Infanzia e adolescenza in Italia: manca sempre una visione strategica

Il Rapporto sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza presentato dal Gruppo CRC – la rete impegnata a far rispettare nel nostro Paese la relativa Convenzione ONU – e che verrà ora inviato allo specifico Comitato delle Nazioni Unite, conferma che a fianco di alcuni incoraggianti segnali legislativi, continua a mancare una visione strategica sulle politiche in favore dei minori. Del Gruppo CRC, va ricordato, fanno parte anche la FISH e l’ANFFAS, che non mancano mai di sottolineare la situazione dei minori con disabilità, i quali sono, per definizione, “i più vulnerabili tra i vulnerabili”

Bambino in carrozzina insieme a bambini non disabili«La disomogeneità territoriale rispetto alle misure a sostegno di famiglie e minori, all’accesso e alla qualità dei servizi a loro rivolti è una delle gravi criticità emerse da questo monitoraggio: persino i tempi e i criteri di raccolta dati relativi a questi aspetti variano di Regione in Regione, rendendo difficile l’individuazione dei bisogni e la programmazione di risposte puntuali. Nel Mezzogiorno, per esempio, in Regioni come Calabria, Sicilia e Basilicata, almeno una famiglia su quattro è in povertà relativa e le aree dove è accentrato il maggior numero di bambini in condizione di disagio socio-economico sono le stesse in cui sono più carenti i servizi che li interessano in modo diretto: per ridurre questo gap, è necessario prevedere interventi specifici e ripensare l’assetto delle politiche dell’infanzia in Italia, in modo organico e strategico».
Così Arianna Saulini di Save the Children, organizzazione coordinatrice del Gruppo CRC, che dal 2001 verifica nel nostro Paese l’applicazione della Convenzione ONU sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza (CRC, appunto), commenta I diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, il 3° Rapporto Supplementare prodotto dal Gruppo stesso, a fianco di quello istituzionale, che completa il terzo ciclo di aggiornamenti avviato nel 2011 e che verrà ora inviato al Comitato ONU preposto ad esaminare la situazione dell’Italia, ciò che avverrà nel prossimo anno. In tal senso, sottolinea Saulini, «confidiamo che con l’imminente incontro con il Comitato delle Nazioni Unite per l’esame della situazione italiana, venga avviata una riflessione strategica rispetto alle politiche per l’infanzia e adolescenza, da cui derivi l’assunzione di un impegno reale da parte delle Istituzioni competenti per risolvere le criticità ancora insolute e superare le disparità, che si fanno sempre più acute».

Quello emerso, dunque, dal documento presentato nella mattinata di oggi, 6 dicembre, a Roma – alla presenza di Giuliano Poletti, ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, di Filomena Albano, Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza e della deputata Sandra Zampa, vicepresidente della Commissione parlamentare sull’Infanzia – è un quadro che conferma come le politiche italiane per l’infanzia e l’adolescenza continuino a non essere trattate come una priorità, cosicché in assenza di una visione d’insieme strategica, permangono notevoli diseguaglianze, che si riflettono in primo luogo sulle disparità regionali.
E tuttavia, viene segnalato anche che a interventi discontinui, talvolta realizzati in risposta a situazioni emergenziali, si sono alternati alcuni segnali incoraggianti sul piano legislativo, quali ad esempio, come evidenziato dal Gruppo CRC, «il Fondo Nazionale per la Lotta alla Povertà e all’Esclusione Sociale, che attraverso il Reddito d’Inclusione sosterrà numerose famiglie con minori, al quale si affiancano il Fondo per il Sistema Integrato di Educazione e Istruzione e quello per il Contrasto alla Povertà Educativa Minorile. Ulteriori strumenti significativi, inoltre, sono il IV Piano Nazionale di Azione e di Interventi per la Tutela dei Diritti e lo Sviluppo dei Soggetti in Età Evolutiva e il Piano Nazionale di Prevenzione e Contrasto dell’Abuso e dello Sfruttamento Sessuale dei Minori 2015-2017, senza dimenticare l’approvazione della Legge 47/17 sulla protezione dei minori stranieri non accompagnati, né la Legge 71/17 sulla tutela dei minori per la prevenzione e il contrasto del fenomeno del cyber bullismo».

Alla redazione degli undici capitoli che compongono il 3° Rapporto Supplementare hanno contribuito ben 144 operatori di 96 organizzazioni, tra le quali anche la FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), entrata a far parte da qualche anno del Gruppo CRC, insieme, tra le altre, all’ANFFAS (Associazione Nazionale Famiglie di Persone con Disabilità Intellettiva e/o Relazionale), alla SINPIA (Società Italiana di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza), all’Associazione L’abilità di Milano e alle Fondazioni Emanuela Zancan e Paideia.
Si tratta di organizzazioni che si sono occupate in particolare del sesto capitolo (Salute, disabilità e servizi di base), ma anche del settimo (Educazione, gioco e attività culturali) e ancora di altre parti, ponendo segnatamente in piena luce le gravi condizioni di discriminazione e violazione dei diritti umani, subiti ancora sin troppo spesso dai minori con disabilità. Per questi ultimi, infatti, le criticità generali evidenziate nel documento vanno sempre lette in modo amplificato, trattandosi dei “più vulnerabili tra i vulnerabili”, come frequentemente siamo costretti a segnalare sulle nostre pagine. (S.B.)

A questo link è disponibile il 3° Rapporto Supplementare prodotto dal Gruppo CRC, a quest’altro il testo integrale del comunicato stampa prodotto per l’occasione dal Gruppo stesso. Per ulteriori informazioni e approfondimenti: coordinamento@gruppocrc.net.

Il Gruppo CRC
La Convenzione ONU sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza (CRC) è stata approvata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 20 novembre 1989 a New York ed è entrata in vigore il 2 settembre 1990. L’Italia l’ha ratificata il 27 maggio 1991 con la Legge 176/91. Ad oggi essa è stata ratificata da oltre 190 nazioni, cioè praticamente da quasi tutti i Paesi, ed è lo strumento internazionale più ratificato al mondo.
Per verificare che i princìpi sanciti dall’importante documento siano effettivamente rispettati, le Nazioni Unite chiedono ad ogni Stato di redigere e presentare ogni cinque anni un rapporto. Inoltre, per dare voce anche al punto di vista della società civile, le Organizzazioni Non Governative e del Terzo Settore hanno la possibilità di elaborarne uno supplementare.
Per questa ragione, dalla fine del 2000 è attivo in Italia il Gruppo di Lavoro per la CRC che l’anno successivo ha redatto un rapporto sulla condizione dell’infanzia in Italia, supplementare a quello che il Governo Italiano aveva precedentemente presentato alle Nazioni Unite.
In seguito il Gruppo di Lavoro ha deciso di proseguire nella propria opera di monitoraggio, redigendo annualmente un rapporto di aggiornamento che verifica lo stato di applicazione della Convenzione ONU sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza nel nostro Paese.
Sono oggi ben 96 le associazioni e le organizzazioni non profit a far parte del Gruppo di Lavoro per la CRC (in loro rappresentanza, per elaborare il 3° Rapporto Supplementare, hanno lavorato 144 operatori del Terzo Settore) e a coordinarle è Save the Children Italia.
Tra di esse – dal 2014 – vi è anche la FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), insieme, tra le altre, all’ANFFAS (Associazione Nazionale Famiglie di Persone con Disabilità Intellettiva e/o Relazionale), alla SINPIA (Società Italiana di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza), all’Associazione L’abilità di Milano e alle Fondazioni Emanuela Zancan e Paideia.

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