Chiediamo proposte chiare sulla disabilità

«Sembra quasi – scrive Gianluca Rapisarda – che i diritti primari allo studio, all’inclusione, al lavoro, all’accessibilità, alla riabilitazione e alla cura siano diventati oggi degli “optional” o, ancor peggio, semplici “concessioni” da elargire ai cittadini con disabilità. L’auspicio e l’appello accorato che rivolgo quindi a un mondo politico colpevolmente assente è che, sbrogliata presto – almeno così si spera – la matassa dei Presidenti delle due Camere e del Consiglio, esso rimetta al centro della scena l’uomo con i suoi diritti e collochi la questione disabili in cima alle sue priorità»

Realizzazione grafica con vari parallelepipedi e sopra altreattante persone. Quella con disabilità è più in basso di tuttiLe elezioni si sono consumate da poco più di una settimana e chi scrive, senza volersi addentrare in analisi postelettorali, non può non nascondere il forte imbarazzo provato nellesprimere il proprio voto nellurna, lo scorso 4 marzo. Mi verrebbe da dire che, mai come questa volta, quel giorno, nelle due schede, ho messo la famigerata x su una lista piuttosto che su unaltra, solo per dovere di cittadinanza e non per sentita affinità o vera “simpatia” politica.
Con ciò, il sottoscritto, lungi dai troppo facili e semplicistici populismi dei nostri giorni, e non volendo lasciarsi ammaliare dal fascino delle sirene della moda dellantipolitica strisciante, da cittadino con disabilità, non ha potuto far altro che registrare come tutte le forze politiche in lizza in campagna elettorale non avessero – e non abbiano purtroppo ancora oggi – una proposta chiara sulla disabilità.
È come se i nostri partiti fossero del tutto sganciati dalla realtà e anche in questi giorni – tutti presi dalla ricerca smodata delle alleanze a tutti i costi (per carità necessarie e sacrosante per garantire la governabilità al nostro “martoriato” Paese) – si fossero completamente e desolatamente dimenticati dei problemi delle persone più deboli, e ovviamente, pure di noi disabili, i “più deboli tra i deboli” della società.

Al riguardo, basterà ricordare che, secondo recenti stime, il Reddito d’Inclusione – e non quello “di cittadinanza” di cui tanto si discute nelle ultime settimane – riguarderà solo 1,8 milioni di persone, per non parlare dei modesti finanziamenti stanziati nella scorsa legislatura per il “Dopo di Noi”, delle deboli e talvolta contraddittorie scelte parlamentari negli ultimi cinque anni sul Fondo per la Non Autosufficienza, con risorse spesso tagliate e poi riconcesse in modo insoddisfacente, dell’assoluta inconsistenza del recente Decreto Legislativo 66/17, attuativo della cosiddetta Buona Scuola sull’inclusione scolastica, che nulla ha fatto per impedire che il 47% dei docenti per il sostegno restasse precario e privo di adeguata specializzazione e, infine, con i soli 20 milioni di euro (su un budget complessivo di 20 miliardi), destinati ai caregiver familiari dall’ultima Legge di Stabilità.
Chi ci ha parlato di tutte queste criticità in campagna elettorale e chi ce ne parla oggi?
Sembra quasi che i diritti primari allo studio, all’inclusione, al lavoro, all’accessibilità, alla riabilitazione e alla cura siano diventati oggi degli “optional” o, ancor peggio, delle semplici “concessioni” da elargire ai cittadini con disabilità e non delle priorità da garantire in partenza a tutti.

L’auspicio e l’appello accorato che rivolgo a questo mondo politico colpevolmente assente è che, sbrogliata presto – almeno così si spera – la matassa dei Presidenti delle due Camere e del Consiglio, esso si riappropri subito del proprio primato e della propria autorevolezza, rimettendo al centro della scena l’uomo con i suoi diritti e collocando la questione disabili in cima alle sue priorità.

Direttore scientifico dell’IRIFOR (Istituto per la Ricerca, la Formazione e la Riabilitazione) dell’UICI (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti) (direttorescientifico@irifor.eu).

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