Servizi diurni e residenziali nelle Marche: quali saranno i “requisiti specifici”?

Promuoveranno realmente inclusione oppure no, i servizi diurni e residenziali sociali, sociosanitari e sanitari delle Marche? La proposta di nuovo regolamento arrivata il mese scorso dalla Giunta Regionale non consente ancora di capirlo e per questo il Gruppo Solidarietà – che qualche tempo fa aveva lanciato un appello per salvaguardare, sostenere e potenziare i servizi di piccole dimensioni, inseriti nei normali contesti abitativi – chiede con urgenza una Delibera con i “requisiti specifici” di quelle strutture, per capire quale sarà il loro effettivo livello di qualità e di inclusività

Immagine sfuocata di persona in carrozzinaNello scorso mese di aprile il Gruppo Solidarietà, organizzazione delle Marche, aveva promosso un appello – ripreso anche dal nostro giornale e tuttora aperto alla sottoscrizione sia da parte di singole persone che di enti – al quale hanno finora aderito 20 organizzazioni del Terzo Settore e oltre 380 persone, tra cui molti operatori, familiari e volontari, nonché, all’unanimità, il Consiglio Comunale di Jesi (Ancona).
Nel momento in cui la Regione Marche stava per definire la nuova regolamentazione dei servizi diurni e residenziali sociali, sociosanitari e sanitari, articolati su ben 58 tipologie e rivolti a circa 16.000 persone, l’obiettivo dell’iniziativa era stato sostanzialmente quello di salvaguardare, sostenere e potenziare i servizi di piccole dimensioni (8-10 persone) inseriti nei normali contesti abitativi. «Servizi centrati sulle persone e sulle loro esigenze – avevano sottolineato dal Gruppo Solidarietà -, luoghi di vita, condizione per essere anche luoghi “di cura”. Luoghi che superino il modello dell’Istituto, per assumere quello della casa. Servizi che promuovano inclusione e quindi de-istituzionalizzazione».

Successivamente la Giunta Regionale delle Marche ha deliberato una proposta di regolamento – che attende il parere della Commissione competente – ove però non si chiarisce, secondo il Gruppo Solidarietà, «quali siano i veri intendimenti regionali. La proposta definisce infatti soltanto i cosiddetti “requisiti generali”, rimandando ad un successivo atto quelli “specifici” che potranno anche modificare quelli generali. Ciò impedisce di valutare per singola tipologia di servizio aspetti fondamentali come ad esempio: quanto sia il personale e di che tipo; quale sia il dimensionamento; se vi sia la possibilità che nello stesso servizio vengano accolte (in quelli che sono chiamati “nuclei” o “moduli”) persone con diverse esigenze tra i loro (disabili, anziani con demenza, soggetti con disturbi psichici). Tutti aspetti, quindi, che qualificano il servizio».

Per questo motivo, dunque, insieme all’invio dell’appello con le relative adesioni, il Gruppo Solidarietà ha chiesto al presidente della Regione Luca Ceriscioli e ai membri della Commissione che dovrà esprimere un parere sui soli “requisiti generali”, «che contestualmente a quelli “generali”, venga emanata la Delibera con quelli “specifici”, in modo tale da poter esprimere un parere complessivo. Ad esempio, per quali servizi residenziali sarà previsto che il “modulo” non sia da 20 persone? Per quali servizi sarà vietato l’accorpamento con altri? Quali saranno le figure professionali che andranno a definire lo standard di personale?».
«Si tratta di questioni evidentemente importantissime – concludono dal Gruppo Solidarietà -, che vanno a determinare il livello di qualità e di inclusività dei servizi. Questioni che riteniamo giusto siano messe all’attenzione di tutti». (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: grusol@grusol.it.

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