La nostra battaglia contro la segregazione

«Chiediamo che per le persone istituzionalizzate in contesti segreganti siano attivati percorsi di supporto alla domiciliarità o di inserimento in contesti che riproducano le condizioni abitative e relazionali della casa familiare. È una battaglia di civiltà che affianchiamo idealmente a quella storica sulla soppressione dei manicomi e alla più recente chiusura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari»: lo dichiara Vincenzo Falabella, presidente della FISH, rispetto alla discussione sul Disegno di Legge riguardante il cosiddetto “Dopo di Noi” delle persone con disabilità

Disegno di omino in carrozzina che spezza le catene«Abbiamo avuto modo di esprimere in più occasioni il nostro punto di vista e articolati suggerimenti di modifica su una norma, come quella del cosiddetto “Dopo di Noi”, che riteniamo possa e debba avere ricadute significative su centinaia di migliaia di famiglie italiane. L’elaborazione di questa disposizione, che parte dalla constatazione di un’emergenza sociale, deve però rappresentare anche l’occasione per un ripensamento profondo del rapporto stesso fra Stato e famiglie e fra Stato e caregiver familiari, persone il cui ruolo non è riconosciuto se non quando viene a mancare».
Lo dichiara Vincenzo Falabella, presidente della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), a proposito della discussione in corso presso la Commissione Affari Sociali della Camera sul Disegno di Legge (Testo Unificato), riguardante il “Dopo di Noi” delle persone con disabilità, tema in cui lo stesso Falabella è impegnato in prima persona nel monitoraggio dei testi e dei lavori parlamentari.

«La nuova norma – prosegue il Presidente della Federazione – deve incardinarsi nell’articolo 19 della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità [“Vita indipendente ed inclusione nella società”, N.d.R.], favorendo ogni intervento che promuova e sostenga da un lato la vita indipendente di tutti e dall’altro impedisca la segregazione, promuovendo in tutti i modi e in tutti gli àmbiti l’autonomia e il supporto alla persona. In tal senso la FISH ha ripetutamente chiesto che venga assunto l’obiettivo politico di impedire che le persone con disabilità siano vittime di segregazione, in particolare evitando la residenza impropria o presso strutture che per numero di ospiti e caratteristiche non consentano la piena inclusione e non riproducano le condizioni abitative e relazionali della casa familiare».

«Sempre nel solco della Convenzione ONU – prosegue Falabella – abbiamo espressamente chiesto che per le persone istituzionalizzate in contesti segreganti siano attivati percorsi di supporto alla domiciliarità o di inserimento in contesti che riproducano le condizioni abitative e relazionali della casa familiare e che il Fondo per il “Dopo di Noi” non sia destinato alla realizzazione o al supporto di strutture che per loro caratteristiche siano causa di segregazione o isolamento. È una battaglia di civiltà che affianchiamo idealmente a quella storica sulla soppressione dei cosiddetti manicomi e alla più recente chiusura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari. Una battaglia che va oltre le Aule Parlamentari, oltre questa stessa norma e che deve impegnare ogni àmbito politico, organizzativo, culturale e – in prima linea – il nostro movimento associativo, poiché si tratta di un cambio di paradigma non più rinviabile e che riguarda l’intera società, non solo le persone con disabilità».

Va sottolineato per altro, in conclusione, che almeno per il momento la Commissione Affari Sociali della Camera non ha ancora preso in considerazione questa specifica proposta della FISH, ritenuta dalla Federazione «culturalmente e praticamente assai rilevante». (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: ufficiostampa@fishonlus.it.

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