Per rimettere al centro la persona rispetto alla malattia

Rimettere al centro la persona rispetto alla malattia, in una relazione costante e in un accompagnamento a trecentosessanta gradi, che coinvolga il paziente e la sua famiglia: sarà principalmente questo il tema del convegno intitolato “L’approccio di medical coaching nel paziente cronico”, organizzato per il 5 febbraio a Milano dall’Assessorato al Welfare della Regione Lombardia, in collaborazione con la Fondazione Renata Quattropani, realtà, quest’ultima, che si occupa di umanizzazione della cura, coinvolgendo numerose importanti realtà ospedaliere del capoluogo lombardo

Mano di un medico che stringe la mano di un pazienteRimettere al centro la persona rispetto alla malattia, in una relazione costante e in un accompagnamento a trecentosessanta gradi, che coinvolga il paziente e la sua famiglia: sarà principalmente questo il tema del convegno intitolato L’approccio di “medical coaching” nel paziente cronico, organizzato per lunedì 5 febbraio a Milano (Sala Pirelli della Regione Lombardia, Via Filzi, 22, ore 9-13) dall’Assessorato al Welfare della Regione Lombardia, in collaborazione con la Fondazione Renata Quattropani, realtà, quest’ultima, che si occupa di umanizzazione della cura, attraverso un servizio di medical coaching* (Medici. Pazienti. Parenti), rivolto ai pazienti onco-ematologici cronici e ai loro familiari/caregiver.

«Il confronto con la malattia – spiegano dalla Fondazione Quattropani -, soprattutto se cronica, può determinare stati emozionali difficili da gestire per pazienti, familiari e istituzioni. Depressione, rabbia, difficoltà ad accettare il proprio stato sono solo alcune delle conseguenze emotive che si possono scatenare; e che necessitano di aiuto per essere superate. È nato da questo il nostro desiderio di sostenere il primo servizio di medical coaching attivo in Italia, un metodo innovativo, studiato per aiutare i pazienti e le loro famiglie a gestire le difficoltà pratiche ed emotive della malattia cronica, un nuovo modo per affrontare il percorso clinico con regolarità, e nel rispetto delle indicazioni terapeutiche, senza perdere mai di vista la qualità e lo stile di vita e lavorando sulla motivazione al cambiamento, sulla gestione dello stress e sulla fiducia nei propri cari».

Le prime realtà ospedaliere coinvolte lo scorso anno in questo percorso sono state l’ IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano e il San Paolo, sempre nel capoluogo lombardo. In questo 2018, poi, anche l’IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori e l’Ospedale San Raffaele di Milano intendono accogliere con entusiasmo il servizio, al fine di ridare ai propri pazienti una nuova opportunità, «un tempo zero – sottolineano ancora dalla Fondazione Quattropani – da cui ripartire, per progettare una nuova e futura esistenza. In altre parole, vogliamo muoverci verso le persone in modo diverso, guardando oltre la sofferenza, al servizio di una Ricerca più ampia, più profonda, quella di cui tutti noi comprendiamo il valore, l’umanizzazione della cura che inizia da un’attenzione più mirata alle emozioni».

Al convegno del 5 febbraio interverranno Giulio Gallera, assessore al Welfare della Regione Lombardia; Giovanna Ferrante, presidente della Fondazione Renata Quattropani; Paolo Corradini, direttore del Dipartimento di Ematologia e Oncoematologia Pediatrica della Fondazione IRCCS Istituto Nazionali dei Tumori; Agostino Cortelezzi, direttore dell’Unità Operativa Complessa di Ematologia dell’IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano; Lidya Scarfò, medico e ricercatrice di Medicina Interna all’Ospedale San Raffaele di Milano; Roberto Assente e Michela Serramoglia, medical coach. (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: Monica Viali (Vi.Vi Communication&Consulting), mviali59@gmail.com.

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