Parlare di “luoghi appositi” per le persone con disabilità va ben oltre la Messa

Di fronte al silenzio degli organi d’informazione “generalisti” su quella norma contenuta nel Protocollo sancito tra Governo e Conferenza Episcopale Italiana, riguardante la riapertura delle chiese per celebrare le Messe, ove si scrive che “le persone con disabilità potranno partecipare in un luogo apposito”, rilanciamo il tema, tramite quattro semplici domande poste da Salvatore Nocera, consapevoli che parlare di “luoghi appositi” per le persone con disabilità va ben oltre la stessa questione della partecipazione alle Messe e rischia di portare indietro di mezzo secolo l’orologio del tempo

Realizzazione grafica con un crepaccio che divide una persona con disabilità da tutte le altre«Insieme ad alcune altre persone con disabilità – scrive Salvatore Nocera – abbiamo tentato di suscitare presso gli organi d’informazione il dibattito sull’incomprensibile norma contenuta nel Protocollo sancito il 7 maggio scorso tra Governo Italiano e CEI (Conferenza Episcopale Italiana), sulla riapertura delle chiese per la celebrazione delle Messe, ove si scrive che “le persone con disabilità potranno partecipare in un luogo apposito”, cioè separate dagli altri. Purtroppo pochissime testate, oltre a “Superando.it”, hanno dato spazio a tale questione».

Anche la FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), aveva denunciato quella norma, tramite le parole del suo presidente nazionale Vincenzo Falabella, che su queste stesse pagine aveva dichiarato: «La lettura di quel Protocollo ha suscitato in noi grande sorpresa e sconcerto per il contenuto della norma riguardante le persone con disabilità, che porta indietro di mezzo secolo l’orologio del tempo, rispetto agli importanti passi in avanti compiuti dal nostro Paese per l’inclusione delle persone con disabilità. Ogni norma o misura riguardante le persone con disabilità deve infatti tendere a garantire le pari opportunità, evitando sia privilegi sia soluzioni ghettizzanti. Parlare invece di “luogo apposito” è una discriminazione che esclude palesemente le persone con disabilità dal resto della comunità dei fedeli».
Sulla base dunque di tali considerazioni, che allargavano il problema ben oltre la stessa partecipazione alle Messe, la FISH aveva chiesto al Governo Italiano e alla Conferenza Episcopale Italiana che venisse abrogato quell’articolo del Protocollo e che nel frattempo si emanasse una circolare di chiarimento.

Ora, di fronte al silenzio dei cosiddetti organi d’informazione “generalisti”, Nocera riprende il tema, “in zona Cesarini”, «per consentire alle persone con disabilità di partecipare alle Messe di domenica 24 maggio in situazione di uguaglianza con tutti gli altri». A tal proposito rivolge le seguenti quattro domande chiare e specifiche ai firmatari di quell’intesa e a tutti gli organi d’informazione:
«1. Perché è stato inserito quel paragrafo? 2. Perché esso non compare in tutti gli altri Protocolli con le altre confessioni religiose? 3. Si ritiene giusto eliminare quel paragrafo dal Protocollo concernente le persone con disabilità di fede cattolica? 4. Si ritiene opportuno che nel frattempo, immediatamente, siano autorizzati provvisoriamente i Parroci a farci partecipare alle Messe non mettendoci in “un luogo apposito”, ma, nel rispetto delle norme di sicurezza, insieme con gli altri?». (S.B.)

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