Emergenze e disabilità: chi ci pensa meno, chi ci pensa di più

Come racconta infatti Giampiero Griffo, presente alla Conferenza delle Nazioni Unite sulla riduzione del rischio di catastrofi, a fronte di esperienze interessanti emerse ad esempio in Ecuador, dove in una città ai piedi di un vulcano sono stati censiti i bisogni e le problematiche delle persone con disabilità, per tenerne conto in caso di improvvisa necessità di evacuazione, in questo settore non brillano certo per programmazione né il nostro Paese né la stessa Unione Europea

Diamo spazio a un nuovo contributo di Giampiero Griffo, componente dell’Esecutivo Mondiale di DPI (Disabled Peoples’ International), inviatoci da Sendai, in Giappone, dove si è svolta dal 14 al 18 marzo la Terza Conferenza Mondiale delle Nazioni Unite sulla riduzione del rischio di catastrofi, occasione in cui si è parlato molto anche di disabilità.

Marzo 2015: Giampiero Griffo a Sendai (Giappone), con gli operatori del locale Centro per la Vita Indipendente delle persone con disabilità

Marzo 2015: Giampiero Griffo (secondo da destra) a Sendai (Giappone), con gli operatori del locale Centro per la Vita Indipendente delle persone con disabilità

Oltre agli incontri ufficiali nella sede istituzionale del Centro Congressi Internazionale di Sendai (Giappone), la Terza Conferenza Mondiale delle Nazioni Unite sulla riduzione del rischio di catastrofi (WCDRR, ovvero World Conference on Disaster Risk Reduction), ha previsto anche circa quattrocento incontri collaterali che hanno investito tutta la città, nell’Università, nel Municipio e in altre sedi private messe a disposizione dei partecipanti alla Conferenza stessa.
Chi scrive è riuscito a seguire seguito il convegno organizzato dall’UNDESA -il Dipartimento degli Affari Economici e Sociali delle Nazioni Unite – centrato sul tema dell’inclusione delle persone con disabilità negli interventi di emergenza, in caso di disastri naturali o provocati dall’uomo.
In tal senso, sono state presentate esperienze riguardanti le Isole Barbados, il Giappone, il Kenya, ma la più interessante è stata certamente quella proveniente dall’Ecuador, dove alle falde del vulcano Tungurahua, nella città di Baños de Agua Santa, sono state coinvolte tutte le famiglie che hanno al proprio interno persone con disabilità, censendone i bisogni e le problematiche, di cui tener presente in caso di improvvisa necessità di evacuazione. La mappa così realizzata è stata inserita nel Piano Comunale di Emergenza e verrà appunto utilizzata in caso di eruzione improvvisa del Tungurahua. Allo stesso tempo, durante le visite del personale competente, le famiglie e le persone con disabilità sono state informate sulle modalità migliori di comportamento in caso di risveglio improvviso del vulcano. In tal modo si sono ottenuti due risultati: un’informazione corretta fornita alle famiglie e dati precisi da utilizzare in caso di evacuazione della città.

Anche in Italia tutti i Comuni sarebbero obbligati a definire un Piano di Emergenza, ma da una recente ricerca della Protezione Civile, nel corso della quale ne sono stati interpellati ben quattrocento, è emerso che nessuno ha previsto particolari iniziative per tutelare le persone con disabilità e le loro famiglie in caso di disastri naturali o provocati dall’uomo. Infatti, l’evacuazione di persone in sedia a rotelle, con disabilità intellettive o relazionali, o ancora, sorde o cieche, richiede particolari competente comunicative, l’utilizzo di mezzi di trasporto accessibili, la definizione di modalità di comportamento appropriate.

Ho poi avuto occasione di partecipato a un seminario sulle città che hanno attivato modalità di programmazione capaci di resistere in caso di disastri, quali uno tsunami in Giappone o in Indonesia, un’inondazione in Vietnam, un terremoto in Bangladesh. È stato in particolare sorprendente scoprire come – anche senza mezzi di sostegno economico provenienti dall’estero – coinvolgendo la comunità si siano trovate soluzioni a mille problemi, partendo cioè proprio dalle competenze e dalle risorse degli abitanti e dalla straordinaria solidarietà sociale che si ha in caso di disastri.
E tuttavia, anche qui, alla domanda se nelle progettazioni necessarie in tali evenienze fossero state incluse le persone con disabilità, solo l’Indonesia ha risposto positivamente. E del resto spesso succede che solo dove esistono Associazioni di persone con disabilità sia possibile che vengano prese delle iniziative, documentate ad esempio in Vietnam e in Pakistan, durante un altro seminario.
Il tema del coinvolgimento della comunità è stato anche al centro di una presentazione sui modi in cui tutto un villaggio di Haiti è stato coinvolto nella progettazione in caso di emergenza, con un architetto in sedia a rotelle – divenuto tale a causa del devastante terremoto del 2011 – che ne ha coordinato la definizione, coinvolgendo anche le associazioni locali [di ciò si legga ampiamente anche in altra parte nel nostro giornale, N.d.R.].

Infine, alla presentazione delle iniziative curate dall’Unione Europea (quest’ultima spende quasi la metà del budget di cui dispone ECHO, la Direzione Generale per gli Aiuti Umanitari e la Protezione Civile, in interventi umanitari al di fuori della stessa Unione), è emerso che solo grazie all’iniziativa della Presidenza della Lettonia, in questo primo semestre del 2015, la Commissione Europea si occuperà in maniera specifica delle esigenze delle persone con disabilità in caso di disastri: finora, infatti, non vi sono statistiche o dati disponibili sui progetti finanziata dalla Commissione Europea stessa, né linee guida o regolamenti in materia. Eppure, la Strategia Europea per la Disabilità 2010-2020 lo ha previsto chiaramente! Sono infatti proprio questi i temi su cui si inizia a lavorare per produrre il cosiddetto mainstreaming della disabilità, ovvero l’inserimento della disabilità stessa in tutte le politiche sociali più generali e le attuazioni tecniche più generali e appena prima dell’inizio della Conferenza di Sendai, il Consiglio dei Ministri dell’Unione Europea ha approvato un documento che impegna tutti gli Stati Membri ad includere le persone con disabilità negli interventi di emergenza.
Una nuova materia su cui lavorare a fondo, dunque, per l’EDF (European Disability Forum) e per i Consigli Nazionali sulla Disabilità e le Associazioni europee di persone con disabilità e delle loro famiglie.
Nel nostro Paese, lo ricordiamo, sono già attive due iniziative sul tema dell’inclusione delle persone con disabilità negli interventi di emergenza, la prima con la Protezione Civile, ferma però da un po’ di tempo, e l’altra con il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, che sta lavorando a un vademecum sugli aiuti umanitari inclusivi delle persone con disabilità.

Componente dell’Esecutivo Mondiale di DPI (Disabled Peoples’ International).

Segnaliamo anche il precedente contributo di Giampiero Griffo da Sendai, pubblicato dal nostro giornale con il titolo Disastri naturali e disabilità: c’è tanto da imparare!.

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