Vincere facendo bene agli altri: il terzo Premio Inclusione 3.0

Lavoro, tecnologie, tempo libero e sport, arti, empowerment: per queste categorie l’Università di Macerata ha conferito una serie di riconoscimenti nel quadro del Premio Inclusione 3.0, iniziativa giunta alla sua terza edizione, che premia le realtà nazionali e internazionali impegnate in percorsi e progetti volti all’inclusione delle persone con disabilità. Si tratta di un’iniziativa che sta via via ampliando i propri orizzonti, come si evince anche dal progressivo allargamento delle candidature

Elaborazione grafica dedicata ai concetti di "inclusione", "integrazione", "segregazione" ed "esclusione"

Un’efficace elaborazione grafica dedicata ai concetti di “inclusione”, “integrazione”, “segregazione” ed “esclusione”

Chi scorre abitualmente le pagine del nostro giornale troverà anche realtà note tra i destinatari dei riconoscimenti recentemente conferiti dall’Università di Macerata, nel quadro del Premio Inclusione 3.0, iniziativa giunta alla sua terza edizione e che sta via via ampliando i propri orizzonti, come sottolinea la coordinatrice Catia Giaconi, docente di Didattica e Pedagogia Speciale nell’Ateneo marchigiano: «Questa terza edizione del Premio – dichiara infatti – rispecchia l’impegno dell’Ateneo nel campo dell’inclusione e dell’innovazione attraverso la valorizzazione della terza missione* e dell’internazionalizzazione. Tra le realtà che si sono presentate, diverse sono associazioni nazionali e, per la prima volta, numerose sono state le candidature di centri di ricerca internazionali».

Ventiquattro, dunque, sono state in totale le realtà a livello nazionale e internazionale premiate dal Comitato Scientifico, composto, oltreché dalla stessa Giaconi, da Filippo Gomez Paloma e Arianna Taddei dell’Università di Macerata, Roberta Caldin dell’Università di Bologna e presidente della SIPES (Società Italiana di Pedagogia Speciale), Beatriz Rodrigues dell’Universidade Federal do Rio Grande do Sul (Brasile), Noemi Del Bianco dell’Università di Urbino e Ilaria D’Angelo dell’Università La Sapienza di Roma.

Due premi speciali, innanzitutto, sono andati al docureality di Raidue O anche no, condotto da Paola Severini Melograni e diretto da Davide Frasnelli, «per l’elevato impegno sociale nella sfida ai pregiudizi sulla disabilità», e al Progetto e Film Fuori Centro di Sandro Fabiani, «per avere saputo raccontare inclusione, progettualità e autonomia nel mondo della disabilità, attraverso attori speciali».

Per quanto poi riguarda le specifiche categorie, nella sezione Tempo libero, Sport e Inclusione, il premio è stato conferito a Chivasso Rugby ONLUS di Torino, a BodyFly Special Needs di Pesaro, all’Associazione Sportiva Dilettantistica Liberi nel Vento di Porto San Giorgio (Fermo) e a Una parte del mondo-Virtus Buonconvento di Fermo.
Per le Arti e Inclusione, i vincitori sono stati la Compagnia Simona Bucci di Firenze, l’Associazione Fuori Posto. Festival di Teatri al Limite di Roma, il Progetto Teatrale Inclusione della Comunità San Claudio di Corridonia (Macerata), il Museo Omero di Ancona, il Museo Facile. Sistema Integrato di comunicazione e accessibilità culturale dell’Università di Cassino e del Lazio Meridionale, il progetto di Community Museum COSMOpoLIS di Roma.

E ancora, nella categoria Tecnologie e Inclusione, i riconoscimenti sono andati al progetto Alba di Torino e a Cost-Ludi dell’Università di Bergamo; per Lavoro e Inclusione, invece, sono stati premiati Frolla di Osimo (Ancona), Tuttoincluso dell’ANFFAS di Macerata (Associazione Nazionale Famiglie di Persone con Disabilità Intellettiva e/o Relazionale) e a Ceralacca – Centro di Documentazione per l’inclusione, iniziativa gestita da otto giovani con sindrome di Down, condotta dall’AIPD (Associazione Italiana Persone Down) e dall’Università di Perugia.
Infine, la sezione Inclusione ed Empowerment, con l’Associazione CBM Italia per il progetto CoRSU, mirato a un nuovo reparto di terapia intensiva per la cura della sepsi al servizio della popolazione vulnerabile dell’Uganda, realizzato con il patrocinio dell’Ospedale di Milano; quindi I-Can: Independence, Capabilities, Autonomy, Inclusion, centro per la vita indipendente delle persone con disabilità nella Striscia di Gaza, promosso da EducAid; Storie straordinarie al femminile, dell’AGFH di Fano (Associazione Genitori con Figli Portatori di Handicap) e dall’Università di Urbino, progetto che mira a rendere protagoniste visibili le donne in vari ruoli; e ancora, Il Filo dalla Torre di Roma, con l’iniziativa Siamo nonni blu. Nonni e nipoti con autismo, volta a migliorare le relazioni intergenerazionali.

Spazio tra i premiati è stato dato anche ad alcune realtà internazionali, quali il Centro Lida dell’Università Statale di San Paolo, Brasile, struttura di eccellenza per studenti con DSA (disturbi specifici di apprendimento) o ADHD (disturbi da deficit di attenzione e iperattività), il Centro Strategic Alternative Learning Techniques dell’Università dell’Arizona (Stati Uniti), per l’impegno nell’inclusione di studenti con difficoltà di apprendimento e disturbi dell’attenzione e il programma Adaptive Athletics Program, sempre curato dall’Università dell’Arizona, in quanto si tratta del più ampio programma di sport adattivo degli Stati Uniti (con sede universitaria), vantando ben sette squadre agonistiche di atleti con disabilità. (S.B.)

*Accanto ai due obiettivi fondamentali della formazione e della ricerca, le Università perseguono una terza missione, operando per favorire l’applicazione diretta, la valorizzazione e l’impiego della conoscenza, per contribuire allo sviluppo sociale, culturale ed economico della Società.

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: ufficiostampa@unimc.it (Paola Dezi).

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