Storie di disabilità in scena

«In questo volume ho voluto ripercorrere le storie che intrecciano disabilità e arti performative in poco più di un secolo, cercando di mettere in luce gli stereotipi e le prospettive abiliste, a partire dal linguaggio, che hanno generato narrazioni, categorie e messe in scena ghettizzanti ed escludenti. Di pari passo, il tentativo è stato quello di porre in evidenza le ricerche contemporanee più recenti, condotte da artisti con disabilità che hanno ribaltato tali stereotipi»: a dirlo è Flavia Dalila D’Amico, a proposito del suo recente libro “Lost in translation. Le disabilità in scena”

Copertina di "Lost in Translation" di Flavia Dalila D'Amico«Questo libro ricostruisce le storie che nascono dall’incontro tra le disabilità e lo spettacolo dal vivo dalla fine dell’Ottocento a oggi, un vasto intervallo cronologico in cui, a ben guardare, artisti e artiste con disabilità puntellano solo qualche breve momento, almeno fino ad oggi. Quali ruoli occupano? Cosa ci dicono i periodi di assenza? In un sistema di narrazioni edificato a somiglianza di persone “normativamente abili”, come ci si accorge di ciò che manca? Quali prospettive adottiamo per interpretare e nominare le disabilità in scena? Attraversando queste domande emerge una trama densa di storie, pratiche, istanze poetiche e politiche che trascinano con forza fuori dalla scena sconfinando il dominio dell’etica, del diritto, della politica e dell’economia. Ecco quindi l’urgenza di un confronto diretto con le soggettività raccontate tramite un corpus di interviste in chiusura del libro, non tanto per il timore di disturbare terminologie o arrestarsi di fronte al non conosciuto, quanto piuttosto per la necessità di ascolto, alleanza, complessità»: è quanto si legge nella presentazione editoriale di Lost in Translation. Le disabilità in scena (Bulzoni Editore),m libro recentemente pubblicato da Flavia Dalila D’Amico, corredato dalle interviste a Chiara Bersani, Aristide Rontini, Tanja Erhart,Claire Cunningham, Giacomo Curti, Giuseppe Comuniello, Camilla Guarino e Alessandro Schiattarella.

«In questo volume – spiega l’Autrice – ho voluto ripercorrere le storie che intrecciano disabilità e arti performative in poco più di un secolo, cercando di mettere in luce gli stereotipi e le prospettive abiliste, a partire dal linguaggio, che hanno generato narrazioni, categorie e messe in scena ghettizzanti ed escludenti. Di pari passo, il tentativo è stato quello di porre in evidenza le ricerche contemporanee più recenti, condotte da artisti con disabilità che hanno ribaltato tali stereotipi, rendendo conto della valenza politica dei corpi, della loro capacità di generare nuove scritture sensoriali e percettive, e al contempo questionando pratiche e istituzioni politiche, nell’intento di allargare le maglie del diritto alla fruizione e alla produzione culturale».

Studiosa e curatrice nel campo delle arti performative, Dalila D’Amico rivolge principalmente i propri interessi di ricerca alle intersezioni tra corpi, soggettività politiche e tecnologie nell’ambito delle arti performative. È divenuta nel 2016 dottoressa di Ricerca in Musica e Spettacolo presso l’Università La Sapienza di Roma, con una tesi volta a indagare la relazione tra le disabilità e il teatro, confluita in parte nel libro di recente uscita. Fa parte dell’associazione Al. Di. Qua. Artists e cura la comunicazione del Teatro Biblioteca Quarticciolo di Roma, oltreché di Fuori Programma, Festival Internazionale di Danza. (S.B.)

Flavia Dalila D’Amico, Lost in Translation. Le disabilità in scena, Roma, Bulzoni, 2021 (collana “Audiovideoteca Teatrale” diretta da Valentina Valentini).

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