Donne con disabilità: la loro invisibilità è causa ed effetto di discriminazione

«L’invisibilità delle ragazze e delle donne con disabilità è la costante negativa che le caratterizza. Un’invisibilità che impedisce loro di essere riconosciute come cittadine e titolari di diritti; e dall’inizio dell’emergenza Covid, la loro situazione di esclusione e abbandono si è ulteriormente aggravata, mostrando tutta la sua crudezza e tragicità»: lo si legge nel contributo proposto dal FID (Forum Italiano sulla Disabilità) al Comitato ONU che prossimamente esaminerà l’applicazione in Italia della Convenzione delle Nazioni Unite per l’eliminazione della discriminazione contro le donne

"Women's March 2017", Stati Uniti

Una giovane con disabilità motoria durante la “Women’s March”, tenutasi nel 2017 negli Stati uniti. Nel cartello che reca si legge (in inglese): «Io marcio perché i diritti inerenti la disabilità sono diritti delle donne; i diritti delle donne sono diritti umani»

Nel prossimo mese di marzo, il Comitato ONU per l’eliminazione della discriminazione contro le donne (Comitato CEDAW) – organo indipendente preposto a monitorare l’attuazione della Convenzione sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione nei confronti delle donne (meglio nota, appunto, con l’acronimo inglese di CEDAW), adottata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 1979, ed entrata in vigore nel 1981 – prenderà nuovamente in esame l’applicazione di quel Trattato in Italia, dopo che già lo aveva fatto nel 2017.
Già allora il FID (Forum Italiano sulla Disabilità) aveva prodotto un proprio contributo, per far sì che il Comitato ONU prendesse in considerazione le gravi violazioni dei diritti umani che le ragazze e le donne con disabilità subiscono in Italia, tema sul quale il Comitato stesso aveva prodotto una serie di precise Osservazioni e Raccomandazioni al nostro Paese, ben poche delle quali, purtroppo, sono state prese in considerazione, diventando, per altro, una vera e propria base fondamentale di lavoro per il FID, nella tutela e nella promozione dei diritti umani delle donne con disabilità.

In vista dunque del prossimo appuntamento, il FID è tornato a proporre un proprio contributo al Comitato CEDAW, «concomitante – come si legge nell’introduzione – con gli effetti che la pandemia Covid-19 ha avuto sulle persone con disabilità e che sulle donne ha avuto effetti devastanti».
A tal proposito viene ricordato anche il dettagliato rapporto inviato sempre dal FID al Comitato ONU sulla Convenzione contro la Tortura e altri Trattamenti Crudeli, Inumani e Degradanti (abbreviata come Convenzione CAT), in cui vengono «paragonate le sofferenze causate dalla pandemia alle persone con disabilità, e in particolare alle donne con disabilità, come sofferenze da tortura, trattamenti inumani e degradanti» (se ne legga già anche sulle nostre pagine).

Facendo segnatamente riferimento agli articoli della CEDAW riferiti a Discriminazioni, Violenza di genere, Istruzione, Occupazione, Salute e Benefìci economici e sociali, il FID suggerisce al Comitato ONU una serie di questioni da mettere in evidenza, a partire da alcuni concetti sottolineati ancora nell’introduzione. «L’invisibilità delle ragazze e delle donne con disabilità – vi si legge infatti – è la costante negativa che le caratterizza. Un’invisibilità che impedisce loro di essere riconosciute come cittadine e titolari di diritti; e dall’inizio dell’emergenza Covid 19, la situazione di esclusione e abbandono affrontata quotidianamente dalle persone con disabilità, in particolare dalle ragazze e dalle donne con disabilità, si è ulteriormente aggravata, mostrando tutta la sua crudezza e tragicità».
«Un’invisibilità – si legge ancora – che è sia causa che effetto di discriminazione, nella raccolta dei dati, nelle politiche di genere e di disabilità, nella struttura nazionale per lo sviluppo delle donne, nella partecipazione alla vita politica e pubblica, nel fenomeno della violenza e della violenza domestica, nell’educazione, nell’occupazione, nella salute, nello sport e nel tempo libero. E che dire della loro invisibilità nelle azioni dedicate alle donne rifugiate e richiedenti asilo, nelle azioni di lotta contro la tratta e lo sfruttamento della prostituzione, nelle azioni di protezione delle donne, delle lavoratrici migranti? E infine, il diritto di cui all’articolo 16 della CEDAW, su Matrimonio e relazioni familiari, dove stereotipi e miti negano loro questo diritto e dove madri, compagne, figlie, sorelle che si prendono cura dei loro figli, genitori, partner ecc. sono discriminate per associazione». (S.B.)

A questo link è disponibile il testo integrale rivolto dal FID (Forum Italiano sulla Disabilità) al Comitato ONU per l’eliminazione della discriminazione contro le donne (Comitato CEDAW), in vista dell’esame dell’applicazione di tale Trattato in Italia. Per ulteriori informazioni e approfondimenti: lbfazzi@tiscali.it.
Per approfondire ulteriormente i temi trattati nel presente testo, suggeriamo anche la lettura di La CEDAW e le donne con disabilità nel sito di Informare un’H-Centro Gabriele e Lorenzo Giuntinelli, Peccioli (Pisa). Per approfondire invece più in generale il tema Donne e disabilità, oltre a fare riferimento al lungo elenco di testi da noi pubblicati, presente a questo link, nella colonnina a destra dell’articolo intitolato Voci di donne ancora sovrastate, se non zittite, oltreché alle Sezioni Donne con disabilità e La violenza nei confronti delle donne con disabilità ancora nel sito di Informare un’h.

Stampa questo articolo