, con la mia famiglia e con l’Associazione FIADDA, però, ho imparato che le cose che ci spaventano vanno affrontate, e se si è in gruppo si è anche più forti. E la quantità del numero di persone, di followers, nella “società degli hashtag” è fondamentale.
Grazie a tutti per l’attenzione.

Vicepresidente della FIADDA Umbria (Famiglie Italiane Associate per la Difesa dei Diritti degli Audiolesi).

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