Piano per la Non Autosufficienza della Lombardia: così non va!

La Federazione lombarda LEDHA (Lega per i Diritti delle Persone con Disabilità), insieme ad altre dieci organizzazioni, ha inviato una lettera all’Assessore competente, chiedendo una profonda revisione del Piano Regionale per la Non Autosufficienza della Lombardia 2019-2021, approvato alla fine di dicembre, «per garantire alle persone con disabilità “grave e gravissima” i sostegni indispensabili a vivere un’esistenza dignitosa, nel rispetto dei loro diritti fondamentali»

Cartina della Lombardia al centro dei loghi della disabilitàMentre a livello nazionale la FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap) contesta innanzitutto il metodo con cui è stato approvato il Piano Nazionale per l’Autosufficienza, come riferiamo in altra parte del giornale, la componente lombarda della medesima Federazione, vale a dire la LEDHA (Lega per i Diritti delle Persone con Disabilità), chiede una profonda revisione del Piano Regionale per la Non Autosufficienza della Lombardia 2019-2021, approvato alla fine di dicembre con la Deliberazione di Giunta Regionale XI/2720, «per garantire alle persone con disabilità “grave e gravissima” i sostegni indispensabili a vivere un’esistenza dignitosa, nel rispetto dei loro diritti fondamentali».
È quanto si scrive in una lettera inviata dalla LEDHA stessa a Stefano Bolognini, assessore regionale alle Politiche Sociali, Abitative e alla Disabilità, documento sottoscritto da altre dieci organizzazioni (se ne legga l’elenco nel box in calce), che rappresentano la maggior parte delle persone con disabilità interessate dal provvedimento regionale.
«Siamo consapevoli – dichiara Alessandro Manfredi, presidente della LEDHA – che l’accoglimento delle nostre proposte richiederà un incremento delle risorse stanziate, ma crediamo si tratti di richieste “ragionevoli e convenienti” ovvero “opportune e giuste”, oltreché “proporzionate e misurate” da un punto di vista economico, al fine di evitare ulteriori interventi di carattere sanitario e sociosanitario, decisamente più onerosi. Auspichiamo pertanto che la Regione Lombardia sappia trovare le risorse necessarie per venire incontro alle esigenze fondamentali delle persone con disabilità e per garantire il rispetto dei diritti fondamentali».

Quali sono dunque i numerosi punti sui quali le organizzazioni lombarde ritengono necessario cambiare il Piano Regionale per la Non Autosufficienza 2019-2021?
Innanzitutto si chiede di cancellare una richiesta ritenuta particolarmente critica per le famiglie, vale a dire l’assunzione del caregiver familiare come premessa per continuare a ricevere la parte fondamentale del sostegno previsto dal Fondo per la Non Autosufficienza. In tal senso, le Associazioni chiedono di ripristinare le condizioni per cui, attraverso l’autocertificazione, si possa continuare a beneficiare del buono di 600 o 900 euro secondo i casi previsti lo scorso anno.
Allo stesso modo viene richiesto di ripristinare l’integrazione al buono (200 euro) in caso di presenza di assistente familiare o di contratto con enti gestori di servizi domiciliari, senza ulteriori vincoli. «E in ogni caso – come si legge nella lettera inviata all’assessore Bolognini – si chiede di eliminare il vincolo della frequenza scolastica “per un massimo di 25 ore settimanali” per beneficiare del Buono di 600 euro».

Un’ulteriore istanza riguarda la cancellazione del riferimento all’ISEE ordinario come criterio di accesso alla misura nel caso di liste di attesa, in quanto illegittimo. Inoltre, i limiti di accesso in base all’ISEE alla Misura B2 (interventi a favore di disabili gravi e di anziani non autosufficienti) e al PRO.VI (Progettualità di Vita Indipendente) devono essere allineati a quelli previsti per la Misura B1 (finalizzata a garantire la permanenza a domicilio e nel proprio contesto di vita delle persone con disabilità gravissima), ovvero 50.000 euro di ISEE sociosanitario per gli adulti e 65.000 di ISEE ordinario per i minori.

E ancora, particolarmente importante viene ritenuta la modifica della Deliberazione di Giunta Regionale per quanto riguarda l’accesso ai progetti di vita indipendente basati sull’assistenza indiretta. «Abbiamo chiesto – spiega Manfredi – che si cancelli il requisito di accesso della “capacità di esprimere la propria volontà”, perché privo di base scientifica, eccessivamente discrezionale e contrario all’articolo 19 (Vita indipendente ed inclusione nella società) della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità. E abbiamo anche chiesto che venga eliminato il vincolo di “vivere da soli”, perché irragionevole e lesivo della libertà delle persone con disabilità di vivere la propria vita familiare, oltreché di eliminare il vincolo di età fissato a 65 anni».

E da ultimo ma non certo secondario, soprattutto dal punto di vista dell’immediata praticità, le organizzazioni firmatarie della lettera hanno chiesto di prevedere in ogni caso che anche per questo mese venga assicurata la continuità per tutte le persone al 100% delle risorse e non al 60% come previsto dal provvedimento, «inspiegabilmente», secondo la LEDHA e le altre Associazioni. (S.B.)

A firmare insieme alla LEDHA (Lega per i Diritti delle Persone con Disabilità) la lettera inviata all’assessore regionale Stefano Bolognini, sono state l’AISLA (Associazione Italiana Sclerosi Laterale Amiotrofica), l’AISM (Coordinamento Regionale Lombardia dell’Associazione Italiana Sclerosi Multipla), l’ANFFAS Lombardia (Associazione Nazionale Famiglie di Persone con Disabilità Intellettiva e/o Relazione), l’ANGSA (Associazione Nazionale Genitori Soggetti Autistici), l’Associazione Famiglie SMA (Atrofia Muscolare Spinale), l’Associazione Aldo Perini, il Comitato Lombardo per la Vita Indipendente, il Comitato Uniti per lAutismo, Huntington ONLUS (Rete Italiana della Malattia di Huntington) e la UILDM (Comitato Regionale Lombardo dell’Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare).
Per ulteriori informazioni e approfondimenti: ufficio stampa@ledha.it.

ISEE Ordinario e ISEE sociosanitario
L’ISEE (Indicatore della Situazione Economica Equivalente) serve a fornire una valutazione della situazione economica delle famiglie, tenendo conto del reddito di tutti i componenti, del loro patrimonio e di una scala di equivalenza che varia in base alla composizione del nucleo familiare. Esso tiene conto di particolari situazioni di bisogno, prevedendo trattamenti di favore per i nuclei con tre o più figli o dove siano presenti persone con disabilità o non autosufficienti. L’ISEE è necessario per l’accesso alle prestazioni sociali la cui erogazione dipende dalla situazione economica familiare.
L’ISEE ordinario (o standard) contiene le principali informazioni sulla situazione anagrafica, reddituale e patrimoniale del nucleo familiare. Questo tipo di Indicatore vale per la maggior parte delle prestazioni.
L’ISEE sociosanitario è utile per l’accesso alle prestazioni sociosanitarie, come l’assistenza domiciliare per le persone con disabilità e/o non autosufficienti, l’ospitalità alberghiera presso strutture residenziali e semiresidenziali per le persone che non possono essere assistite a domicilio. Le persone con disabilità maggiorenni possono scegliere un nucleo più ristretto rispetto a quello ordinario. Per esempio, una persona maggiorenne disabile non coniugata e senza figli, che vive con i genitori, in sede di calcolo ISEE può dichiarare solo i suoi redditi e patrimoni.
(fonte: INPS)

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