L’armonia ha bisogno di tutti, per poter risuonare!

«Con un po’ di attenzione in più, fare musica è sicuramente alla portata di tutti. L’armonia ha bisogno di tutti, per poter risuonare!»: tra conversazioni con il gruppo sbagliato, un palco senza pedana, la sensazione di essere una specie di “pollo arrosto”, immobile sotto il sole cocente, ma anche con l’entusiasmo di cantare per la prima volta da corista pop, Rosa Mauro racconta la sua recente esperienza sul palco di Piazza del Campidoglio a Roma, in occasione della “Festa della Musica 2019”

Manifesto della "Festa della Musica 2019" di RomaChi legge «Superando.it» forse ricorderà della mia recente incursione nel mondo del canto [se ne legga a questo link, N.d.R.]. Questo, infatti, è stato il terzo anno che ho deciso di partecipare alla Festa della Musica di Roma, il secondo con la mia attuale scuola di canto, la DRM.
Un’esperienza bellissima, che quest’anno ha arricchito in maniera inconsueta anche il mio bagaglio “cultural-etologico”… Ma partiamo dall’inizio.

È il 21 giugno, in Piazza del Campidoglio, alle quattro del pomeriggio. Mi trovo lì con il mio gruppo DRM… No, un momento, inizialmente mi trovo con il mio gruppo, ma dopo avere perso i miei riferimenti con loro – si erano spostati un po’ – mi ritrovo con un gruppo in cui credo di riconoscere alcuni di loro… e invece no.
E qui succede la prima cosa buffa, deve proprio essere il caldo… Mi lasciano parlare come fossi una di loro, senza che alcuna di queste gentili signore mi faccia presente che non faccio parte del loro gruppo… Ora, io sono “cecata” e lo so. Riconosco la gente dal tono di voce, ma avevo provato con il mio nuovo coro, la pop orchestra, solo due volte. Ma loro? La gente è strana, con chi ha qualcosa di particolare, ma vi prego, gentili signore: la prossima volta, ditemelo che non sono del vostro gruppo, non me la prendo, davvero. Le sedie a rotelle non ottenebrano la mente, e non ci mettiamo a picchiare le persone che ci dicono che abbiamo toppato!

Capito l’errore, comunque, ho raggiunto il mio vero gruppo, evviva! Dal “leggero” calore sulle mie braccia, mi rendo conto che non dire ai gruppi che dovevano dotarsi della crema solare è stato, da parte dell’Amministrazione Capitolina, leggermente scorretto. Ma non ho tempo di pensarci ora: mi devono issare su un palco, a braccia, ovviamente, perché di pedana, manco a parlarne.
Un sentito ringraziamento, dunque, a chi mi ha issato, soprattutto alla donna che li dirigeva e li ha aiutati, perché lo hanno fatto nella maniera corretta, dai punti giusti e senza mugugni su peso o altro.
E una volta sopra il palco… Dopo quasi mezz’ora di sound check, la rivelazione: ora so cosa prova un pollo arrosto! Ebbene sì, cari allestitori, non basta riuscire a far salire su un palco una sedia, bisogna che chi ci è sopra un minimo si possa muovere! In quel palco, tra cavi e baratri, ero praticamente bloccata, esattamente come un pollo in un forno!
Sappiate, cari amici organizzatori, che abbiamo la stessa esigenza di muoverci dei “bipedi”, solo che la sedia ha sicuramente bisogno di un più ampio spazio di manovra. E non giova che mi urlacchiate se mi bagno le braccia… se non mi muovo, devo cercare almeno di non prendere fuoco!
Per la prossima volta, un piccolo consiglio: se vi si dice che esiste una persona che si esibisce su una sedia, pensateci a un po’ di spazio in più, oppure fornite una tenda parasole.
Anche gli altri coristi, del resto, avevano poco spazio, ma almeno potevano girarsi… Diciamo che se io ero un pollo, loro erano spiedini! In ogni caso, grazie di cuore per l’esperienza… “cultural-etologica”, come dicevo. Ma vediamo di evitare che si ripeta, buona la prima!

Cantare invece per la prima volta in assoluto da corista pop, avendo fatto parte per anni di cori religiosi o di musica classica, è stata un’esperienza fantastica. Mi è davvero piaciuto ascoltare i solisti e rispondere loro rinforzandone le frasi o aggiungendo armonizzazioni al loro canto.
Mentre cantavo, il sole me lo sono quasi dimenticato, le note ti portano davvero in altri mondi, e in altre dimensioni. E in quel momento non eravamo allievi e prof., eravamo tutti amanti della musica.
E quando si segue il ritmo, ci si sente bene davvero. Certo, uno scoppiettante California Dreamin’ o un ritmato Stevie Wonder aiutano!

Che dire? Non vedo l’ora di ripetere l’esperienza, sicura che con un po’ di attenzione in più, fare musica sia alla portata di tutti. L’armonia ha bisogno di tutti, per poter risuonare!

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