La mia vita… in quale luogo? Ovvero, come definire una struttura segregante?

«Nonostante tutto, nel nostro Paese vi sono ancora tanti “manicomi nascosti”, dove migliaia di persone con disabilità vivono separate ed escluse dal resto della società»: a dirlo è Giovanni Merlo, curatore insieme a Ciro Tarantino del libro “La segregazione delle persone con disabilità. I manicomi nascosti in Italia”, che accende i riflettori su una realtà di cui si parla ancora troppo poco. Come auspicato anche dal nostro giornale, sono sempre di più gli eventi centrati su tale pubblicazione, come quelli dell’11 maggio in Lombardia, a Vimercate (Monza-Brianza) e a Lodi

Figure bianche che coprono una donna in carrozzina (© Dadu Shin)

©Dadu Shin

L’auspicata capillare diffusione del libro Segregazione delle persone con disabilità. I manicomi nascosti in Italia (Maggioli, 2018), da noi più volte invocata su queste stesse pagine, sta decisamente diventando una realtà, come dimostrano le presentazioni di tale volume, che si susseguono in centri più o meno grandi del nostro Paese. Si tratta infatti di una pubblicazione che accende i riflettori su una realtà di cui si parla ancora troppo poco.
I curatori, lo ricordiamo, sono Giovanni Merlo, direttore della LEDHA (la Lega per i Diritti delle Persone con Disabilità, che costituisce la componente lombarda della FISH-Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), e Ciro Tarantino, docente di Sociologia dei Codici Culturali e di Teoria delle Relazioni Sociali, presso il Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università della Calabria.
Altro importante dettaglio, i contenuti del libro derivano da una partecipata Conferenza di Consenso promossa nel 2017 dalla FISH e intitolata Disabilità: riconoscere la segregazione. Tale iniziativa aveva potuto contare su un’ampia condivisione, producendo uno specifico Poster contro la segregazione delle persone con disabilità nei servizi per l’abitare. Il tutto aveva seguìto il progetto di ricerca denominato Superare le resistenze, partecipazione alla società su base di uguaglianza con gli altri delle persone con disabilità, promosso sempre dalla FISH e i cui risultati erano stati ampiamente sintetizzati anche in un ampio approfondimento da noi pubblicato.

I due prossimi appuntamenti, dunque, che avranno al centro la segregazione delle persone con disabilità, si avranno l’11 maggio in Lombardia, promossi da altrettante realtà territoriali, particolarmente vicine alla vita e alla quotidianità delle persone.
Il primo si avrà nella mattinata, presso l’Auditorium della Biblioteca di Vimercate (Monza-Brianza), nell’ambito di Si può fare, rassegna itinerante primaverile di eventi culturali su disabilità, territorio e inclusione sociale, che sarà appunto aperta dal convegno intitolato La mia vita… in quale luogo? Come definire una struttura segregante per le persone con disabilità.
Insieme a Giovanni Merlo, vi parteciperanno Simona Ghedini, assessore alle Politiche Sociali del Comune di Vimercate e Silviano Casazza, direttore generale dell’Agenzia di Tutela della Salute Brianza. Sono previste inoltre varie testimonianze dirette, prima del dibattito conclusivo.

Il secondo appuntamento, invece, è in programma per il pomeriggio, presso la Casa delle Associazioni alCUBO di Lodi, durante un incontro organizzato dal Comprensorio di Lodi dell’Auser, dall’Auser di Casalpusterlengo e dalla LEDHA di Lodi, all’interno del progetto Trame di futuro a Lodi – Nuove relazioni e nuove iniziative: per le persone e per le comunità, finanziato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, promosso dalla Regione Lombardia e patrocinato dal Comune di Casalpusterlengo.

«Sono passati quarantadue anni – dichiara Giovanni Merlo – da quando, nel 1977, l’Italia decise di chiudere le classi differenziali e di svuotare le scuole speciali [Legge 517/77, N.d.R.]. Un anno più tardi il nostro Paese approvò la Legge 180 che portò alla chiusura dei manicomi. Vere e proprie “rivoluzioni” che hanno segnato positivamente l’esistenza delle persone con disabilità, migliorandone la qualità della vita. Rivoluzioni che hanno modificato alla radice l’idea stessa di disabilità diffusa nel nostro Paese. Sta qui la ragione profonda della tristezza di questo libro, in cui capitolo dopo capitolo, paragrafo dopo paragrafo, emerge che, nonostante tutto, nel nostro Paese vi sono ancora tanti “manicomi nascosti”, dove migliaia di persone con disabilità vivono separate ed escluse dal resto della società». (S.B.)

Oltre a quelli indicati qui a fianco, segnaliamo che a questo link è disponibile, nella colonnina a destra dell’articolo, un elenco di tutti i testi più recenti dedicati dal nostro giornale alla segregazione delle persone con disabilità.
Per ulteriori informazioni e approfondimenti: info@ledha.it.

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