Si abbassa la qualità, nei servizi sanitari delle Marche

La denuncia proviene dalla Consulta Regionale per la Disabilità delle Marche, il cui Presidente – raccogliendo numerose segnalazioni delle Associazioni aderenti – si chiede: «Ma l’abbassamento della qualità dei presìdi sanitari e degli ausili non comporterà poi un maggior costo sociale, dovuto proprio all’effetto negativo sull’efficacia nella cura?»

Roberto Zazzetti

Roberto Zazzetti, presidente della Consulta per la Disabilità delle Marche

Dopo la denuncia lanciata nei giorni scorsi dalle organizzazioni aderenti alla Campagna Trasparenza e diritti, che hanno sottolineato l’“assordante silenzio” della Regione, rispetto alle loro richieste di applicare la normativa nazionale sui Livelli Essenziali di Assistenza e di regolamentare, in maniera partecipata, i servizi socio sanitari rivolti alle fasce più deboli della popolazione, un altro allarme arriva dalle Marche, questa volta quasi esclusivamente sul fronte sanitario, ed è quello di Roberto Zazzetti, presidente della Consulta Regionale per la Disabilità.
«In relazione ai tagli alla spesa pubblica previsti nel 2013 – dichiara infatti Zazzetti in una nota -, che per la Regione Marche saranno di 180 milioni di euro per il comparto della Sanità, intendiamo segnalare le criticità rilevate dalle Associazioni componenti della Consulta, in particolare per la paventata realizzazione della “Centrale Unica per gli Acquisti”, che sembra voler puntare molto alla razionalizzazione della spesa, a scapito della qualità, senza considerare il parametro costi-benefìci».
«Ma l’abbassamento della qualità dei presìdi – si chiede il Presidente della Consulta – non comporterà poi un maggior costo sociale, dovuto proprio all’effetto negativo sull’efficacia nella cura?».

Successivamente, Zazzetti elenca tutte le segnalazioni di problematiche sanitarie, provenienti dalle Associazioni, e relative in particolare al decadimento degli standard qualitativi del materiale utilizzato all’interno delle strutture ospedaliere e territoriali.
L’APM (Associazione Paraplegici delle Marche) segnala, ad esempio, che «al rinnovo delle prescrizioni dei presìdi, i Dipartimenti Farmaceutici delle Zone Territoriali non erogano il quantitativo degli stessi prescritto dalla legge, giustificandosi con il taglio dei fondi imposto dal Governo Regionale, mettendo cosi a repentaglio la vita di persone che senza quei presìdi non possono espletare funzioni vitali. Una situazione, questa, che riguarda anche il settore della protesica e in particolare alcune Medicine Legali che, appellandosi a leggi inesistenti, non erogano alcuni ausili, come le stesse carrozzine, indispensabili per le persone con lesione al midollo spinale».
Vi è poi l’UICI (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti), che parla di un’erogazione degli ausili per non vedenti, «che non consente agli utenti alcuna possibilità di scelta fra gli strumenti più adatti alle loro esigenze e senza possibilità di ricevere un supporto adeguato per l’apprendimento, l’installazione e l’assistenza in loco».
E ancora, l’ENS (Ente Nazionale dei Sordi) denuncia «un approccio esclusivamente economicistico il quale espone la protesica all’individuazione di determinati ausili, semplicemente perché meno costosi, a scapito di prodotti tecnologicamente all’avanguardia (ad esempio le protesi acustiche analogiche in luogo delle protesi digitali); allo stesso tempo tale approccio preclude ai sordi servizi adeguati e appropriati negli stessi ambienti sanitari, stante l’impossibilità di investire in figure umane (interpreti della Lingua dei Segni) e in interventi tecnologico-strutturali (supporti multimediali; sistemi di amplificazione), per l’abbattimento delle barriere della comunicazione». Già in altre occasioni, del resto, sia l’ENS che l’ANIOS delle Marche (Associazione Interpreti di Lingua dei Segni Italiana) avevano «evidenziato i disagi derivanti dall’interruzione dei servizi di interpretariato e proposto una gestione a livello di Ambiti Territoriali, pur in un’ottica di razionalizzazione».

Altre problematiche riguardano «la mancanza, all’interno dei reparti di diagnostica, di sollevatori necessari al posizionamento sulle apparecchiature dei pazienti non deambulanti, con la conseguenza dell’aumento dei rischi collegati all’insorgere di piaghe da decubito, nonché di lettini ad altezza regolabile, per facilitare lo spostamento in sedia a rotelle del disabile motorio che necessita di visite specialistiche (lettini ginecologici ecc.)». E infine il fatto che «le Assistenze Domiciliari Integrate (ADI) non vengano rifornite dei presìdi farmaceutici necessari alla cura delle piaghe da decubito, negando di fatto il progetto di potenziamento delle cure domiciliari, previsto dal nuovo Piano Sanitario Regionale».

Alla luce di tutto ciò, il Presidente della Consulta Regionale per la Disabilità ritiene quanto meno necessaria una rapida convocazione della Consulta stessa, «al fine di comprendere l’impatto di questa manovra sulle persone con disabilità e di provare a definire con l’assessore regionale alla Salute Almerino Mezzolani, una possibile soluzione dei problemi segnalati». (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: apmarche@tiscali.it.

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